in ogni esercizio (scusate sono un economo) musicale, c’è sempre un punto, un momento, preciso, in cui arriva un disco che le cose le cambia, che spariglia un po’ tutto, un po’ a dire, finora abbiamo giocato.
questo è uno di quei dischi, assieme agli sparklehorse e ai silversun pickups, e il “questo” è riferito al disco solista di Emily Haines, and the Soft Skeleton (nome molto burtoniano) con cui ha battezzato i compagni di viaggio.
ora, se il nome non è nuovo, lei è la cantante, frontwoman dicono i professionisti, dei metric, e il disco, “Knoves Don’t Have Your Back” è nato cresciuto e vissuto tra La, Montreal, Toronto, New York).
Si potrebbe pensare a un lavoro vario, influenzato dai ritmi, i climi e le sensazioni delle città di culla, e invece ci si trova davanti a un blocco unico, definito, quasi troppo maturo per essere un’opera prima.
una serie di pad di piano, di ritmi non ritmi, oscuri, riflessivi al massimo sincopati, in pratica una destrutturazione pop di quanto detto coi metric.
tutto qui?
no, profondità, testi ignobilmente belli, lame nel cuore, cantati con voce quasi inudibile, flebile, una specie di respiro, un risultato che altri magari impiegherebbero anni a raggiungere ed altri non raggiungerebbero mai.
capire le direttive di tutto ciò, almeno a me, è risultato a dir poco impossibile, è questo forse il vero pregio, non assomiglia a niente di già ascoltato, perchè dove qualcosa magari ricorda elliott smith, in certi fraseggi in certe sequenze melodiche, la voce sdrammatizza un po’ “alla metric”, e scorre non senza colpo ferire, perchè è un disco che fa male, a tratti, anzi spesso; del resto la frase minima, con cui si chiude il lavoro (con winning, l’apice del disco, è “open your chest and take the heart for me“, da brividi, e lacrime appunto, di quelle che asciughi col palmo della mano e ti allunghi il rimmel su mezza guancia, che poi fa tanto schifosamente glamour.
tempo fa ho parlato del disco di amy millan, lo dico, con tutto l’affetto, questo disco qui è un’altra storia, quello era un gioco, questo è un disco che potrebbe tranquillamente essere messo sullo stesso piano dell’ultimo (bellissimo) sparklehorse.
Insomma, ci sono voluti quattro anni, e lavori nei ritagli di tempo, per avere una nuova grande, grandissima artista, e sinceramente non aspettiamo neanche il prossimo lavoro per dirlo, perchè per fare un disco così vuol dire che di classe ne hai e che se anche parte degli stars, dei broken social scene e dei metric collabora, beh, è un “di più”, perchè il grosso del lavoro, la parte veramente la fa una nuova stella nel panorama pop
anzi di nessun panorama.
Emily Haines.
sottolineatelo tre volte e scrivetelo sull’agendina.

Emily Haines and The Soft Skeleton _ Doctor Blind (Mp3)
Emily Haines and The Soft Skeleton _ The Lottery (Mp3)