miei, ovvio, senza tanti orpelli, link e quant’altro (su questo do ragione a bluto) che la classifica finale è una cosa seria e non una top 150..
finalmente distribuiti anche in europa. il loro è il pop da pic nic, da bivacco, fatto sui tavoli del campeggio con tamburelli e chitarre acustiche. con qualcuno che canta sguaiatamente ed altri che pensano (solamente) a ballare. in molti casi si dice tutto fumo e niente arrosto, per loro solo tanto pop..altro che polyphonic spree.
e non me ne importa nulla del fatto che sia una copia di “O” (che se è così facile farla come mai non ci riesce nessuno), disco di perle, che poi saranno inflazionate e rovinate da serial tv è un altro discorso e sicuramente io non gliene faccio una colpa. E Lisa Hannigan in primo piano.
Come prima. Più di prima (ti amerò)
avesse avuto un briciolo di freddezza in meno sicuramente sarebbe stato tra i primi tre, spiazza comunque per la maturità e il suo essere un briciolo al di qui del pop d’avanguardia.Ovvero pop nel suo essere difficile
penso di essere (come qualche mese fa per lost) l’unico a non avere mai visto Grey’s anatomy a cui il duo fa da colonna sonora, il vero disco elettronico dell’anno, profondo nel suo essere sull’orlo della banalità con ritmi bossanova e soffice quando meno te l’aspetti. Prerogativa di pochi ai nostri giorni
Chino Moreno sarà ingrassato, avrà altri pensieri (Team sleep)ma ha portato i deftones a fare il loro miglior disco alla 5a (leggi quinta) prova, quando altri gruppi di solito si barcamenano nel loro compitino senza un minimo di voglia. Non c’è una canzone sbagliata, non c’è una parola debole. That’s it
è della lista sicuramente il disco più emozionante, la Germano si mette a nudo con un pianoforte e poco altro, andando dalle parti della Amos dei primi tempi, anche se in alcuni momenti più rarefatta e più di natura autunnale, sussurra, non canta. E arrivati all’ultima canzone si ricomincia, a loop
io li amo, e su questo non posso niente. E amo il country (e questo è tutta “colpa” di Cash). A metà tra un furore riot e un ciondolamento in pieno deserto, un cd pieno di grandi canzoni, lunghe forse, ma pur sempre grandi, interpretate come se il country nascesse qui, ora.
io a 19 anni facevo il test di entrata per la facoltà di economia e invece Zach Condon fa un viaggio in Europa e con gli occhi di un americano ci fa la colonna sonora. Tra Yann Tiersen, Bregovic e Radiohead, un esordio che ricorderemo per anni. Ps Copertina dell’anno
e probabilmente basterebbe solamente il titolo del disco, di una bellezza paranormale, come l’intero lavoro, elegante, perfetto nel suo essere elaboratamente pop. Che non facciano un disco all’anno è indice del fatto che per fare le grandi cose è necessario del tempo (Sufjan, scrivi) e forse un loro difetto il loro essere sottoesposti (e non mettersi le alucce)
Bluto ha detto:
Classifica di tutto rispetto che troverà diversi punti di contatto con la mia.
Frantza ha detto:
I Tilly and the Wall sono l’antidoto contro la depressione. Io devo ancora stilare la mia classifica, sono molto indiecisa.
subliminalpop ha detto:
un solo album in comune che finirà anche nella mia classifica
helsabot ha detto:
d’accordo su damien rice…
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