miei, ovvio, senza tanti orpelli, link e quant’altro (su questo do ragione a bluto) che la classifica finale è una cosa seria e non una top 150..

10. Tilly and the wall _ Bottoms of barrels
finalmente distribuiti anche in europa. il loro è il pop da pic nic, da bivacco, fatto sui tavoli del campeggio con tamburelli e chitarre acustiche. con qualcuno che canta sguaiatamente ed altri che pensano (solamente) a ballare. in molti casi si dice tutto fumo e niente arrosto, per loro solo tanto pop..altro che polyphonic spree.
9. Damien Rice _ 9
e non me ne importa nulla del fatto che sia una copia di “O” (che se è così facile farla come mai non ci riesce nessuno), disco di perle, che poi saranno inflazionate e rovinate da serial tv è un altro discorso e sicuramente io non gliene faccio una colpa. E Lisa Hannigan in primo piano.
Come prima. Più di prima (ti amerò)

8. Emily Haines and the soft skeleton _ Knives don’t have our back
avesse avuto un briciolo di freddezza in meno sicuramente sarebbe stato tra i primi tre, spiazza comunque per la maturità e il suo essere un briciolo al di qui del pop d’avanguardia.Ovvero pop nel suo essere difficile

7. Psapp _ The only thing i ever wanted
penso di essere (come qualche mese fa per lost) l’unico a non avere mai visto Grey’s anatomy a cui il duo fa da colonna sonora, il vero disco elettronico dell’anno, profondo nel suo essere sull’orlo della banalità con ritmi bossanova e soffice quando meno te l’aspetti. Prerogativa di pochi ai nostri giorni
6. Deftones _ Saturday night wrist
Chino Moreno sarà ingrassato, avrà altri pensieri (Team sleep)ma ha portato i deftones a fare il loro miglior disco alla 5a (leggi quinta) prova, quando altri gruppi di solito si barcamenano nel loro compitino senza un minimo di voglia. Non c’è una canzone sbagliata, non c’è una parola debole. That’s it

5. Lisa Germano _ In the maybe world
è della lista sicuramente il disco più emozionante, la Germano si mette a nudo con un pianoforte e poco altro, andando dalle parti della Amos dei primi tempi, anche se in alcuni momenti più rarefatta e più di natura autunnale, sussurra, non canta. E arrivati all’ultima canzone si ricomincia, a loop


4. Two Gallants _ What the toll tells
io li amo, e su questo non posso niente. E amo il country (e questo è tutta “colpa” di Cash). A metà tra un furore riot e un ciondolamento in pieno deserto, un cd pieno di grandi canzoni, lunghe forse, ma pur sempre grandi, interpretate come se il country nascesse qui, ora.

3. Beirut _ Gulag orkestar
io a 19 anni facevo il test di entrata per la facoltà di economia e invece Zach Condon fa un viaggio in Europa e con gli occhi di un americano ci fa la colonna sonora. Tra Yann Tiersen, Bregovic e Radiohead, un esordio che ricorderemo per anni. Ps Copertina dell’anno

2. Sparklehorse _ Dreamt for light years in the belly of a mountain
e probabilmente basterebbe solamente il titolo del disco, di una bellezza paranormale, come l’intero lavoro, elegante, perfetto nel suo essere elaboratamente pop. Che non facciano un disco all’anno è indice del fatto che per fare le grandi cose è necessario del tempo (Sufjan, scrivi) e forse un loro difetto il loro essere sottoesposti (e non mettersi le alucce)

1. Silversun Pickups _ Carnavas
semplicemente per il fatto che è stato l’unico disco che ha guardato un pizzico avanti, in un cannocchiale fatto di rock e con una lente fatta di pop. Non vorrei portare rogna ma credo sia solo il primo passo