Sei andata in tour con Bright Eyes, Laura Veirs, Isobel Campbell, è stata sicuramente una grande estate per te, una grande esperienza e una grande opportunità di far conoscere la tua musica e il tuo talento. L’hai percepito questo? Pensi che tutto questo possa far progredire la tua musica?
Sento certamente un cambiamento. Non mi sono mai esibita davanti così tanta gente, non avrei mai immaginato di sentire la mia voce tra le mura del castello a Ferrara. Mi sento così fortunata ad avere incontrato così tanti talenti, dividere il palco con loro, cenare con loro, ascoltarne le conversazioni e la loro musica.
Il mio modo di scrivere sta cambiano semplicemente perché il mio punto di vista cambia continuamente. Non sono abituata a vedere così tante mucche e così tanto verde (così tanta pioggia!).
Il treno a Edimburgo esce da un muro ricoperto di edera. E’ qualcosa che non posso dimenticare facilmente.
Ho iniziato a scrivere canzoni a New York , tutto il mio album è su NY. Ho “rubato” guardando Central Park, e il Lower East Side, ora sto “rubando” ispirazione dal fiume Tamigi. Mi sento quasi a disagio, in transizione – mi sto ancora sistemando. Dormendo negli hotel e guardando gli orologi che segnano le 13: 00 anziché la 1:00. Sono una straniera qui (in Europa ndr) e mi aiuta a comporre.

In particolare sembra tu abbia un particolare feeling nel supportare Bright Eyes, la vedi come una grande esperienza, anche per il fatto che ti ritrovi davanti a un pubblico vicino alla tua musica?
Beh, ho solo aperto alcuni concerti per Conor. Lui è incredibile. Il suo intero team lo è, non ho mai visto un gruppo di persone andare così d’accordo. Così professionali, generosi, ospitali e talentuosi. E’ stata senz’altro un’esperienza indimenticabile. Sono addirittura quasi preoccupata che sia stata troppo bella. Ho solamente appena firmato e già fatto un tour con qualcuno che ammiro così profondamente; mi sento solo fortunata e viziata/coccolata qualcosa di totalmente inaspettato e immediato.
Vorrei suonare i miei pezzi e guardare loro esibirsi tutti vestiti di bianco. Ho ancora “make a plan to love me” che gira nella mia testa. Quelle canzoni sono inarrivabili. E’ stato veramente un onore averne fatto parte.
C’è certamente una natura ospitale e amichevole in città come Amsterdam e Torino, si sente subito, semplicemente camminando e parlando con le persone (anche il cibo è fantastico!), ma io ero sopraffatta da quanto era recettivo e curioso il pubblico, così attento durante il mio spettacolo, e dopo, facendomi domande, scambiando e-mail, ripetendo i testi delle canzoni che avevano appena sentito per la prima volta. Su myspace mi sono arrivati tanti commenti e richieste di ritornare, è stato così bello e io non mi aspettavo niente di tutto ciò. Sembrava magico. Forse è per i gusti musicali simili, forse perché quelle città sono così belle, non saprei.. Ma mi sento così grata, e sono ansiosa di tornare.

Dovessi spiegare in tre parole la tua musica, te stessa, la tua quotidianità
Vale lo stesso?
life is sad, life is a bust.
all you can do is do what you must.
you do what you must do and you do it well.
i’ll do it for you. honey baby, cant you tell?

– bobby dylan

Gray or blue dal tuo ep di esordio è una delle canzoni più toccanti che ricordi ta tempo. Ha un mood molto speciale, profondo. Come inizi a scrivere i tuoi pezzi? Sono molto personali.
Le mie composizioni sono semplicemente la verità messa in versi. Sono tutte esperienze di vita vissuta. Questa è la ragione per cui mi sento strana quando le persone mi chiedono di cosa parlano le mie canzoni. Mi sento come se non potessi offrire nient’altro che non sia già espresso lì. E’ difficile descrivere il processo di scrittura, perché è una cosa costante, e questo potrebbe suonare buffo dopo aver letto le prime frasi, ma le mie canzoni di solito nascono dall’improvvisazione. A volte mi siedo e “sento” cosa sto per scrivere, ma di solito non è così. Inizio semplicemente mormorando qualcosa e suonando con il pianoforte o con la chitarra (o lo xilofono) oppure senza strumenti. Poi inizio a scrivere le parole, e le cose iniziano a prendere un senso. Individuo il contenuto della canzone, e finché ce l’ho presente, non posso finire la canzone, anche se la melodia e la musica sono pronte. Dipende tutto dalle parole. Ho scritto gray or blue mentre facevo la baby-sitter e in sottofondo sentivo LUA (Bright Eyes ndr).

Forse il paragone più immediato per la tua musica è Laura Veirs, qualcuno da queste parti scrisse che forse se girassi con una band il tuo impatto sarebbe maggiore, la senti come una tua carenza questa? O ti senti più a tuo agio da sola?
Mi sento decisamente a mio agio suonando da sola, sono abituata a farlo. Scrivo le mie canzoni da sola, e non suonano poi così diverse sul palco che in camera mia. E’ veramente facile essere una ragazza con la sua chitarra, intendo che è facile viaggiare, fare il sound check e tutto il resto. Ma dopo che registro le canzoni e le suono in maniera diversa, è bello realizzare tutto questo sul palco. Inizierò certamente a suonare con una band molto presto. Ci sono alcune canzoni nel mio disco (you’d rather run & hard to say) che non vorrei suonare ficnhè non ho una band. A NY ho suonato continuamente con musicisti diversi ed è stato molto divertente. Alla fine quindi è meglio avere delle opzioni: da sola e con la band, fantastico. La chiave è essere a proprio agio. Voglio dire, anche le mie scarpe devono essere comode, scalza non mi esibisco molto.

Hai vissuto per nove mesi in Italia sei anni fa. C’è nelle tue canzoni qualcosa di quell’esperienza? Del fatto di essere lontani da casa, soli..
Devo ancora scrivere a proposito del vivere in Italia. (non scrivevo canzoni in quel periodo della mia vita, non ho scritto niente di decente sino a quando mi sono trasferita a NY, dopo aver finito il college). Ma recentemente ho scritto a proposito della nostalgia di casa. Ho composto una nuova canzone intitolata “one may die so lonely” e parla di vivere a Londra sentendo la mancanza di NY.

I tuoi ascolti più frequenti?
Molto spesso riguardano “me”. Registro me stessa su un registratore e cammino riascoltando la stessa canzone tutto il giorno o tutta la settimana. Quando vivevo a Firenze l’unica cosa che ascoltavo era “Astral weeks” di Van Morrison. Per me quel disco è un viaggio in treno attraverso l’Italia. Quando andavo al liceo ascoltavo solo “Biograph” di Bob Dylan. E’ la stessa cosa per i libri, leggo in continuazione i miei preferiti, ancora e ancora. E mi sembrano sempre nuovi. Sento molto Chet Baker, adoro le quattro stagioni di Vivaldi (in particolare l’inverno). Peter and the wolf è un classico, i blonde redhead, gli strokes, bjork, beck, paul simon, lou reed, the beatles, ma più di tutto e sempre, bob dylan..

Ti si rivedrà presto da queste parti?
Si certo, mi rivedrete ancora! Farò un sacco di tour (?), sia da sola che con la band. Il mio album di debutto esce il 12 novembre. Si intitola Autumn Falling.

Vuoi dire qualcosa a chi ti sta leggendo?
a torino di estate anche le zanzarre sono amichevoli.(in italiano ndr)