I Saturna sono uno di quei gruppi che un po’ ha capito come funziona la comunicazione nel mondo 2.0 e ti dice “oh ciccio, mi pare che hai questi ascolti, perchè non senti il disco e se ti va ne parli?” (altri invece più hype funzionano che gli chiedi la data in cui esce un disco – italiano – per poterlo scrivere, non ti si cagano e iniziano a massacrarti i maroni con comunicati stampa) ecco, proprio così. Senza il “ciccio” ovviamente.
I ragazzi, sono quattro, e hanno deciso, pur venendo dall’Oregon (che non vuol dire niente ma ho l’idea che in Oregon certe cose non arrivino facilmente, preconcetti), di affondare mani e piedi in quella cosa chiamata wave, non il post punk dei miei coglioni che affoga tv e radio ma quella cosa lì che i Black Rebel Motorcycle Club facevano nel primo disco. Come lo chiamate voi? Wave? io a tratti shoegaze (almeno per i Saturna) più per le atmosfere (più di stampo Primal Scream che My bloody Valentine sicuramente) che per le ritmiche, tirate a volte quasi rock ma con quel senso di narcolessia a fare da padrone. Un rock sporco e ovattato ecco
I ragazzi in un certo senso hanno dato da subito una direzione molto chiara e sono vicinissimi alla creazione della propria forma, indubbiamente, concedetemi di fidarvi di me in tal senso – almeno nello shoegaze dico – e se riuscite in qualche maniera a rimediare il loro Some delicious enemy (dell’anno scorso – soooo underrated 2007!!) beh, un ascolto bello assestato dateglielo.
A luci spente però

Saturna – Pop rocks (Mp3)