
1995. Londra. Uh che modo fico di cominciare… a parte gli scherzi io all’epoca ero ancora a digiuno con i Primus,
c’era stato solo il video di quel pezzo da Pork Soda, quello che ha dato loro un pò di visibilità persino su MTV, My name is Mud, e poco altro.
A conferma del fatto che non sono gruppo da singolo, la cosa si fermò lì e amen.
Londra dicevo, tappa di un viaggio interrail. Tower Records. Io fanatico del cd originale mi ero ripromesso di prenderne uno là dentro. Si i negozietti e tutto il resto ok, ma era l’esordio a Londra. Volevo l’immenso, la più ampia possibilità di scelta. Crisi piena. Dopo due ore ancora a mani vuote. Non che non ci fossero dischi. Ma i soldi all’epoca erano quello che erano. Pochi.
E la lira con la sterlina faceva la figura di un qualsiasi avversario di Tyson sul finire degli anni ’80.
Avevo con me una rivista musicale italiana, la solita quella che sbeffeggiamo un giorno si e l’altro pure, e dentro un articolo su un gruppo che aveva appena fatto uscire il proprio nuovo album.
Il titolo era semplice.
Primus: I migliori.
Porca miseria!!! Mi fidavo di quella rivista e di quel recensore. Veramente lo faccio tutt’ora anche se oramai non con la stessa cieca fiducia. Sarà lui l’album di questo viaggio. Quello che riporterò a casa. Quello con l’etichetta Tower Records (ancora sta lì…).
Tales From The Punchbowl dei Primus.
Lettore cd pronto all’uso. Non ero solo però, ero in viaggio con la mia ragazza dell’epoca, la prima volta a Londra e l’attenzione a quello che usciva dalle cuffie non fu elevata. Insomma i primi ascolti non furono entusiasmanti.
Il problema era che non lo trovavo brutto. Sarebbe stato semplice. Lo trovavo inusuale. Dove sono i riff? Strofa-refrain-ritornello? Nessun appiglio di quelli che cerchi quando sei in difficoltà, tipo “uhm… assomigliano a…”, oppure “però senti che voce…”, già la voce. Ma che gli hanno messo una molletta sul naso? Diciamola tutta. Ero ancora un pivello musicalmente parlando.
Tornato a Roma lo depositai nella mia collezione con un pizzico di amarezza per il costo eccessivo.
Non ricordo bene quale fu la chiave di lettura determinante. Però quando trovi le chiavi delle cose inavvicinabili e sconosciute ti si apre il mondo.
Fatto sta che improvvisamente cominciai a riuscire a “leggere” i Primus.
Professor Nutbutter’s House of Treats con la quale si apre l’album è uno dei miei pezzi preferiti di sempre e il loro preferito in assoluto. Ancora non ho scritto Les Claypool e Basso. Ora l’ho fatto. E leggetelo.
Lungi da me l’intenzione di voler fare l’esaltato del virtuosismo. Anzi. Semmai direi il contrario. Però lui è l’esempio più alto di virtuosismo al servizio della canzone al contrario dei virtuosi classici che usano i brani per infilare a tradimento il loro essere al di sopra la media.
Se non avete presente il pezzo di cui sopra dedicate sette minuti all’ascolto di uno dei brani più “cazzoni” della storia ma sentite come è suonato e quanta sostanza ne esce fuori. Roba aliena.
Per non parlare di Mrs. Blaileen e Wynona’s Big Brown Beaver e il suo allucinante video con loro cowboy stile Art-Attack (cartapesta e colla vinilica).
O dei viaggi psych di Southbound Pachyderm e Over the Elecrtic Grapevine.
O della pazzia di Hellbound 17 1/2. O della filastrocca country di De Anza Jig.
E più in generale del loro mondo fatto di testi assurdi e personaggi strampalati in luoghi assurdi.
Les Claypool è un mostro di bravura per il semplice fatto che riesca anche a cantare mentre suona in quel modo. Pazzesco. Tim “Herb” Alexander alla batteria prova a stargli dietro e già questo è sinonimo di talento. Larry Lalonde è il chitarrista perfetto per Les. Colui che ricama la cornice attorno al mare magnum di suono che esce dal basso.
Riferimenti… pochi. Sinceramente hanno sempre fatto corsa a loro. C’è chi dice Zappa, chi i Crimson. Ma alla fine ci può stare come approccio free alla composizione. D’altro canto non è che abbiano influenzato molti gruppi e ci credo pure. Io li ho risentiti solo in alcuni passaggi dei Battles.
Quindi si. Milestone a tutti gli effetti.
Primus… i migliori? Non lo so. Forse quell’estate si però.
E poi commentare dei Primus è come ballare d’architettura… (citazione. doppia)
Tales From the Punchbowl
22 mercoledì ott 2008
Posted in milestones, pistakulfi
Anonymous ha detto:
Cristo, ti fai più ombelicale ogni post che passa. E’ arrivato il duro del Roadhouse, e mo’ ce la racconta…tieni il braccio rilassato…di più…mavvaaaaaa…
Luca
PistaKulfi ha detto:
Caro Luca… intanto, se mai tornerai da queste parti, volevamo chiederti se hai capito che siamo in due a scrivere e se ti riferisci a me medesimo. E’ un pò una scommessa fra me e Junkiepop. Così per toglierci la curiosità… Io dico che ti riferisci a me. Lui dice che non te ne sei accorto. Ma lui è dietrologo.
Ombelicale mi piace. Soprattutto riferito ad un post sui Primus. Poi per il resto più che raccontarla (scriverla) non so cosa tu intenda. E’ un blog. Si scrive. Punto.
Ultima cosa… ambasciator non porta pena.
“caro Luca, passi talmente spesso da queste parti che non ti rendi neanche conto che siamo in due a scrivere. Siamo ombelicali: e quindi? Se la linea ti crea disturbo fai una cosa rivolgiti tranquillamente alle notizie brevi del NME che fai prima. Perdi meno tempo anche, sai come è, di solito i post ombelicali sono anche lunghi
Junkiepop”
Dai Luca… dimmi che ho ragione io… ;)
icepick ha detto:
sospettavo di essere un po’ ombelicale anche io
http://xrl.in/j9b
(però perché prendersela col tizio? mica ha detto che siete dei coglioni; per me i commentatori son sempre benvenuti, anche e soprattutto quando fanno dell’ironia che mi punge sul vivo)
JunkiePop ha detto:
mica me la sono presa, è la parte del Road house che andrebbe spiegata.
ps nè io nè paolo credo che scriviamo per i commentatori poi, fondamentalmente
Anonymous ha detto:
“Ancora non ho scritto Les Claypool e Basso. Ora l’ho fatto. E leggetelo.”
:D
Pista, sei un genio.
un bacio
Drenka/manu
fosco ha detto:
se non fosse per la ragazza e per londra, potrei averlo scritto io questo post. Sono d’accordo su tutto.