C’è una cosa che pur essendo contemplata da molti nello “schifo cinematografica” è, nella mia sfera personale, tra quelle che non cambierei mai per nulla al mondo.Il viaggio finale di Elizabethtown.
Ora “gli altri” hanno sicuramente ragione a definirlo un esempio aulico di retorica, sentimentalismo spicciolo e scarsa recitazione (e regia), è un tuttovero che però almeno per quello che mi riguarda ha funzionato, e funziona ancora.
Per inciso, Elizabethtown, l’ho visto una volta al cinema e da solo.
Voglio dire: se lo rivedo ancora mi viene un groppo in gola grosso così, già lo so, perchè en passant una volta ho rivisto il finale e ne sono rimasto ipnotizzato.
Avevo i lucciconi agli occhi. Per chi se lo chiedesse.
Vuoi per la colonna sonora “americana” nel senso più puro dell’accezione vuoi per il trasporto del momento ma quel viaggio lì dava la sensazione di portare da qualche parte. Non era più l’ “Elizabethtown” film fine a sè stesso con una che fa faccette per due ore di film e uno che fino a un film prima faceva il surf sugli scudi con le orecchie a punta e che risponde alle faccette di lei con un’espressione fissa tra il coma e il “sono arrivati i marziani dove mi trovo”.
No
Ecco, avevo iniziato a scrivere questo post perchè sentendo i Papermoons ho lentamente realizzato che molti di noi, me compreso, cercano qualcosa. Nella musica, nei film, nei libri. A volte anche nella vita. Fondamentalmente questo.
Ecco io ho capito che anche se pieno di difetti, di falle e di ridicolaggini io cerco qualcosa così.
Quella sensazione di viaggio anche stando fermo che ti fa andare via rimanendo lì dove sei, anche se chi guardi ha la faccia di un comatoso non conta, è il come arrivare alle cose, immaginarsi di arrivarci con una musica americana che magari qualcuno ha preparato per te e passare tempo a capire capire capire.
Che poi alla fine forse non c’è niente da capire nè niente da perdonarsi se si sogna ancora qualcosa a trentatre anni. Che forse poi si rimane con lo sguardo da comatoso e se ti guarda qualcuno non è una gran cosa.
Però, volevo dire in sostanza, ha un senso che questo abbia ancora un senso.
Ce l’ha.

7 commenti
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novembre 10, 2008 a 12:58 am
Lettuce
Capisco perfettamente cosa vuoi dire, a 34 anni mi sento uguale e non sarei riuscita a trovare parole migliori per descrivere queste sensazioni. Sensazioni che a volte mi fanno sentire prigioniera di un continuo cercare che a volte non so nemmeno io dove mi porta, ma, escluse quelle poche volte, tutte le altre volte mi fanno sentire completamente viva.
grazie :)
novembre 10, 2008 a 10:17 am
Dirk Diggler
Comprendo.
novembre 10, 2008 a 10:58 am
danco
… Vuoi anche per Kirsten Dunst
novembre 10, 2008 a 11:11 am
lisa
bello…
novembre 10, 2008 a 11:29 am
Anonymous
papermoon.
immi.
kirsten dunst.
cappellino rosso.
viaggio.
aggiungerei questo.
http://it.youtube.com/watch?v=z3eFuZxVwYg
lali.
novembre 11, 2008 a 12:13 pm
Bianca
hai ragione, capisco!
novembre 21, 2008 a 12:49 pm
pall
sì, faccio outing cinematografico anche io, e direi che pensando di vedermi una ca–ta pazzesca in aereo con Elizabethtown, invece mi sono ricreduto, specie per l’inatteso viaggio finale. Mi ha toccato però anche la sequenza iniziale quando lui costruisce la macchina per uccidersi e ‘una telefonata’ lo interrompe con fastidio.. quindi sì, è un gioiellino.. solo che è anche un film di fantascienza, perchè E’ fantascienza.
saluti, p.