
Ci si chiede spesso se la frontiera dell’horror, del thriller sia un qualcosa di metafisico da poter spingere in maniera deliberata sempre un po’ più in lì. Le colonne d’Ercole che in fondo si danno sempre per raggiunte ma che non si toccano mai.
Mettete ad esempio gli ultimi anni, taggabili con: capelli neri, torture e reality finiti male.
Generi per lo più disossati, spolpati all’inverosimile, spremuti quanto un limone che si sente solo in un bar – aperitivo.
Ho dimenticato di proposito il tema bambini tra le macrocategorie degli horror di oggi. Di proposito per un motivo, perchè di horror in questo caso almeno a mio parere non è che si stia parlando. Ma di una nuova forma mentis del thriller, che vive una sua forma anarco educativa buttando in mezzo il tema dei bambini.
E sì, ci chiediamo spesso, cosa fa più paura di un bambino che vede cose o parla con amichetti invisibili, Un mostro? Un torturatore che tanto sappiamo che prima o poi commetterà un errore e la pagherà (vedi il recente e pietosissimo Frontier(s) la dimostrazione che il genere senza una regola va totalmente a farsi fottere)?
The Orphanage rientra in quella splendida categoria che può essere chiamata delle favole per bambini adulti, film che vedono il supporto necessario della visionarietà e dell’innocenza infantile per costruire strutture adulte. Strutture che prendono un ampio spettro: dalle paure alla morte.
Bayona, regista del film e amico di uno che in questo campo qui ci sguazza come un pesce ed è “my man Guillermo Del Toro” che l’ha aiutato a produrlo raddoppiandogli budget e tempi di realizzazione, prende una storia semplice -la scomparsa di un ragazzino contestualmente ad un ritorno a casa salvifico da una parte e risolutorio dall’altra – e ci costruisce un film indubbiamente perfetto.
Sì, perchè stiamo parlando di un film in cui ad una suprema padronanza della fotografia e della sceneggiatura (mai banale, dolorosissima ma in maniera lieve) si affianca un sottile gioco di incastri che va a raccogliere temi come adozione, disturbo mentale, psicologia famigliare, paranormale e omicidio. Per come l’ho scritto io sembra un minestrone senza fronzoli invece vi assicuro che la grande capacità di the Orphanage è tutta nel riuscire a spiegare tutti gli stati d’animo affrontabili con la leggerezza di un racconto degli Andersen.
Tutto questo viene sostenuto da un cast superbo, magistrale nella sua normalità cominciando con una splendida Belen Rueda (se vi capita rimediatevi il film in lingua originale, dove per inciso il finale non è troppo spiegato come nell’edizione italiana), Geraldine Chaplin forse telefonata nel ruolo di medium e un fantastico e lui sì autentica sorpresa Roger Princep, il ragazzino scomparso. Attrice non protagonista, la splendida casa, autentica domus rivelatrice e madre, libro di ricordi e compagna di giochi. Quattro mura amiche che ribaltano un po’ il concetto espresso recentemente da film quali The Strangers, Them, in cui assumeva un’unidimensionalità di morte.
Bayona ha il pregio di sapere perfettamente di volere dire poche cose ma di volerle dire nella maniera più chiara e netta possibile. Il gioco, non va mai dimenticato, chiama le proprie origini di bambini e nel momento in cui si comincia a ricordare allora ecco trovare lì la verità, sotto gli occhi. Dove è sempre stata.
C’è l’innocenza nel cinema di Bayona e c’è la classe di chi qui e lì riesce ad incastrare dello splendido cinema in una storia semplice. Come chiamare del resto la splendida sequenza della prima caccia al tesoro (quella della matrioska) o la scena dell’ 1-2-3 tocca la parete, o gli affascinanti e pregni primi piani della Rueda (una che pagheremmo oro per averne una così qui).
Uno dei film migliori nel genere in quest’anno, da mettere vicino a The Others e La spina del diavolo, usati come pattini per la cifra stilistica di cui si veste; viene da dire che sia a dir poco fuorviante tanto come viene presentato, quanto il ritardo con cui esca in questo paese.
Ma quasi viene da dire chissenefotte. E forse a certe cialtronerie iniziamo ad abituarci.
Guardatevi una grande storia per ragazzini, e se lo siete ancora un po’ commuovetevi.
subliminalpop ha detto:
Visto ieri sera, concordo in pieno con quanto scritto da te, ha saputo creare un atmosfera di tensione continua che mi ha lasciato immobile per due ore.