Volevo prenderla alla lontana per scrivere di Changeling e Rachel getting married (in Italia Rachel sta per sposarsi).
La prenderò alla lontanissima.
Era tanto che il cinema non parlava di due personaggi femminili così. Il “così” suppone come termine comparativo i termini: puro, feroce, intimo, femminile, cannibalistico, estetico.
Se me ne viene in mente qualcun altro lo inserirò in coda al post, per il momento mi tutelo con un *.
Se Changeling parte da una storia che vede una donna al centro di un fatto di cronaca – la scomparsa di un figlio – quindi la contestualizza storicamente nei primi anni trenta, con i suoi pro (zero) e contro (tutti) figli dallo status di madre single e di un paese a gambe aperte pronto ad accogliere una crisi tanto economica quanto ideologica e quasi filantropica, si ritrova in buona sostanza un lavoro pressochè fatto, Rachel sta per sposarsi vive di carta bianca, quella conosciuta come “ricongiungimento famigliare per ___” al posto del ___ si aggiunga funerale, cresima, comunione, pranzo del ringraziamento, matrimonio.
In questo caso la scelta giusta è “matrimonio”.

Su Changeling, Clint Eastwood – più che una certezza è il caso di parlare di essere Dio insieme a Michael Mann – con la sua regia si tiene in disparte per disegnare le spalle larghe di una donna (una splendida Angelina Jolie) con rossetto rosso fuoco, persa tra il sogno di un Oscar assegnato ad Accadde una notte tanto quanto per i propri ideali, le proprie convinzioni, la propria volontà di non rinunciare al suo status di madre single, ma soprattutto madre; la contestualizza nel 1930, tra le macchine, i cappelli e i tram e la lacca per capelli, rende la propria disperazione quasi un pixel del contesto. Come un anticipo di quello che sta per arrivare e che è difficile scansare, come il sospetto di una morte ed una speranza figlia degli eventi.
Demme, regista di Rachel sta per sposarsi, da par suo gira attorno ai propri personaggi femminili incollandosi alle espressioni, vivendo le emozioni, gli sguardi e “la fotografia” a un palmo dal viso, quasi fosse un backstage, una traccia bonus di un dvd; il film in un certo senso acquisisce un ruolo nel racconto, diviene un ulteriore personaggio, un collante tra un personaggio femminile complicato – in questi casi è sempre la figlia, qui una sublime Anne Hathaway – , difficile e allo stesso tempo amabile per la sua fragilità e la sua famiglia, ognuno perso nei propri difetti, ognuno a suo modo causa del malessere della figlia minore. Uno scontro di titani, un incontro che parte con l’essere risolutorio ma che alla fine devia l’obiettivo nell’investigare l’essere alieni, lo scollamento definitivo tra due strade differenti arrivate a un bivio.


Se Changeling in un certo senso si conclude con una pace tra la Jolie e l’America e le sue figure istituzionali del 1935 facendola ripartire dal concetto di essere una donna, con una speranza, Rachel sta per sposarsi, allontana quasi definitivamente un nucleo famigliare deleterio dalla propria figlia, quasi come il rislutato di un rigetto ineluttabile e difficilmente evitabile. Senza strilli, senza drammi, si prende atto delle rispettive differenze e si finisce col credere che essere complicate, fragili, e in reahb forse sia il minore dei mali.
Neanche a dirlo, si parla di due grandissimi film e vi consiglierei di non perderli nella maniera più assoluta, se mi posso rendere conto che magari l’argomento di Changeling può essere affrontato solo per il grande amore per Eastwood (e poi alla fine ci si ritrova davanti a un quasi dieci stelle) per Rachel sta per sposarsi viene voglia di pagare il biglietto alla gente. Sicuri del fatto che un film così, con attori così, una regia così, una colonna sonora così (due ore suonate, ma nel senso di banda per le nozze dentro casa che suona mentre si vive il bailamme della tre giorni nuziale) e una Hataway così difficile che ci risbattiate contro.
Poi oh, fate voi. C’è anche Tunde, il cantante dei Tv on the Radio. E canta anche.

*elegante, commovente e anche un po’infame