
The city that never sleeps cantava Frank Sinatra, poi anche Liza Minnelli poi anche tanti altri.
Di sicuro la regola può essere applicata al povero Mike D’Antoni, che ora vive e lavora nella città faro dello sport americano (Yankees, Giants, Knicks pilastri della storia americana a livello di Abramo Lincoln) lui ingegnere del basket come giocatore e innovatore quasi ai livelli dell’eversione negli ultimi 5 anni di NBA; proprio a lui tocca il compito di togliersi il sonno con una città, un ambiente e una squadra del genere (i Knicks). Roba da Die Hard, roba da Bruce Willis. Lui per dire, rinuncerebbe.
The Suns Affair
Per dire, se ora nell’NBA non c’è più un centro puro (o quasi) e tutte le squadre (o quasi) giocano con un’ala grande che fa il pivot sappiatelo, è perchè nessuno riusciva più a stare dietro ai Phoenix Suns di D’Antoni, credo tattico basato sul correre e sul tiro nei primi 7 secondi (roba relativamente semplice se hai Steve Nash, Amarè Stoudamire e gente che giostra su almeno due ruoli come Marion e Diaw) che una questione di sfiga (vedi rissa con San Antonio, taglio sul naso a Nash, le cavallette and so on) non ha portato la squadra alla giustissima e meritata finale NBA.
Che succede a metà dell’anno scorso: a Phoenix arriva Steve Kerr come general manager (che forse ve lo ricordate per qualche tiro da fuori con tre metri di spazio mentre un negro col 23 a Chicago che saltava un metro e mezzo da fermo si portava dietro mezza difesa per poi mettergli la palla in mano).
Kerr fino a quel momento era analista/commentatore per Yahoo Sports, per capirci.
Cosa fa: il sistema di D’Antoni non gli piace ed inizia a smontarlo pezzo pezzo. Via Marion e arriva un centro vero (leggi Shaquille O’Neal) e il gioco di botto cambia, la squadra rallenta (neanche tanto drammaticamente, mettiamo che attaccano ogni tre azioni almeno due in quattro perchè Shaq rimane un giro dietro) e fa una comparsata non felicissima ai playoff. Fine anno arrivederci e grazie . D’Antoni dopo un flirt coi Bulls (che poi sceglierà un altro playmaker che ha fatto fortune in Italia, Vinnie Del Negro) firma coi Knicks.
The Knicks Bundle
Le premesse vanno nell’ordine per cui
1) nell’NBA esiste un salary cap, ovvero un tetto salariale che non dovrebbe essere superato ma a volte (con rinnovi contrattuali) si scollima, per ogni dollaro in più che si spende di tale tetto i proprietari ne versano uno alla federazione (mettete che il limite è 73 milioni, ne pago 74, in pratica ne pago 75 e via dicendo non una cosa particolarmente simpatica insomma, pensa in Italia con Moratti)
2) New York grazie alla mano infausta di Isiah Thomas (grande come giocatore e selezionatore di matricole, a occhio e croce un clown come gm) era arrivata a 103 milioni di stipendi
3) Pensaste mai che con questi presupposti New York avesse una squadra di fenomeni sbagliate, perchè è una squadra assortita male, gestita peggio e con contratti che non rispecchiano per nulla il valore del giocatore, tanto da non fare i playoff da un paio d’anni a questa parte. Una situazione di spogliatoio ingovernabile definibile con “liberi tutti”, gente che prende venti milioni l’anno del tipo di Marbury in sciopero dichiarato, rissaroli svogliati come Randolph, bluff come Eddy Curry cresciuti con l’etichetta di “Baby Shaq”, egocentrici tiratori sparatutto come Crawford. Roba da psicoanalisi cestistica.
4) per poter firmare giocatori decenti New York deve tornare (e di tanto) sotto il salary cap
5) nel 2010 scadono i contratti di Joe Johnson, Ray Allen, Paul Pierce, LEBRON JAMES, Josh Howard, Dirk Nowitzki, Tracy McGrady, Yao Ming, Dwyane Wade, Carmelo Anthony, Amare Stoudemire, Chris Bosh, Manu Ginobili. Quasi tutti All-star e un indizio su cosa vuole fare (e farà) New York ve l’ho scritto bello grosso. E probabilmente non si fermerà lì.
Il compito di D’Antoni dove è a questo punto: prendere una squadra scassona, accumulare giocatori con contratti grossi in scadenza nei prossimi due anni, far crescere quel paio di giovani decenti che ha (con al massimo tre anni di NBA d’esperienza) e maturare un numero di vittorie tale da non essere preso a calci nel culo da qui a sei mesi. Sopravvivere, insomma, a un purgatorio di due anni per prendere un paio di nomi grossi e giocarsela tra due anni.
The Miracle
D’Antoni ci sta riuscendo e oh, in linea di massima il quintetto è Duhon, Richardson, Chandler, Lee e Jeffries e sì anche se Chandler e Jeffries sono due giocatori che sembrano nati per giocare con quel sistema lì di corri e tira vi assicuro che se sta squadra gioca contro il MontePaschi di Siena non lo so come si mette.
Senza usare Marbury (messo subito in tribuna con il Garden che in qualche partita ha sollevato un Mar-bu-ry Mar-bu-ry) e cedendo Randolph per praticamente niente (solo per appunto fare spazio salariale dato che ci si è presi Mobley, uno che alla prima visita cardiologica si è dovuto ritirare per dirne una), con in rosa gente come Sexy James (Sexy perchè sembra sia particolarmente dotato) e Malik Rose, con sesto uomo Nate Robinson, un altro che è buono per il campetto sotto casa e magari diverte anche ma l’NBA è tutt’altra cosa baby, le premesse c’erano tutte per un “grazie, ma no, grazie”
Aspettando Danilo Gallinari unica possibile alba in questa notte buia, infortunato alla schiena, che ovviamente nelle ipotesi in una situazione del genere nasce per essere una point forward (un’ala piccola che fa gioco come fosse un playmaker) che può spostarsi in almeno tre posizioni del campo (e con D’Antoni può giocare anche da ala grande) ed essere la spalla ideale di Lebron James. Ha un problema alla schiena duro da risolvere ma ci metto i soldi su che in due anni saranno 15 di media, a mani bassissime. Altri arrivi Al Harrington (sceso dall’aereo a quanto pare non si sono presi subito benissimo con Michelino della serie “essù Al e facci un sorriso”. Giuro) e Tim Thomas (e ridagli, e perchè è un ritorno a New York dove andò via non propriamente tra le lacrime e per D’Antoni che se lo reinventò ai Suns) due ali che in quel contesto lì fanno bene e danno esperienza e prossimi arrivi Boris Diaw e Raja Bell (altri due pezzi del mosaico dei Suns di cui Kerr s’è disfatto via Bobcats in maniera abbastanza sbrigativa, e idiota almeno per Diaw) per probabilmente Curry e Lee, qualcosa D’Antoni sta cercando di abbozzarla, il gioco in linea di massima si inizia a vedere e oh, ad oggi 13 vittorie, io per dire gliene davo 30, probabilmente andranno qualcosa più su.
Manca il colpo di scena a D’Antoni per far funzionare quel sistema lì, serve il suo amico Nash che a Phoenix non sta più bene (ed è più che ricambiato dalla dirigenza) e da solo in un contesto del genere conta almeno dieci vittorie in più. Ad Est in chiave playoff sono tanto. Tantissimo.
E se mai si arrivasse a fine anno con un risultato del genere oh, non chiamatelo più ingegnere, facciamo Santo Patrono.
icepick said:
“The city that never sleeps cantava Frank Sinatra, poi anche Liza Minnelli poi anche tanti altri.”
ocio che “New York, New York” la canta prima Liza, poi Frankie.
giorgiop said:
mica era in ordine infatti, è che a me rimane più immediata da ricordare la versione di Frank Sinatra che della Minnelli. Sono sessista lo so :)
Alfio Garozzo said:
o.m.g.
fantastica analisi.
Eazye said:
Mi permetto di riportare in questa sede il commento dopo lettura del post di mia zia (classe ’52) che l’ingegnere lo conosce da più di 30 anni…
non capisco bene tutto l’articolo, un po’ perchè non sono informata sui giocatori dell’NBA e un po’ perchè l’autore usa un lessico difficile per una vecchietta come me. Tuttavia, posso dire che per quel che conosco di Mike, il ragazzo ce la farà: quando si mette in testa una cosa di solito ci riesce. E ancora, è una delle persone più intelligenti che ho conosciuto, soprattutto ha una componente etica molto elevata. Sa quel che fa, non fa niente per apparire, tutto quello che fa lo vive come una sfida e di solito vince.
Se vive la sua avventura a NY come una sfida, è talmente caparbio e nello stesso tempo capace che è in grado di cambiare le cose, non per sè, ma perchè gli piace vincere. Ricordo che quando ha imparato a giocare a briscola chiamata, ne è rimasto entusiasta ed era quasi sempre vincente.
Eazye said:
Refuso: classe ’51 come D’Antoni, ma sopratutto come la sua gemella che “sarebbe” mia madre… E in teoria e anche in pratica uno non dovrebbe sbagliarsi sulla data di nascita della propria madre… Stendiamo un velo pietoso…
giorgiop said:
beh che dire :) grazie
fabiod said:
Da tifoso ti ringrazio per la pietà dimostrata in “tanto da non fare i playoff da un paio d’anni a questa parte…in realtà l’ultima apparizione risale alla stagione 2003-2004. Apparizione tra l’altro è il termine più appropriato visto il 4-0 rimediato nell’occasione dai Nets. Da notare che proprio nel 2004 Marv Albert è stato deposto dal suo ruolo da commentatore del Madison Square Garden perchè aveva un atteggiamento critico nei confronti del gioco della squadra…e non aveva visto ancora niente :)
giorgiop said:
eh ho cercato di andarci leggero su. Per dire stanotte ho rivisto finali di conference Knicks Bulls del 1992, tempi lontani, per carità, però con Thomas abbiamo sfiorato la situazione “8a e 9a piaga d’Egitto” :)
Julius Erving said:
Grillo qui
http://rockolatoyz.blogspot.com/2009/01/5-bei-film-dellanno-scorso-che-forse.html
consiglia
Gunnin’ For That #1 Spot, di Adam Yauch.
un opinione?
giorgiop said:
solo perchè l’ha fatto Yauch lo vedrei, poi è tutto su un Rucker, che voglio dire se uno ha mandato a memoria White men can’t jump e He got game ha già la bava alla bocca. Tipo me ora
Francesco said:
ciao gio, c’eravamo conosciuti sul tuo vecchio blog per un post su iverson..
il film di yauch, che io sappia, è un documentario girato a rucker due estati fa, con alcune delle stelle liceali dell’epoca.. per intenderci, mi pare ci fossero derrick rose, oj mayo, micheal beasley, kevin love, e anche brendon jennings, il ragazzetto della lottomatica ( a proposito, la segui?).
Su D’Antoni nella Grande Mela, d’accordo su tutto, bella sintesi. In settimana ho trovato modo di leggere questo
http://basketball.realgm.com/src_feature_pieces/719/20081230/isiahs_suicide_mission_revisiting_the_worst_roster_in_nba_history/
un’analisi alquanto sorprendente della gestione isiah, forse non bastevole per dimenticarne alcuni errori, ma di sicuro interessante per rivalutarne l’operato, almeno da gm ( l’allenatore non ha scusanti!).
giorgiop said:
Ciao Francesco, beh su Isiah (che non l’ha detto nessuno ma un paio di mesi fa è andato in overdose da sonniferi ed è stato ripreso per i capelli) ci sarebbero da fare due tipi di valutazione: da gm e da allenatore
Parliamo solo del gm, che è il caso.
- è uno che ha scelto Robinson, Lee, Balkman, Chandler insomma, come scopritore di talenti è di primissimo valore (ricordiamo che scelse McGrady se non sbaglio) come Ainge che da questo punto di vista è sottovalutatissimo.
- come trade ha cercato di ammucchiare per periodi disperatamente talento e ricordo robe come Jalen Rose per anni, con contratti che (fortunatamente) sono per lo più in scadenza nel 2010, bene quindi, mi dico però anche che è uno che al mercato dei free agent mise un foglio con scritto sei milioni l’anno per tipo 4 anni davanti a Sexy James.
E sono cose che lasciano un attimo basiti.
Non è solo, mi dirai, perchè vedi i Lakers con Kupchak che sì ora ha preso per nulla Gasol, ma tre anni fa regalò Caron Butler (un all star) Chucky Atkins e non ricordo chi altro per prendere Kwame Brown per una delle trade con meno senso della storia NBA.
Poi ha preso Gasol e ha creduto in Bynum, ok, ma c’è stato anche il precedente che conta, secondo me.
Thomas ha avuto solo la sfiga di dovere assolutamente diventare allenatore dei Knicks, anche perchè Dolan per mettere fine allo scempio delle trade infinite non aveva altra scelta che metterlo di fronte alle proprie responsabilità di manager
Ben ritrovato :)