Ci sono trecento motivi o forse uno solo per cui amo, in maniera forse esagerata per il loro reale valore, gli Hold Steady tanto da metterli un gradino (piccolo) sotto i Portishead nella mia personalissima classifica di fine anno; non è una questione di “essere vecchi” per cui un suono impastato tra le distorsioni degli Husker Du, cavalcate tra chitarre e tastiere memori della E-Street Band, una voce così nasale da dare quasi fastidio per poi rinunciare e dire “ma quanto ti voglio bene”. Non è solo questo. E’ una questione di cuore.
E’ una questione di attitudine, quasi da outsider, da gruppo a cui a prima vista non daresti una lira eppure oh, nel momento in cui accendono gli amplificatori si zittiscono tutti. Uno di quei gruppi che fanno sostanza più che fumo e di gruppi così oggi non ce ne sono tanti, ahimè, ma pochini.
Per dire:  a presentarsi così, al capodanno del Jools Holland New Year’s Eve Hootenanny, voi gli avreste dato una minima chance?
No.

(Via Stereogum)