Io i sogni a parte non ricordarli mai, mi rendo conto di non saperli davvero raccontare. C’è chi lo fa meglio di me, sicuramente e consiglio di leggere quelli di post più poetici di quello che sto per scrivere.
Ma questo era bello.
Sono in macchina, con Paolo credo e guida lui. La macchina mia il che è già strano di suo. Siamo qui, vicino a Garbatella e risaliamo via Pellegrino Matteucci, di solito trafficata come un sabato di saldi. Invece sembra ci siano poche macchine, o almeno fanno poco rumore.
Ci affianchiamo in doppia fila come per caricare su una mignotta, il fatto è che non è una mignotta ma PJ Harvey, vestita di nero con una gonna lunga fin sotto il ginocchio e scarpe nere col tacco. Ha le labbra rosso fuoco ed è seduta sul cofano di una macchina. Ci fermiamo e lei inizia a cantare Desperate kingdom of love, e le dà un senso tutto diverso, la strilla e accavalla le gambe come fosse un incrocio tra Marlene Dietrich e Rita Hayworth; per strillare intendo che secondo me la sentono a duecento metri di distanza. Io guardo col braccio sporto fuori dal finestrino, ovviamente ci sembra tutto normale. Normalissimo.
Finisce la canzone e io inizio a chiederle del disco con John Parish che lei definisce alzando il tono della voce come per farsi sentire in un pub “fuckin’ good” e io mi sento non so perchè davvero felice.
Starei lì ore probabilmente a chiederle il mondo ma mi sveglio.
Però ve lo dico, era bello davvero.
Anonimo ha detto:
Proprio come cantavano i “Marlene” in Ape Regina:
Polly io ti voglio nel mio cervello!
Beh, nei miei sogni posso vantare un duetto con Tom Waits in una sorta di sfigatissimo piano bar di New York frequentato da tutti i miei vicini di casa “saretini” (quelle presenze stonavano ma chissenefrega, si canta al piano con Tom una volta nella vita)….