
Trilogie. Le trilogie fanno sempre un certo effetto.
Da Guerre Stellari al Signore degli Anelli o per rimanere in ambito musicale la trilogia berlinese di Bowie. One-Two-Three.
Tutto ciò solo per dire che gli U2 a breve chiuderanno la loro quarta trilogia.
Questo è solo un mio punto di vista naturalmente. Non ricordo nessuno di loro aver parlato esplicitamente di una cosa del genere.
No Line on the Horizon, dodicesimo album in studio dei dublinesi, chiude la loro quarta trilogia. Per chi scrive naturalmente la loro peggiore. Però così è. Boy-October-War. The Unforgettable Fire-Joshua Tree-Rattle&Hum. Achtung Baby-Zooropa-Pop.
E gli ultimi tre che non ho voglia di stare a scrivere.
Che palle direte… io ci sono letteralmente cresciuto con loro e da quando sono scrittore digitale ho sempre evitato di farne un post.
Giorgio e questa stronzata delle trilogie mi hanno convinto a farlo.
Da fan? No. Da appassionato e conoscitore si però. E non è facile. Parlare del microcosmo personale U2 (che va dalla bandiera attaccata ancora sul muro della mia camera alla [modalità sborone on] chiacchierata con Bono in quel di Bologna durante la quale gli chiesi invano gli occhiali da mosca [modalità sborone off]) all’interno del macrocosmo universale U2 (sono senza dubbio la rockband più globalizzata degli ultimi venti anni, con tutti i pro e i contro).
Ah… è un post a quattro mani…
The First Trilogy – All Boys go to War
Boy
Fa tenerezza ripensare e riascoltare questo album, la stessa tenerezza che traspare dalla copertina che ritrae un ragazzino ingenuo e ancora “vergine” sulla strada dell’establishment rock. Ragazzino che ritroveremo tre anni più tardi con una diversa espressione sul viso.
Quando i quattro erano poco più che maggiorenni e si barcamenavano nell’underground.
Steve Lillywhite fu il produttore e leggenda vuole (ma neanche troppo leggenda eh) che doveva essere Martin Hannett già produttore di Unknown Pleasures e Closer e del loro primo singolo 11 O’Clock Tick Tock e che declinò l’incarico a seguito del suicido di Ian Curtis.
Chissà come avrebbe suonato quest’album… forse sulla falsariga dell’accoppiata An Cat Dubh/Into the Heart.
Fatto sta che il risultato è uno degli esordi più convincenti della storia del rock. Brani come I Will Follow, Twilight, Out of Control (scritta da Bono il giorno che compì 18 anni), A Day Without Me (reazione al suicidio di Curtis), The Electric Co. (sulla pratica dell’elettroshock) sono li a ricordarlo. Un album sull’adolescenza. (PistaKulfi)
October
Forse il disco che amo meno degli U2, ma è forse il disco in cui cominciano a far girare gli anthem da buttarsi in ginocchio e gridare a Cristo, mettete Gloria, Stranger in a Strange Land per dirne un paio; il suono è ancora molto ma molto vicino al post punk.
Bono ha una voce che potrebbe farsi sentire in un club senza microfono e stupisce tutti con la sua prima vera interpretazione maiuscola, la title track. Dolente, tristissima, anomala per la produzione U2 tanto da non sembrare quasi un loro pezzo. (GiorgioP)
War
Il disco da Curva Sud, con il suono che si allontana dal post punk e diventa vera e propria wave, si attualizza in maniera concreta.
Canzoni che hanno per lo più tutte un ritornello incredibile; senza arrivare a Bloody Sunday e New Year’s day ci sarebbero da citare Surrender
e Two hearts beat as one. Disco concreto, sembra una corsa per arrivare primi al traguardo. Ci arrivano con Sunday Bloody Sunday, probabilmente la canzone più “paracula” della storia. (GiorgioP)
The Second Trilogy – From Dublin to U.S.
The Unforgettable Fire
“How long to sing this song…” Così si chiudeva War e molti dei loro concerti. L’album della maturazione e della prima svolta.
Basta con Lillywhite. Basta con quel suono grezzo e stereotipato. La scelta ricade nientemeno che su Brian Eno, fermo da Remain In Light delle
Teste Parlanti. Eno accetta e si porta il fidato Lanois. Si chiudono allo Slane Castle nella campagna dublinese e scatta la scintilla che accenderà il Fuoco Indimenticabile. E’ un album di musica, non di canzoni. Le intenzioni sono comuni. Entrano i synth e gli archi, le sperimentazioni e quel senso di jammin’ incompiuta. Il titolo prende spunto da una mostra di disegni realizzati dai superstiti di Hiroshima.
Pride e Bad entrano nella storia, soprattutto la seconda. Ma A Sort of Homecoming, Wire e la title track ci dicono che siamo di fronte ad
un capolavoro. (PistaKulfi)
The Joshua Tree
L’apoteosi. Lo stato di grazia. Quando tutto ti gira bene. E guardano ad Ovest. Cominciano a capire che se vogliono essere la rockband definitiva degli anni ’80 debbono conquistare l’America. E ci riescono a mani basse. The Joshua Tree è un “classico” per eccellenza.
Di bello c’è che dentro ci sono cose “americane” inusuali. “Metti le bombe del viaggio in Salvador nel tuo amplificatore” dice Bono a The Edge ed esce fuori Bullet the Blue Sky. A me rimarrà in testa l’oscurità di Exit e la solenne Mothers of the Disappeared dedicata alle madri dei desaparecidos argentini. Del resto, inutile stare a dire. Esagerato come Montella contro Nesta in un derby di tanti anni fa.
Ma se devo dirla tutta non è un album che mi ha rapito completamente. (PistaKulfi)
Rattle and Hum
Forse è il disco che vale meno dell’intera discografia U2, per me ha un valore grandissimo per il semplice motivo che è stato il primo cd che ho acquistato insieme a Sgt Pepper’s. Son cose. Siamo in piena onda “Bono Vox messia” e Rattle and Hum nasce come testimonianza della loro investitura americana a “nuovi Beatles”. Più tamarri ma pur sempre nuovi Beatles. Desire e una versione strappaculo di I Still haven’t found fanno sostanzialmente il disco, in realtà da riscoprire Heartland, autentico capolavoro di scrittura e God Part II che sostanzialmente apriranno gli U2 alla cover di Night and day di Cole Porter e a suoni nuovi approfonditi con Achtung Baby.
Dimenticavo All I Want is you. Best U2 song. Ever. (GiorgioP)
The Third Trilogy – On a Trabant between distortions and drones
Achtung Baby
Albertino… si quello lì. Radio DJ. Tardo pomeriggio. Sono nella mia camera e dice che sta per passare il nuovo singolo degli U2. The Fly. Terrore. Giuro che non ci ho capito nulla per giorni. Non capivo cosa stessero facendo. La prima cosa che pensai fu “perchè sono così sporchi ed ambigui?”. Stavano regalando l’ultima evoluzione artistica degna del loro nome.
Berlino. La Mitteleuropa. Larry con la maglia dei Ramones. Bono con gli occhiali da mosca. Le Trabant. I satelliti. La tecnologia che avanza verso la globalizzazione. Lo Zoo. La Tv. Lo ZooTV!!! Io non ho visto più nulla di paragonabile a quel tour e sono passati 15 anni.
Il fascino del Vecchio Continente distrugge il mito americano. Best U2 album. Ever. (PistaKulfi)
Zooropa
Da rivalutare secondo me. E’ un lavoro molto interessante. Sicuramente risente del fatto che sia stato pensato e composto durante il tour e si avverte il senso di incompletezza. Però ribadisce chiaramente che gli U2 sono vivi ed hanno voglia di sperimentare e mettersi in gioco. Dentro c’è un gusto per l’elettronica meno “plasticoso” di quello che sarà poi Pop.
Zooropa, Lemon (per la quale ho un debole particolare), il giro di basso di Dirty Day dedicata a Charles Bukowski e l’ospitata di Johnny Cash su The Wanderer sono i momenti migliori. Sparo un’altra cavolata. Dentro c’è anche l’antesignana di Sui giovanni d’oggi ci scatarro su… ovvero Daddy’s Gonna Pay for Your Crashed Car. Sinceramente un altro stranimento dopo quello di Achtung Baby non me l’aspettavo.
In questo preciso momento della mia vita li adoro. (PistaKulfi)
Pop
Il vero “disco incompleto degli ultimi 15 anni”, ci avessero lavorato un po’ di più probabilmente staremmo parlando di un capolavoro assoluto (o forse del nuovo Chinese Democracy). Le canzoni ci sono, il fatto è che la produzione alla fine risultava omogenea in maniera errata (metti Goldie che doveva produrlo e poi non si sa che fine abbia fatto e amenità varie) sbilanciato verso suoni a tratti trance a tratti tamarri per il semplice gusto di esserlo. C’era Gone per dirne una e se scrivi una canzone così e la metti in un disco così qualcosa di sbagliato nel mezzo c’è. (GiorgioP)
The Fourth Trilogy – All that U2 should leave behind but…
All That You Can’t Leave Behind
Worst U2 album. Ever. Senza girarci troppo attorno ecco. Il singolo che lo precede non è neanche malaccio (Stipe l’adora e ha confessato di averla voluta scrivere lui). Ma è un lavoro scialbo, debole e codardo. Fin dal titolo. Con il punto più basso della loro carriera toccato dal ritornello di Stuck in a Moment. Secondo me Pop non era venuto come volevano. Il mastodontico tour non era stato all’altezza dello ZooTv e loro decidono di tornare a fare rock. Ma quale rock? Una delle delusioni più grandi della mia vita di spettatore “musicale”. (PistaKulfi)
How To Dismantle An Atomic Bomb
A me è piaciuto e da subito. Mi ha fatto l’effetto Accelerate R.E.M. ovvero disco onesto e per cui a un certo punto agli U2 non capisco perchè dovrei continuare a chiedere capolavori. Un po’ tutti sono insorti per la tamarraggine di Vertigo che era figlia della tamarraggine di Elevation; vi rispondo io BONO E’ TAMARRO OK? quindi take everything with a grain of salt si direbbe e partite sempre da questo.
C’era Sometimes you can’t make it on your own che a mio modestissimo parere rimane una delle canzoni sottovalutate dell’intera discografia. Tipo la All I want is you del 2000. (GiorgioP)
No Line On The Horizon
Qui ed ora può essere solo una sensazione. Di concreto c’è fuori un singolo di una bruttezza maggiore a Discoteque-Beautiful Day-Vertigo.
Quindi zero aspettative. E poi per la mia teoria la trilogia è da chiudere. Quindi sono proiettato sugli anni ’10 quando rivoluzioneranno il mondo e si butteranno sul folk-doom a metà strada fra Wovenhand e Fleet Foxes. O forse no.
Fra un mese mi smentiranno e tireranno fuori una nuova maschera che farà crollare inesorabilmente la mia teoria e tutto questo post.
In entrambi i casi… siate buoni. (PistaKulfi)

8 commenti
Feed dei commenti di questo articolo
febbraio 4, 2009 a 10:06 am
giorgiop
io ho sentito il singolo e ho davvero paura. Mi si è scatenato l’effetto Nine Inch Nails, mi ha fatto rivalutare Vertigo e Beautiful day. Poi leggere Eno che ha dichiarato che hanno lasciato fuori dal disco le canzoni migliori..
Ho fiducia, tipo quella che ho nel secondo posto però
febbraio 4, 2009 a 11:34 am
colas
No, vi prego non potete paragonare la Bomba ad Accelerate. Proprio no.
E’ un disco rock solo per via dei giubotti di pelle, moscio, senza nerbo. Con bono super giù di voce e soprattutto fatto col pilota automatico.
Accelerate nel suo essere onestamente rock è più coraggioso (di fatto i rem non avevano mai fatto nulla di onestamente rock, rock strano magari sì, ma non così).
Sometimes You Can’t Make it On Your Own è un bel pezzo, piace anche a me (che ho un debole per le ballad in cui Bono gioca a fare il soul man, per dire sopporto pure Walk On), ma dove c’è Living Well is the best revenge c’è Vertigo. E secondo me questo la dice lunga.
La mia top 3 degli u2
Achtung
The Unforgetable Fire
war (e poi Joshua)
Discorso Pop: Gone è un pezzo della madonna. Così come Please. Secondo me il disco funziona ed è buono proprio perché non così “lavorato”. E’ adatto al tempo in cui è uscito ed incredibilmente è pure invecchiato meglio.
Tant’è vero che le nuove versioni di quei pezzi, quelle pubblicate sul secondo best degli u2 sono infinitamente peggiori delle originali.
Più addolcite ed inoffensive. E qui secondo me entra in scena il vero difetto degli U2 post Achtung Baby: il cercare di piacere a tutti.
D’altronde: i loro dischi li deve comprare anche chi vive ascoltando Ligabue.
febbraio 4, 2009 a 11:51 am
giorgiop
non ho paragonato i dischi, ma how to dismantle è il disco “onesto ma in fase calante degli u2″. Come è per gli stessi motivi un disco onesto Accelerate nella fase “calante R.E.M.”. Parallelismo parziale nelle discografie, niente di più; non parlo di valori assoluti.
Pop secondo me aveva delle cadute imbarazzanti, soprattutto a fine disco (che però si riprendeva con Wake up dead man che quasi fanno scordare le tre prima, ma quasi non è completamente auch), sono brani tipo if you wear o the playboy mansion che mi fanno pensare ad un disco chiuso in fretta e – quando parla lui un perchè c’è sempre – come disse Adam Clayton “Pop è un disco che fondamentalmente ci siamo dimenticati di finire di produrre.
E’ un paradosso ma a me pare evidente che correvano più dietro a quello che sarebbe scaturito da Pop che dal disco in sè
febbraio 4, 2009 a 11:57 am
colas
Sì, ma secondo me ha senso proprio per quello.
Non voglio tirare fuori la storia dello zeitgeist, però insomma.
Eh no, secondo me How To Dismantle non è un disco onesto della fase calante degli U2. E’ un tentativo di dare ai fan quello che vogliono, senza riuscirci.
febbraio 4, 2009 a 12:05 pm
colas
il discorso sullo zeitgeist era per POP.
(E per me Playboy Mansion non era una cagata. ma un pezzo party che in un disco di quel tipo ci stava senza problemi)
febbraio 4, 2009 a 12:16 pm
PistaKulfi
…le rimostranze sono tutte per GiorgioP :D
a parte gli scherzi, riguardo la Bomba lo ritengo un disco appena decente e sicuramente inferiore ad Accelerate. Dal semplice punto di vista qualitativo.
Pop è un disco strano, disomogeneo. Però riuscito. Oltre a Gone e Please ci sono altri due momenti molto significativi, Wake Up Dead Man e soprattutto If You Wear That Velvet Dress.
Sul cercare di piacere a tutti invece non sono completamente d’accordo.
Nel senso che è un passaggio che avevano fatto già negli anni ’80 periodo Joshua Tree-Rattle&Hum. E poi anche fosse non è mai un problema se scrivi Where the Streets o With or Without You o Desire o Angel of Harlem.
Lo diventa se scrivi Elevation, Stuck in a Moment o Vertigo.
E’ un problema di ispirazione. Che gli U2 pare non abbiano più da tempo ormai.
La mia top 3 è simile alla tua (basta leggere i vari commenti ai singoli album) tranne Boy al posto di War.
febbraio 4, 2009 a 12:18 pm
PistaKulfi
ehm… scusate sono a lavoro e ci ho messo un pò a fare “Submit Comment”… nel frattempo vi siete dati da fare :)
febbraio 25, 2009 a 1:52 am
Lettuce
Grazie…adoro gli U2, il vostro post è magnifico e mi trova d’accordo quasi su tutto.
Per quanto sicuramente non posso dire siano quelli di una volta e sono fin troppo globalizzati, sono nel mio cuore. Primi dischi comprati, il liceo, il concerto l’anno della maturità (ZooTV)…insomma hanno un posto speciale nel mio cuore.