Nerd di tutto il mondo, abbiamo un nuovo qualcuno che parla di noi. Quel qualcuno è Oscar Wao.
No, inutile che vi approntiate per una ricerca su google, Wao non è nè un fumettista, nè un folk singer, nè una nuova serie tv.
Wao è uno sfigato di cui Junot Diaz ha avuto l’onere di raccontare la storia: La breve favolosa vita di Oscar Wao.
E voi direste mai che la storia di un nerd, di quelli veri eh, fissati con Star Trek, Philip Dick, Watchmen (a cui viene relegato probabilmente il passo più intenso del libro), Tolkien e Guerre Stellari, quelli che scrivono collane di racconti di fantascienza, vivono di trilogie e soprattutto non si rendono conto che tutto questo è sì la via più comoda per l’autocommiserazione e l’isolamento ma anche la via migliore per non avere mai figa in vita, insomma voi direste che la storia di uno così potesse vincere il Pulitzer? No?
Beh, accontentati.
So di averla messa giù troppo facile e penso abbiate capito da voi che la storia non può essere solo questa, ma c’è anche il fatto che Oscar è di discendenze dominicane e che come lui, sua nonna, sua madre e sua sorella abbiano vissuto una vita tesa alla rinascita, divisa tra le origini e quanto di conseguente (vedi la miseria, vedi le convinzioni religiose e vedi soprattutto il fukù, le maledizioni) all’essere nati a Santo Domingo e l’integrazione, difficile se sei immigrato certo, ma praticamente impossibile se sei un immigrato imbranato, grasso e parecchio nerd.
Junot Diaz crea un gioco di specchi in cui la storia di ogni membro della famiglia tende ad un risultato finale che può essere considerato il fato o il naturale punto d’arrivo di una vita nata male e vissuta peggio.
Il fukù in un certo senso non è una roba che va via passando il confine, è una maledizione che sembra attaccarsi addosso e non levarsi più. Le vite di tutti in un certo senso più che essere vissute in questo romanzo sono una schivata di sfighe, non sempre riuscita. Tutte ovviamente tese allo stesso triste destino, vuoi in un senso, vuoi in un altro.
Dicevo insomma, imbranati di tutto il mondo sappiate che siamo meno soli, sappiate che lì fuori c’è un libro meraviglioso come questo che tra malinconie e tradizioni lascia aperta una speranza legata comunque all’ineluttabilità di un destino: che le cose pur finendo possano finire facendo la cosa giusta e che magari possa funzionare.
eazye ha detto:
da recuperare rapidissimamente
MissVengeance ha detto:
cerco il mio nome e non lo trovo.
ingrato.
giorgiop ha detto:
vabbè ovvio che sia venuto da un consiglio (in questo caso il tuo) no?
Anche perchè nella mia ignoranza generale credo che solo per la copertina ne sarei stato lontano (che è bruttina diciamolo)
:)
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