Quest’anno io il festival di Sanremo non l’ho proprio visto, nemmeno un minuto. E, considerando che avrei dovuto scrivere un post sulla nba, la sto prendendo davvero alla lontana. Ma ci arrivo. Tra l’altro non è che non l’ho visto il festival perchè sono troppo snob: sì ok, non mi piace mica, è una palla, ma sicuramente ho impiegato il mio tempo in modi ben peggiori, come leggere libri sui ninja e guardare clip di Derrick Rose su Youtube.

Così quando un amico mi ha chiesto “hai visto Arisa?” io ho fatto la figura da idiota del secolo. Perchè cioè, sono rimasto un attimo basito, ci ho pensato su ma poi ho risposto con sicurezza che era ora che qualcuno lo dicesse ad alta voce, che è un giocatore che mi piace un sacco e sicuramente l’arma in più dei Lakers di quest’anno. E potrei andare avanti, ma anche no, perchè, cioè, che cazzo sto dicendo?

Io sto parlando di Ariza Trevor, ala piccola decisamente di secondo piano, giovane ma già passato attraverso tre squadre tra cui una terribile incarnazione dei Knicks di Isiah Thomas. Non una superstar ma sicuramente un grandissimo atleta. Uno che passa la partita un po’ in panca e un po’ nell’ombra e poi a un certo punto mette una stoppata/recupero e successiva poderosa schiacciata in contropiede. Sono giocatori come questi che mi fanno perdere la testa. Tu stai guardando la partita in diretta dallo Staples e per un po’ è tutto perfetto come al solito, Jack Nicholson è seduto in prima fila, Kobe Bryant con la palla in mano, Odom, Gasol e il vecchio Derek Fisher i comprimari eccellenti.Poi passano dieci minuti, un paio di timeout e improvvisamente ti ritrovi a guardare un contropiede fuori controllo guidato da Jordan Farmar, Sasha Pavlovic e Trevor Ariza. Kobe è in panchina a esaltarsi come un tifoso mentre coach Jackson sospira di disperazione ad ogni palla persa. Ripeto, come fai a non amare questi giocatori qua, nel bene e nel male? Il lato B della lega si rivela a volte anche più affascinante.

Trevor Ariza però, dopo il grave infortunio dello scorso anno, sta giocando con così tanta energia che quel ruolo di panchinaro inizia ad andargli un po’ stretto. Indagando viene fuori che è stato Ariza stesso a chiedere di partire dalla panchina e giocare con le riserve. Questo è, a suo dire, un vero e proprio ‘patto’ che ha stretto con coach Jackson. L’altra sera, però, assente Odom per squalifica, Ariza è partito in quintetto contro i Rockets, con risultati discreti e vittoria di misura. Ma il “patto” di cui sopra che fine ha fatto? Il maestro zen, con una delle sue più classiche dichiarazioni del dopo gara, ha esclamato che è andata un po’ come tra Hitler e Stalin. Giuro, ha detto proprio così. E sempre per la serie storie da non crederci, Pau Gasol e Jordan Farmar hanno partecipato come guest star a un episodio di Numbers, terribile serie su dei nerd che risolvono delitti grazie alla matematica o seghe del genere, ma tant’è. A questo punto io Ariza lo vedrei bene in Heroes, magari con Odom. Invece questa Arisa che dicevi tu cos’è che fa nella vita esattamente?

L’autore: Grillo, tecnicamente,  non è nè destrorso nè mancino, e tantomeno ambidestro. Questo fatto ha notevolmente contribuito ad affossare la sua carriera di giocatore di basket, ma non la sua passione per il gioco. Sull’internet scrive di video musicali e fatti suoi, nella vita reale dicono sia una persona seria.