“Se Kafka avesse fatto il libraio invece dell’assicuratore”, dicevano a Londra negli anni ’50, “avrebbe avuto un negozio come Foyles”. Foyles è una delle più importanti librerie indipendenti di Londra, e fino a pochi anni fa era nel Guinness Book of Records come la libreria più grande d’Europa. La leggenda vuole che nel 1903 i fratelli William e Gilbert Foyle fallirono il concorso per lavorare come funzionari del parlamento inglese e decisero di rivendersi i libri su cui avevano studiato invano. La cosa andò in porto bene, e i due aprirono a Peckham uno dei primi negozi di libri usati del Regno. Purtroppo Peckham è un po’ la zona ‘Romanzo Criminale’ di Londra, e si dice che il primo commesso che reclutarono sparì dopo una settimana con tutto l’incasso. Forse è per questo motivo che quando il negozio si trasferì a Charing Cross Road, dove si trova oggi, la figlia di William Foyle che ne aveva ereditato la gestione, decise di instaurare un complicatissimo e bizzarro sistema di pagamento attraverso il quale i clienti dovevano fare la fila tre volte diverse per pagare e i commessi non toccavano denaro.
Me la ricordo questa cosa veramente kafkiana delle file incomprensibili e interminabili, come se avessero voluto mettere alla prova quanto veramente desideravi comprare il libro che avevi in mano, è andata avanti fino agli ’90. L’assurdità però era parte del fascino del luogo, insieme ai vecchi scaffali di legno e vetro, la poca luce, l’odore di polvere, carta e inchiostro mischiati insieme: una manifestazione sensoriale del tempo perduto che all’apertura della pagina giusta può trasformarsi in un paradiso riconquistato. I libri usati stavano senza vergogna di fianco a quelli nuovi come donne attempate ma ancora bellissime. Scegliere quei libri che erano già stati guardati e toccati da altri voleva dire non solo affondare nelle parole che avevano da offrire, ma anche immergere gli occhi e le mani in certe vite altrui. Leggere i libri che sono stati di altri racconta sempre anche le loro storie, e i libri usati di Foyles si offrivano con tutta la sfrontatezza dell’esperienza. Quelli nuovi tremavano.
Foyles fu una delle prime librerie a vendere l’edizione Penguin de L’Amante di Lady Chatterley nel 1960: tutte le copie andarono esaurite a pochi giorni dalla sentenza che scagionava la Penguin dal crimine di ‘pubblicazione oscena’ e ne legalizzava quindi la vendita. Il fatto è che clienti di Foyles lo sapevano bene che quel libro conteneva tutti i brividi della parola f-u-c-k, perchè se conoscevi la persona giusta da Foyles potevi comprare l’edizione underground di Lady Chatterley fin dal 1930.
Oggi Foyles si è rifatta il look con casse elettroniche, database, e persino la vendita online di libri usati, rari e fuori catalogo, e vince regolarmente premi tipo ‘UK Bookseller of the Year’. I Foyles sono diventati magnati dell’aeronautica civile Reale, e hanno anche aperto quattro piccole succursali che rimangono però a gestione strettamente familiare: una dentro alla bellissima stazione St Pancras, inaugurata nel 2007; una nel centro culturale South Bank Centre; una nella sede della BBC a White City, e una nel disumano shopping centre Westfield che facciamo finta che non esista.
Quello che è cambiato poco è il gioiello della corona al primo piano: Ray’s Jazz Café. C’è un pavimento di legno di quercia scuro, seggiole e tavoli scricchiolanti, una vera macchina per il caffè espresso, e panini freschi in stile vagamente Ispanico. I muri sono pieni di foto storiche della libreria nel secolo scorso e di copertine di vinili jazz. Quando sul piccolo palco in fondo a sinistra non c’è musica dal vivo perchè siete capitati al momento sbagliato (il programma è un po’ inaffidabile), la selezione musicale ha un’incredibile capacità di cogliere il mood, e come il canto delle sirene prendervi e portarvi via.
giorgiop said:
Ecco, in una situazione così sarebbe bello trovarsi in mano un libro usato perchè magari si stava cercando l’ultimo di Eggers. Qui ovviamente la storia è un po’ diversa, ci sono i banchetti a piazza della Repubblica o a Lungotevere ma sono pressochè inavvicinabili e spesso privi di interesse.
Già le gallerie di Torino abbastanza migliori e più “avanti” almeno nel gusto.
La cosa brutta è che tendenzialmente anche in questo campo inizia ad esserci un pressochè monopolio della distribuzione (Feltrinelli) e come tutti i monopoli secca terribilmente la varietà dell’offerta.
E chi se ne frega se sono liberal e di sinistra. Ecco
byron said:
Con l’eccezione di quando sono andata da Strand a New York (dove si trova veramente qualsiasi cosa), a me non capita quasi mai di trovare cose che cerco attivamente nell’usato, quindi lascio fare ai libri che scelgono me – finora è andata quasi sempre bene. Ci sono anche qui i banchetti all’aperto, in particolare sotto al Waterloo bridge ce n’è una serie con una selezione enorme. Comprano anche. In effetti forse siamo fortunati…
byron said:
PS: Vorrei mettere per iscritto che il cambiamento dell’header di JunkiePop non è colpa mia — ma apprezzo e sbavo anche considerevolmente. Sono una donna a pezzi :)
Felson said:
Bel post!
Anche qui nel milanese la situazione dei libri usati non è granché. Sì ok, c’è il Libraccio (http://www.libraccio.it/) ma non è proprio la stessa cosa.