E’ come quando rivedi dei vecchi amici dopo qualche tempo, e sei davvero felice di vederli, e sei felice tutta la sera di stare con loro al pub a chiacchierare, solo che nei momenti in cui guardi la scena da fuori ti rendi conto che nessuno di loro è particolarmente in forma, che non su tutte le cose parlate la stessa lingua, che qualcuno qui al tavolo è invecchiato, e a fine serata sei contento, pensi magari non sono in serata che domani si lavora ma tutto sommato ma ti ritrovi anche a pensare speriamo non si siano rimbecilliti, tanto in ogni caso vi date l’appuntamento per la domenica dopo, cascasse il mondo. (Francesco Chignola)
Francesco parlando di How I met your mother scriveva questa riflessione illuminante che vede un suo ramo di applicazione in ogni aspetto della vita, di sicuro, ma che rispetto a certe cose (serie tv, musica e metteteci un po’ quello che volete) trova più soddisfazione.
Ognuno, in pratica, tiene particolarmente a certe cose in maniera più che particolare, come se fossero famigliari, come se un pezzo di sè stessi uscisse fuori solo in certi casi, in quelli appunto in cui si riconosce chi ci sta davanti come “amico”.
Anche se non abbiamo avuto mai l’occasione di scambiarci neanche una parola. Tanto per fare un esempio io da ragazzino dicevo di essere “il fratello di Maradona”, voglio dire, il Napoli non l’ho mai tifato e a calcio non ero sto granchè (tanto che oggi se faccio qualche partitella mi metto in porta), eppure quando vedo (tutt’ora) il Pibe sento una mozione d’affetti particolare. Sul film di Kusturica ho pianto, mi spiace del sei a uno con la Bolivia, riguardo su youtube i suoi goal, mi fa ridere tutto quello che dice (di cuore) e insomma, la sto tirando troppo per le lunghe.
Tutto questo panegirico per dirvi che è questo che mi lega a due cose uscite in questo periodo, una delle quali è A new tide dei Gomez.
Io ai Gomez voglio bene quanto a Maradona, da quando più di dieci anni fa sentii per la prima volta Here comes the breeze mi sono attaccato a quella sorta di revival strambo dei Beatles (e non solo) e non me ne sono staccato più. Oh, ovvio che sia perfettamente cosciente del fatto che a volte non abbiano realizzato robe memorabili, ma qui torniamo alla frase iniziale di Francesco, che potrebbe racchiudere perfettamente il senso di tutto il post. A new tide è “un disco dei Gomez”, con “canzoni alla Gomez”, “belle alla Gomez”, e quindi il discorso diventa più un prendere o lasciare dei suoni a metà tra i Beatles e il roots Americano. Un disco di quelli che Cameron Crowe userebbe in ogni film, tanto per capirci.
Sì perchè gli amici non è detto che debbano per forza essere degli astrofisici o debbano per forza cambiare il mondo con una frase, gli amici sono soprattutto quelli che chiami per andare a fare due tocchi vicino a Caracalla, a farci le sfide con un Gran Turismo vecchio come non si sa cosa, con cui mangi le tartine da Giacinto, ci vai in radio o a bere una cosa da “Mastro Titta”. Gli amici sono quelli che basta che pensi al nome e stai bene.
I Gomez, appunto.
Gomez – Little Pieces (Mp3)


5 commenti
Feed dei commenti di questo articolo
aprile 7, 2009 a 9:42 am
subliminalpop
Tu e Francesco avete riassunto benissimo quello che penso anch’io dei Gomez (nuovo disco compreso).
aprile 7, 2009 a 10:11 am
Mr. Soft
Che bello ‘sto post! :)
Anche se non ho ascoltato ancora il nuovo Gomez.
aprile 7, 2009 a 10:46 am
byron
I Gomez li ho un po’ persi per strada però capisco benissimo il feeling. Gran bel post davvero, considerati citato :)
aprile 7, 2009 a 1:34 pm
diamonddog
Confesso di conoscerli troppo poco per emettere un qualsiasi giudizio.
E, bellissimo post a parte, mi sono sempre chiesto: perchè mai esistono gruppi che sembrano sempre un pò anonimi?
A me fanno la stessa sensazione, per dire, i Wilco.
Ci sono fiordiband che pur in presenza di conclamate doti, sembrano sempre scusarsi di disturbare.
Gruppi che quando pensi a loro non ti viene in mente nè un volto, nè una foto particolare, nè una copertina di qualche disco.
E magari ti sorprendi a cantare un loro motivo senza saperlo oppure quando lo scopri ti chiedi dove e quando li hai ascoltati.
Insomma cos’è, una scelta di low profile a tutti i costi? Marketing poco aggressivo? Semplice modo di essere? O magari sono io che alcuni gruppi li percepisco in questo modo.
Non so.
aprile 7, 2009 a 1:41 pm
giorgiop
Forse è semplicemente il “pensare a fare bella musica scrivendo dischi e facendo grandi concerti” a non bastare più.
Che per inciso, a me basta eh :)