Ciao sono Valido! …così.
Forse vi ricorderete di me per la vecchia Valido TV, o le dozzine di altri blog su cui ogni tanto scrivo (Spoilerin, Polaroid, Inkiostro…), o per essere quello che una volta al mese urla “Van Damme!” a Walk This Way, o addirittura per il fan club che mi pedinava fino a qualche mese fa (hanno smesso più o meno da quando è uscito Twilight al cinema… coincidenza?). Ora faccio l’impiegato/consulente per i400calci.com. È un lavoro per lo più invisibile, ricerche, scansioni, telefonate, niente di che, ma sono 40 ore settimanali pagate puntuali e di questi tempi mi va piu che bene.

Niente, volevo allargare ulteriormente il portfolio di collaborazioni e aprire una mini-rubrica su alcuni film che ho visto di recente e che per combinazione avevano in comune il fatto di essere stati girati nello stesso decennio, essere ambientati nel mondo della musica, e ottenere in risposta un “..eeeh???” alla maggior parte delle persone a cui li nominavo. Da qui il titolo.
I film saranno solo cinque, per i seguenti motivi: alcuni titoli non erano poi così dimenticati (tipo Morte a 33 giri con Gene Simmons e Ozzy Osbourne), mentre altri erano talmente dimenticati che non sono riuscito a trovarli (tipo Hearts of Fire con Rupert Everett e Bob Dylan – qualcuno? no? amen).
Insomma, parto? Parto.
Il film di oggi si chiama

LA LUCE DEL GIORNO (Light of Day, 1987)

The Barbusters

"The Barbusters"

La luce del giorno è un Paul Schrader, mica cazzi.
Paul Schrader è uno che camperà tutta la vita sulla fama della sceneggiatura di Taxi Driver e di altre “scorsesate” minori, mentre come regista commercialmente parlando ha avuto la botta di culo di American Gigolò, e poi ha diretto altre cosette che gli hanno portato più stima che fama.
Comunque: si rientra nel genere rock movie innanzitutto perché la protagonista femminile è Joan Jett, secondo di tutto perché Joan Jett per non confondersi interpreta una cantante, e terzo di tutto perché il brano che dà il titolo al film, cantato dalla band di Joan sui titoli di testa e di coda, è scritto da un misconosciuto ma interessante cantautore del New Jersey chiamato Bruce Springqualcosa.
Joan Jett, dicevamo, fa la cantante in una band di fama locale chiamata The Barbusters, ha un carattere ribelle e mette la musica davanti a qualsiasi cosa (e un poster dei R.E.M. in camera nell’87 se lo chiedete a me le dà sufficiente street credibility). Suo fratello è il chitarrista, ed è interpretato da Michael J. Fox. Il bassista è Michael McKean, leggendaria voce degli Spinal Tap, ma è un personaggio secondario per cui lo mettiamo da parte.
Il pacco di Joan Jett è che ha anche un figlio a carico da padre ignoto, ma questo non la frena dal vivere la vita sregolata da rockstar che ha sempre sognato. Per cui tocca a Michael J. Fox fare quello responsabile, coi piedi per terra, che si prende cura del nipotino quando la sorella sembra avere la testa troppo scollegata e cerca di mantenere pacifici i rapporti con i genitori – la madre soprattutto, interpretata da Gena Rowlands – che faticano a capire le loro scelte di vita.
E Paul Schrader infila quindi il tipo di dramma la cui morale è l’esatto contrario di ciò a cui i film americani ci hanno abituato: sognare è giusto, ma a volte ci sono cose più importanti che non bisogna perdere di vista. Quindi avete già capito perché non lo è andato a vedere nessuno.
Il tutto fondamentalmente si risolve in un lungo pezzo di bravura di Michael J. Fox, che dopo Voglia di vincere e Ritorno al futuro ci teneva ad affermarsi anche come attore serio, ed effettivamente risulta molto più convincente e naturale qua che in altre cose tipo Le mille luci di New York e Vittime di guerra.
Vederlo con la chitarra in mano richiama inoltre piacevoli ricordi della sua leggendaria versione di Johnny B. Goode.

…Marty mi manchi un sacco :’-(