Di Chocolate (con la -e finale non Chocolat, attenzione) è inutile che io parli, Francesco Chignola già ha abbondantemente detto tutto quello che c’era da dire.
Per dire, io ho preso il dvd su Play dopo avere letto la sua recensione e l’”avallo” di Matteo “Valido” Zuffolini. Aggiungessi una parola io, che tolto John Woo non ho tantissima dimestichezza con l’action-marziale orientale, diventerebbe un’azione superflua e molto probabilmente fuori luogo.
Fatto sta che Chocolate è veramente (ma non ne avevo dubbi) un film che per un’ora e mezza abbondante mette in scena coreografie di calci volanti che sono e omaggi al passato (tanto di Pinkaew stesso, il regista, quanto al Chen di Bruce Lee-ana memoria) e visione sul cinema che verrà.
Su tutte (ma vi assicuro che è difficilissimo scegliere) la mastodontica ed eterna scena finale del duello, un po’ sfida all’ O.K. Corral un po’ la sposa contro gli 88 folli (ma meglio, infinitamente meglio) tra Zen (una fantastica Jeeja – Gigia (cit.) Yanin) motore dell’intero impianto e uno sfidante autistico (come la protagonista) breaker.
Sì breaker nel senso di tuta e scarpe dell’Adidas, occhiali alla Run DMC e mosse annesse.
L’assimilazione della tecnica dello sfidante da parte di Zen è un quasi miracolo cinematografico.
Bellissimo