Il fatto è che come ben immaginerete, la tv italiana è un caso a sè stante o quasi dal panorama internazionale.
La cosa deprimente è che non è “sempre stato così” no, almeno in questo caso.
E basterebbe riguardare lo splendido post di Stereogram di qualche mese fa su cosa trasmetteva la tv pubblica (e non) in Italia e che ruolo centrale avesse la musica. Come basta ricordare DOC (di Renzo Arbore), Segnali di Fumo, gli unplugged di Videomusic (tra cui l’ In quiete dei CSI) o Larsen.
In parecchi talk show americani (da Leno, a Letterman, al Kimmel, al Saturday night live – che non è un talk show, ok) si vive di ospitate gioiose e di livello internazionale. Roba che va da Pitchfork a Rolling Stone insomma, coprendo l’arco che va dalle centomila al milione di copie, un punto di riferimento di pari dignità quanto gli ospiti da intervistare.
Il mio obiettivo però era una trasmissione da voi sicuramente già conosciuta come Later with Jools Holland, che per chi scrive è l’apoteosi della musica in tv, non solo per i nomi coinvolti (da Yesayer a Amy Winehouse per intenderci, dal palato raffinato a quello che scarica da Itunes brani a 99 cent e si accontenta di quello che sbatte in faccia una qualsiasi tv generalista musicale come MTV), ma anche e soprattutto per cosa viene costruito attorno alle performance, con gli artisti che vengono messi nelle condizioni ideali, magari per versioni diverse di brani di repertorio o magari per l’arrangiamento per un live ideale messo lì a disposizione con cori, archi e bungee jumping, insomma il paradiso di chi ama veramente la musica, a suonarla e a vederla.
La tv nel caso ve lo chiedeste è la BBC (e qui dovrebbe scattarvi mentalmente un parallelo tra il prodotto medio italiano e il prodotto medio inglese, già lì qualche risposta a livello di cultura dovrebbe arrivare).
Io di mio ci ho messo che dell’archivo (disponibile sul tubo) della trasmissione (e del Jools Holland show, da cui nasce come spin-off) ho cercato una decina di video tra i più indicativi per qualità e particolarità della performance. E ho pensato, tra me e me, che io cose così, purtroppo in Italia non le vedrò mai.
Radiohead – The Bends
Tolta l’esibizione e la canzone è incredibile come si recepiscano 3 (tre) chitarre in maniera distinta, un’amplificazione da palco, un live act vero e proprio
Bjork – Declare Independance
Il brano è uno di quelli che mi fanno digerire (un briciolo) volta, sul palco manipolazioni di suoni (con strumenti a me ignoti) coriste a metà tra Poliphonic Spree e coro gospel e perfetta resa finale da rave
Sonic Youth – Sugar Kane
Vale un po’ lo stesso discorso fatto per i Radiohead, parliamo di 17 anni fa e tolto lo smalto del gruppo (rimasto intatto) la resa è quella del live act, sanguigno, noise. Di classe enorme
Bon Iver – Skinny Love
E’ uno di quei brani che graffiano tanto su cd che in resa live, solitaria su una seggiola. Un miracolo di intimità
Blur – The Universal
Secondo me il pop è stato inventato perchè poi canzoni come The Universal fossero scritte. Con gli archi e Albarn che prima gigioneggia poi si rende conto di quello che sta cantando
Portishead – Machine Gun
Ed è uno dei video per cui ci si rende conto di quanto siamo lontani dal vedere in questo paese trasmissioni così. Resa assoluta, esibizione incredibile.
Amy Winehouse – Rehab
Dire che le hanno permesso la coorte di coristi, fiati e luci retrò sarebbe inutile credo.
Cat Power – The Greatest
Tolte le movenze da vecchietto zoppo vale un po’ quanto permesso a Amy Winehouse, mettiamoci in più però una sezione d’archi. Una delle più belle versioni di The Greatest che abbia visto in giro. Anzi la migliore.
Coldplay – Viva la vida
Trovo già il pezzo di per sè fantastico (anche se il disco lo è un po’ meno) il video è uno dei più belli e creativi in assoluto, senza batteria, tastiere e sì ok gli archi registrati, ma ci si formalizza per così poco?
Yeah Yeah Yeah’s – Zero
L’ultimo, nel senso del sette aprile, o quasi. Il brano è accattivante di suo, esibizione notevole con in più l’esordio in formazione di David Pajo (che è alle tastiere, vai a capire perchè)
katy...oh yeah ha detto:
ieri un filosofo da augias (uno dei pochi programmi che ritengo interessanti al giorno d’oggi-anche se il mio ieri non va molto in là a dire il vero) ha detto che la media delle parolacce in televisione è di 1 ogni otto minuti..di questo passo, diceva, ci si sta avvicinando alla media della realtà…e per questo, raggiunta la perfetta coincidenza, la tivvù sarà talmente noiosa che si smetterà di vederla
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-90f8eb2d-7676-4f6d-bc15-6cca0da6daa0.html?p=0
katy..oh yeah ha detto:
ps, ho sempre tifato per la BBC, dacchè due hanno fa ho visto the seven ages of rock (magari non troppo approfondito, ma senzadubbio documentato, perfetto per i posers) e altri piacevoli programmi di prima serata…è un po’ come se ci fosse piero angela, tutti i giorni, ad ora di cena
onanrecords ha detto:
Si che le vedi anche tu, Ti basta una parabola orientata su Astra 2D ed un normale ricevitore satellitare digitale. Certo forse a Roma ti ci vuole una parabola di diametro più grande di quelle da 100/120 cm sufficienti al nord.
Lucien ha detto:
Musicalmente la TV italiana è il terzo mondo. Ne ho parlato anch’io in un post, dopo aver visto l’offerta musicale del nuovo canale MTV live. Speriamo migliori, i concerti proposti oggi, domenica 26/04 sono una pena.
La RAI non ne parliamo.
Un saluto, vi leggo spesso.