A volte, con il peso che va più su quasi mai che su non sempre, è il sendo di incompiutezza delle cose ad innalzarne il valore.
Ed è questo il caso che può riguardare il quinto lavoro di Tara Jane O’Neil A ways away, primo per la K Records di Calvin Johnson (per cui subito la pronuncia del nome da molti parte un “sia lode e gloria a Cristo”) per cui il vero punto di forza è il senso di incompiutezza e di tensione. Di nervosismo, a suo modo, stretto fa passaggi rarefatti di post rock e cantautorato a là Joni Mitchell (sembra un lavoro scritto in una delle tante incarnazioni di David Pajo, Papa M su tutti) senza la fretta, o meglio senza la volontà di portare a risoluzione con un ritornello facile o una chiosa prevedibile la cosa.
Ci si perde in A ways away, ci si perde (prendetelo come un punto di forza eh) quasi dal non rendersi conto del fatto che è un disco che sta suonando, quasi accompagnando le azioni rimanendo lì, nella sua discrezione. Presente la ragazzina che alla festa delle medie che stava in un angolo e per cui solo voi avevate quel debole che non vi sapevate spiegare. Ecco, quella era Tara Jane O’Neil. Senza tanti clamori, senza tanti strilli.
E con quel grande senso di incompiutezza che da quella festa lì non vi è mai andato nè su nè giù.
Tara Jane O’Neil sarà in concerto il 16 maggio alla Casa 139 con Mirah. Beato chi ci andrà
Edit: (grazie a Colas) saranno entrambe anche a Roma il 31 maggio all’Init
Tara Jane O’Neil - The Drowning (Mp3)

colas ha detto:
vengono anche all’init