La 25a ora è uno di quei film che se ami un pizzico il cinema ti devastano perchè riconverte gran parte di un linguaggio in qualche caso usurato dagli anni.
Spike Lee stesso è un regista che a volte si è dimostrato usurato dagli anni e da certi clichè. A volte. Non spesso.
Nel raccontare la storia dei tre amici legati al filo del destino di uno di loro, Edward Norton, Lee mischia il futuro, il passato e il presente di una New York appena toccata dall’11 settembre, una metafora del punto di fine/partenza delle nuove vite di questo nucleo.
Il film tendenzialmente si gioca sui ritmi carissimi del migliore Lee, montaggio abbondantemente frenetico, fotografia da levare il fiato, sequenze morfiniche e colori saturi e una delle sequenze madri è sicuramente il faccia a faccia di Edward Norton con sè stesso nel bagno del pub. Un’invettiva razzista, ai limiti del qualunquismo in cui si gioca la salvezza morale e mentale del protagonista. Un confronto duro e amarissimo con la realtà che lo circonda, mai fino in fondo accettata ma moralmente “giusta”.