Fermarsi a parlare del Primavera Sound è una cosa che prenderebbe tanto, tantissimo tempo. Che indubbiamente innescherebbe un discorso riguardante innanzitutto il valore che nel nostro paese ha la musica alternativa (persa tra una dimensione assai limitata e logiche da quartierino abbastanza noiose) sia la conseguente cultura dell’ascoltatore medio sia (e non per ultimo) la logica degli spazi destinati ad eventi di una certa portata.
Ma su questo credo si possa noi tutti poco, sul resto, beh sì.
Detto questo è il mio secondo anno al Primavera Sound festival che va a raccogliere la crema della musica alternativa del momento (più spesso e volentieri succose reunion di quelle che fanno contento chi ne sa) il posto è Barcellona e il posto di Barcellona è il Forum, area dedicata ai grandi eventi a ridosso del mare. Poesia pura insomma.
Il report della quattro giorni (compresa l’apertura del 27) sarà strutturato così: ora i dieci migliori live, a seguire un post riepilogativo (a minestrone) di tutto il resto.
L’anno prossimo, se potete, veniteci anche voi.
1- My Bloody Valentine
Non è che mi servissero particolari motivi per tornare al Primavera ma appena saputo del live dei My Bloody Valentine diciamo che non ho più temporeggiato nell’acquisto del biglietto.
Vedere il loro live a dieci metri dal palco (quindi di fronte alle casse) è qualcosa di autenticamente doloroso, vuoi per l’attesa di anni vuoi perchè i decibel erano da sangue dal naso; il fatto è che però dal vivo si parla di un gruppo che è per come lo si è sempre immaginato, immobile, emana un’onda di suono, feedback e voci sotterrate dagli amplificatori. E’ la definizione del masochismo del pop. Della coscienza che certe canzoni sono nate anche per fare male, anche fisicamente e dal vivo sono suonate impeccabilmente da quattro personaggi mai scomposti, fermi sulle loro gambe e che alzano la testa solamente per cantare o minacciare di botte il fonico.
Se avete chiaro in testa cosa possa voler dire una frase come “emozioni della vita” immaginate bene di cosa sto parlando

2- Zu / Dalek
E non è una questione di orgoglio romano, è vero e basta che gli Zu si sono conquistati (convincendo) un post di assoluto rispetto che travalica ormai i confini dei “pochi appassionati” e dello jazz-core. Vederli dal vivo con un live che tendenzialmente era molto simile a quello di qualche mese fa al Circolo degli Artisti acuisce solamente la forza con cui si crede che le distanze tra quello che esce da questo paese e il resto del mondo non sono incolmabili (per quello che passa il convento poi aspetteremmo anni) se si ha qualcosa di importante da mettere sul piatto e lo si propone con classe e determinazione. Gli Zu sono un’autentica macchina da guerra del ritmo, Battaglia Mai e Pupillo padroneggiano la materia da maestri, senza paura e sbavature.
Il concerto, aperto da Dalek e i suoi splendidi beat oscuri e dalle tinte dark apre il festival (il giorno prima nel mezzo dei festeggiamenti per la vittoria della Champions League del Barcellone) è davvero una roba a cinque stelle. Una roba di quelle per cui si parlerà a lungo, anche non solo da noi.
3- Bat For Lashes
Uno dei live da me più attesi (anche e soprattutto sull’onda dell’ottimo Two Suns) non smentisce per nulla. Natasha Kahn e il suo gruppo ripropongono i suoni tardo 80 dell’ultimo lavoro in maniera decorosissima e molto ma molto conservativa (per il genere).
Può sembrare un difetto ma vi assicuro che per un genere come l’electro pop anni 80 è facilissimo cadere in rappresentazioni o molto poco credibili o pacchiane. Il live di Bat for lashes invece ha senso della misura, divertimento e non ultime le canzoni a renderlo un ottimo live che accende gli animi e la malinconia fino alla inevitabilissima Daniel in chiusura.
Note, io non lo sapevo ma sono stato felicissimo di sapere che nel gruppo live fosse presente Charlotte Hatherley (ex Ash)

4- Shellac
Già l’anno scorso fu a detta di molti “il live” del festival. Lo è stato e sicuramente molto, di livello quest’anno. Il trio di Chicago si presenta ovviamente con il piglio del gruppo stronzissimo e di levatura che ha la faccia di non volere concedere nulla a chi sta sotto il palco. Ma alla fine il velo cade sotto le mosse caracollanti di Weston e gli scatti di Steve Albini. Scaletta impeccabile, immediata e con un’impronta fortemente post hardcore sbattuta lì, dritta in faccia.
Scene collaterali: mezzo cartellone del festival che era a bordo palco a seguire il concerto (Natasha Kahn/Bat for Lashes, Fucked Up e Jesus Lizard), Todd Trainer che a un certo punto stacca il rullante e inizia a girare sul palco minacciando gente e il finale da applausi con annesso smontaggio della batteria stessa.
Fino a che non avete visto live gli Shellac tendenzialmente non sapete cos’è un live. Per me è stato quasi toccante rivederli dopo la mia prima, quasi dieci anni fa.

5- The New Year
Una di quelle cose che si sono segnate appena letto il cartellone e che si è giurato da subito non si sarebbero mai perse per nulla al mondo. La creatura dei Kaneda bros vive il suo splendido live all’Auditori (vedi il discorso sopra degli spazi) dove trova probabilmente la collocazione ideale per il suo slow core fatto di poesia e di cuori rotti. Si sospende tutto per tre quarti d’ora e si va in apnea in un live dolorissimo e intenso, che passa in rassegna gran parte del loro ultimo omonimo (una delle cose migliori dello scorso anno nel genere e non solo) con la delicatezza e la compiutezza che solo i grandissimi gruppi hanno. Si vorrebbe bene alla gente per molto meno di qualcosa di questo tipo. Figurarsi dopo averli visti ed esserci quasi partiti per.
[continua]
raffaele said:
Se dessi retta a provincialisti del tuo rango, col cazzo che ci andrei al PS.
Infatti non ti do retta, e ci vado.
Perché?
Perché sei un autentico ignorante
in tre post non citi, perché evidentemente non sai chi sono, i JESUS LIZARD.
Ma come si fa?
Ma da dove sbuchi fuori?
E poi che diavolo ne sapresti tu di quel che passa il convento italiano?
Chiedi agli ZU, a Massimo in particolare, cosa ci sta in Italia
stupido esterofilo.
infatti poi parli di shoegaze (come se esistesse un genere musicale basato sul guardarsi le scarpe) e, non pago, ti inventi un parere sui SUN O))), vabbuò, continua così che piaci di sicuro.
giorgiop said:
ciao Raffaele
so abbastanza bene quello che passa il convento italiano, tranquillo, e da queste parti se ne è parlato (almeno di ciò che passa che per me è di valore) spesso e volentieri.
I Jesus Lizard ahimè per contingenze non li ho visti e sono rimasto bloccato a vedere gli Yo la tengo che comunque è stato un ottimo live. Avrei voluto vederli ma in quel momento stava succedendo altro.
Non dare retta ai provinciali come me, tranquillo. Che vivi meglio.
;)
raffaele said:
Ma guarda quanto ti stodietro…è che mi prende male l’auto-referenzialità!
Ho letto i tuoi post perchè ho trovato su Liquida il link, credevo di trovare qualcosa di approfondito e invece nisba.
Non offenderti, anche se ti ho offeso (Come poter non offendere chi guarda un concerto perdibilissimo-YoLaTengo-per un evento che non si ripeterà più nella sua vita?), però mi sembra quantomeno folle recensire un festival dove l’evento in se potevano pur essere i myBloodyValentine (che cmque col cazzo che ai loro tempi avrebbero avuto quei volumi), ma Jesus Lizard-Ghostface Killah-Jay Reatard-Dead Meadow-Magnolia Electric Co.-Oneida-
Solo per citarne alcuni, tutte band vere che pare tu non abbia nemmeno visto in cartellone.
Comunque, se avessi bisogno di sapere cosa succede in italia vai a quello schifo di MIAMI, oppure fai l’errore di scendere in Sardegna per il festival Here I Stay, uno di quei pochi festival veri dove anche gli organizatori si pagano le 0.40.
peace, love, and KYEO
raffaele
giorgiop said:
leva quel peace and love che scritto da uno come te è alquanto ipocrita ciccio.
Perdo tempo io a risponderti. Scusami di questo. Ma io a uno come te non devo nessun tipo di spiegazione. Chi cazzo sei, scusa? :)
E ho anche perso troppo tempo a starti dietro, pure tu, trovati di meglio da fare nel pomeriggio, ci sono delle bellissime giornate su.
Esci di casa
pistakulfi said:
uè… relax raffaele, è inutile scrivere alla fine peace love e il titolo di un pezzo dei Fugazi se usi certi toni così a buffo. Io i Jesus Lizard li ho visti e domani troverai qualche riga a riguardo però ti avverto… qui si scrive per il piacere di farlo se la cosa non ti soddisfa evita di insultare.
giorgiop said:
..oppure semplicemente “frequenta altri siti”
raffaele said:
col cazzo, che c’è la selezione all’ingresso?
Suvvia, scrivi dei JL su, facci il piacere, che ci piace leggervi,
o non sarete mica di CL?
ps scusa se non esco ma sono a lavoro….e pace, sul serio!
raffaele aka “frequenta altri siti”
giorgiop said:
poverino
pistakulfi said:
Il piacere te l’ho fatto senza volerlo. Ho programmato il post stamattina prima dei tuoi commenti. Poi guarda nessuna selezione all’ingresso, ma figurati. Ma con CL mica intenderai Comunione e Liberazione???
Pace… sul serio.
raffaele said:
per giorgiop: te la sei proprio presa? scusa allora, davvero.
per pistakulfi: si intendevo CL quella li, perché quand’insulto, insulto male. e mi sa che devo delle scuse pure a te, posto che tu sia un sensibilone come giorgiop.
Comunque, la giornata lavorativa è passata pure oggi, nel bene e nel male…io vado a farmi una birra e la dedico a voi, sperando lo prendiate come un omaggio.
Aspetto il vostro post!
xo
pistakulfi said:
Minchia… insulti malissimo :D
Goditi la birra.