A. Adelman Rick, virtualmente allenatore dell’anno e non solo per il suo splendido gioco tutto basato sulla Princeton Offense ma per avere gestito una stagione senza Tracy McGrady, in parte senza Yao ma costruendo un gruppo solidissimo con il suo principe Ron Ron Artest (lo diciamo che non era così determinante da tipo 5 anni?) e scoperte varie come Landry e Brooks. Scola è quasi da all-star. Altro che Gasol

B. Bargnani Andrea, continuo a non essere un suo estimatore (scarsa personalità, troppo lento per fare l’ala troppo soft per fare il centro) ma è innegabile che col posto in quintetto e senza Jermaine O’Neal abbia messo su numeri che su una stagione sarebbero da giocatore più migliorato dell’anno. Ci attendiamo una conferma a questo punto.

C. Chalmers Mario, se c’è stato uno che con Wade ha cantato e portato la croce è stata la point guard su cui tutti un po’ avremmo scommesso ma vuoi per un motivo per un altro al draft era scivolato fino alla posizione 34. Grande presa di Mr Riley e forse abbiamo trovato il compagnuccio ideale di scorribande per D-Wade chiude con 10 punti e quasi 5 assist e arriva ai playoff. Ci siamo

D. Detroit Pistons stagione nefasta che sembrava dovesse essere quella del rilancio con la trade che ha portato Iverson. Invece nulla, la trade sarà utilizzata per fare spazio salariale in vista del 2010, anche se i nomi che girano (Boozer su tutti) mettono i brividi. Vediamo che fa Dumars, magari si sveglia e prende davvero Ben Gordon, ma a quel punto cambierebbe ben altro perchè Hamilton e Prince sarebbero ceduti e insomma ad oggi una squadra che ha come certezze in quintetto Stuckey e tante X non la vedo benissimo.

E. Ellis Monta, un grandissimo coglione con un grandissimo talento che ha buttato tre quarti di stagione perchè ha fatto un incidente in moto, prima negato e poi ammesso, la società gli leva tipo tre milioni di dollari come multa e lui va sull’Aventino e torna per le ultime ventisei a un ritmo di ventelli a partita. Coglione, appunto.

F. Fernandez Rudy, vederlo prendersi un posto di rilievo nell’atleticissima Portland è un po’ vanto per chi ama il basket europeo. Manca ancora qualcosa ma ormai la strada è abbastanza segnata, in più la ciliegina della partecipazione alla gara delle schiacciate.

G. Garnett Kevin uno dei tanti troppi grandi assenti di questi playoff. Nel momento in cui era chiaro che non sarebbe mai e poi mai riuscito a rientrare sono cadute tutte le speranze di una riconferma al titolo per i Celtics. Fiero in panchina ha assunto il ruolo di allenatore motivatore lanciato a forza di motherfuckers contro avversari, tifoserie e arbitri. Se non fosse stato neanche in panchina in borghese mai e poi mai i Celtics sarebbero arrivati in gara 7 contro Orlando

H. Howard Dwight sono uno di quelli che vede nel caro Dwight l’erede naurale di Shaquille O’Neal. Dominante e immarcabile quanto se non di più del Chosen One è un po’ mancato nella serie finale in una serie in cui forse gli sarebbe stato necessario vicino un difensore al posto di Lewis. Dicevano tutti gli sarebbe servita una delusione cocente per diventare veramente forte. L’ha avuta

I. Iverson Allen passare dal prescelto che avrebbe riportato l’anello a Detroit a una inedita panchina (reputata insultante e presto abbandonata a fronte di un Brunettiano malanno alla schiena) a presunte voci di ritiro ne fa una storia da NBA splendida ma tristissima. Speriamo tutti non sia così. Il mondo ha ancora bisogno di AI

J. Johnson Joe, a simbolo di quegli Hawks che sembrano finalmente usciti da un tunnel di sconfitte durato anni e che si sono presentati ai playoff con la faccia tostissima di non regalare nulla a nessuno e un record vincente. Merito, almeno buona parte del loro leader oscuro e silenzioso. Uno che parlasse come qualche intrattenitore perdente con il 23 sulle spalle avrebbe le telecamere addosso 365 giorni all’anno. Ringraziando Iddio non è così

K. Kobe e non credo ci sia bisogno di scrivere il cognome. Titolo strameritato, senza Shaq. Ora può tornare a respirare e a cancellare i fantasmi

L. L is for losers. L is for Lebron

M. Messina Ettore, se ne è parlato per un anno circa, in particolare modo negli ultimi mesi dello sbarco dell’Ettorino nazionale su una panchina NBA, prima Toronto, poi i Kings, poi i Nets. Alla fine ha firmato tre anni per il Real Madrid. Arriverà il suo momento. Sicuro

N. Nelson Don. Gioia e delizia, ha la capacità di montare s smontare sogni NBA nel giro di un mese. I Warriors un anno fa giocavano una delle migliori pallacanestro dell’NBA, un anno dopo fuori dai playoff, litigate interne e una rotazione che sembrava affidata ad un cieco ubriaco. Che tristezza

O. Oden Greg. Da una prima scelta di ormai due anni fa riconosciuto come il nuovo Bill Russell si aspetta molto, moltissimo. Anche troppo. Chiudere la stagione con 9 pti e 7 rimbalzi di media non è neanche semplice all’effettivo primo anno e provenienti da un anno di attivitità. Però finora sono più dubbi che certezze, troppi falli e subito, troppa fragilità mentale e una serie di movimenti d’attacco tutti da scoprire. E se i Blazers iniziano a guardarsi intorno per mettere un po’ di cattiveria vicino al canestro evidentemente non sono convintissimi neanche loro

P. Phoenix Suns. Un disastro chiamato Steve Kerr (e ne abbiamo già parlato) ha smantellato un meccanismo a cui mancava solo il titolo per non fargli fare neanche i playoff. Worst GM ever. Oddio no c’è anche Isiah Thomas, ma stiamo lì

R. Rondo Rajon, finale di stagione incredibile in cui a forza di una media da tripla doppia ha trascinato (con Big Baby Davis) i Celtics il più lontano possibile. Un po’ Jason Kidd, un po’ Iverson per la capacità di prendere botte gli manca una cosa (ma non giocherebbe così): il cervello. E in alcuni casi (vedi i vari finali contro Chicago) si è visto e sentito.

S. Shaq e come solo i grandi basta il nick. Stagione di altissimo livello, anche se ufficialmente in declino. Per la signorilità basta leggere il suo twitter per il riconoscimento della vittoria dei Lakers e del suo nemicoamico Kobe. St’anno cambierà squadra: Cavs, New York o Lakers la destinazione. Inutile dire che chi lo prende aumenta vertiginosamente le quotazioni per il titolo

T. Taylor Maurice, era uno dei più grossi bust (e contratti) dell’NBA degli ultimi anni, forse l’unico compagno ideale di Yao. E’ finito all’Olimpia, anche noi abbiamo la nostra NBA, compreso Boykins. Sono soddisfazioni, e crediamo che questa sia la rinascita del basket italiano.

U. Ukic Roko “se Ukic è da NBA te sei da Eurolega” cit. Gioca difatti ai Raptors

V. Varejao Anderson, Wild thing: e lo so, è antiestetico, antipatico e cattivo. Pure brasiliano, però come dice Buffa ad averne sempre uno in squadra così. Un Dio delle piccole cose, è il Rambis dei Cavs, se c’è da spaccarsi i gomiti lui è il primo a concorrere. Fenomeno

W. Wade Dwyane, se c’era un MVP quest’anno era lui. Ha portato li Heat al massimo ottenibile con un contorno quasi desolante. E l’est da un paio d’anni non è la conference facilona che si afferma.

Z. Zero Agent (Gilbert Arenas), Kevin Garnett, Allen Iverson, Manu Ginobili, Steve Nash, Shaquille O’Neal, Chris Bosh, per infortunio o risultato sono tra gli assenti a questa serie di playoff. L’anno prossimo speriamo non sia così