we will party hard

E’ con questa frase che sono entrato nell’affascinante e unico mondo di quel personaggio dal nome Andrew Fetterly Wilkes-Krier.
In arte Andrew W.K.
2001, se non sbaglio e al tempo tra gli errori di giovinezza che si possono compiere c’era che il giovedì aspettavo dal giornalaio che arrivasse NME, non chiedetemi perchè ma è così.
Inutile dire che il giornale in sè nonchè tutte le sue ispirazioni musicali erano spunto per chi scrive, alla scoperta compulsiva della next big thing e dei nuovi Strokes.
Andrew W.K. mi rapì subito, dalle foto. Non aveva un abbigliamento hipster, maglia bianca da pizzaiolo, pantaloni bianchi, capelli unti. Sembrava uscito da un qualsiasi gruppo metal del momento (era ancora alta l’onda del numetala) e non capivo cosa c’entrasse con tutto quel popò di indielavanderia.
Mi avvicinai al suo singolo. Party Hard.
E a quella frase che dà il titolo al post.

Ora, condivido pienamente l’idea letta da qualche parte (mi si perdoni se non ricordo dove *) che la prima volta che si ascolta AWK sono due le cose:

- o si spegne il supporto che lo sta suonando, si prende il cd e lo si spezza in quattro parti uguali, gli si dà fuoco e lo si sotterra sotto un salice centenario e e con le spalle al mare si implora Dio e Manitù di essere perdonati

- si scende in strada e per la botta di adrenalina si sale sui cofani delle macchine e a forza di martellate si sfasciano i parabrezza.

Diciamo che l’impatto non è stato il primo. Almeno per me.
Da quel momento per circa tre anni (e tutt’oggi) considero I Get Wet il disco che ha cambiato totalmente la mia idea di: divertimento, ironia, adrenalina e musica.
E sostanzialmente mi fa dividere il mondo in due macro gruppi:

- sei con AWK

- non sei con AWK

Con forte impulso al razzismo nei confronti del secondo gruppo. La colpa è vostra, quindi, non mia.
Detto ciò iniziai ad usare il disco a mò di antidepressivo e mi resi conto che funzionava, della serie “come puoi sentire una canzone del genere e stare a flirtare con le sfighe del mondo?”.
Deve essere stata una concezione comune perchè da quel momento e nell’ultimo periodo (diciamo tre anni) quello che viene dai più riconosciuto come un irriducibile cazzone ma col cervello inizia a girare per le università americane con la bocca piena di discorsi motivazionali.
Una cosa così

Questo sembra essere un abbozzo di un personaggio direttamente uscito dal video di Fight for your right (to party) dei Beastie Boys, incrociato con i Twisted Sister e che alla fermata dell’autobus per passare l’incrocio legge Hesse e manualistica spicciola da DIY. Ma funziona, funziona talmente tanto che inizia anche a fare uno show televisivo dal nome Your friend, Andrew WK, una roba di MTV2 in cui rispondeva a lettere di gente con problemi, insomma. Siamo nel 2004 e il mondo è suo. Almeno per i giusti che lo seguono, il personaggio dimostra di essere non cartapesta dello show business ma un poliedrico dispensatore di sè stesso.
Musicalmente parlando inoltre buona parte dello star system alternativo inizia a sdoganare il personaggio a 360°. C’è ben oltre i Twisted Sister insomma, vedi i Wolf Eyes, vedi il disco prodotto a Lee Scratch Perry, vedi la collaborazione con Bonnie Prince Billy.
Sì quel Bonnie Prince lì (al piano)

Insomma, stiamo parlando di uno che nel suo piccolo ha cambiato l’idea di essere un personaggio musicale, una persona che come dicevo poco sopra dispensa, emana sè stesso levando il tappo per tutto quello che ha da dire ed il mondo musicale sembra ormai riconoscergli un ruolo, anche in questo.
Un ruolo che fino a poco tempo fa era consacrato a personaggi tipo Henry Rollins. Per dirne uno.
Da qui il suo ritorno Destroy, Build, Destroy: una specie di Kids’ game per Cartoon Network in cui il nostro, affiancherà adolescenti a distruggere macchinari, prenderne gli scarti e gli elementi base e costruirci macchine da distruzione. Una roba così.
We will party hard, insomma.

Sempre su Andrew W.K.

Valido su Sterogram
L’intervista di Francesco Farabegoli su Nero
* stranamente la frase era sempre di Valido