Lo dissi ad Emiliano qualche giorno fa, “entro il we nell’NBA succede l’ira di Dio”. Di solito non ci becco mai ma stavolta sì, qualcosina è successo non l’ira di Dio ma poco ci manca.

1. Cane grosso va sul lago
Che sarebbe un bel titolo per un romanzo di Ammanniti ma che più semplicemente significa che Shaquille O’Neal è andato a finire ai Cleveland Cavaliers.
In questi casi si chiede prima di tutto: in cambio di cosa?
Un giocatore che si è ritirato (Ben Wallace) e una mezza figura di tiratore che solo uno come Lebron James poteva ritenere fondamentale (Sasha Pavlovic) e una scelta.
La seconda domanda che si fa è: ma il general manager della squadra che ha ceduto Shaq è un idiota?
La risposta è: no, è Steve Kerr. Uno che va oltre l’idiozia.
La terza è: Cleveland è l’ambiente ideale per Shaq?
Ora, premesso che un giocatore come dice da sè la parola deve pensare a giocare e basta di dove vada a finire credo gli debba fregare poco. Sì che uno che ha giocato in carriera a Orlando, Los Angeles, Miami e Phoenix finire in una città soprannominata “the mistake on the lake” non credo sia il massimo
La quarta domanda è: l’impatto?
Devastante, in tutti e due i sensi, mi spiego. Sulla carte io per primo ho detto “perdio!”. Aspettando un quarto d’ora di più ho visto le prime interviste che chiedevano a Danny Ferry gm dei Cavs “sì ma ora Ilgauskas?” e sentire rispondere “partirà dalla panchina”. Mh.
Poi a Lebron “sei contento?”, e lui “sì è un grande onore per me bla bla bla”. Tradotto “sì ma ora semmai – non succede – vincessi il titolo l’ho vinto perchè è arrivato Shaq, guarda che è toccato a Kobe, guarda anche Wade, hanno vinto perchè “c’era Shaq” e non credo che uno che si chiama di nome “the chosen one” accetti un supporto di questo tipo.
E poi c’è stato l’esperimento Iverson. Fallito lo scorso anno a Detroit e che sulla carta era molto simile a questo. Una mossa spacca spogliatoio (Ilgauskas è uno dei fidi di LBJ come Varejao) e vediamo un po’ che succede. Io lo dico ora, i Cavs non andranno neanche lontanamente vicini a vincere il titolo, neanche un po’.
L’unico che festeggia, a modo suo, è Shaq.

2. Come ti smonto una squadra e ti dico che sto meglio
E’ un po’ quello che è successo ad Orlando in questo week end. Una squadra a cui mancava poco per vincere il titolo destrutturata dal suo core play. Sostanzialmente per me è importante un giocatore (tolto Howard) di cui si è deciso di disfarsi: Hedo Turkoglu.
Sarò io che ho la passione per le point forward (lui, Mike Miller) ma sono quel tipo di giocatori per cui si capisce che la cosa più importante in sto gioco qui è la cabeza, e come la usi. Uno che fa tutto e copre due posizioni anche portando palla, giocandola dall’ala è uno di cui l’NBA di oggi non può fare a meno. Men che meno una squadra che vuole puntare al titolo.
Quindi via molto probabilmente lui che non sarà rifirmato, dentro Vince Carter, uno che “checcoglioni è il cugino di Michael Jordan” però negli ultimi tre anni ha giocato quando voleva lui. Grande attaccante sì ma con una condizione “se gli va”.
Uno che tiene talmente tanto alla vittoria che ha fatto carte false per rimanere ai Nets, una squadra che come dire, entra nel palazzetto a fare due tiri e non guarda il tabellone dei risultati.
Insomma uno smantellamento che porta via cervello e leadership e Skip to my Lou, ovvero Rafer Alston, uno che se lo vedi giocare non puoi non innamorarti e porta il sapore della strada e dell’asfalto nei campi fatti di parquet. Mossa idiota

3. Vuoi vedere che Mike fa il miracolo
E prende per un piatto di lenticchie Darko Milicic (Quentin Richardson e spicci) che alla resa dei conti ad oggi è la grande macchia sulla carriera di Joe Dumars che al tempo lo scelse al posto di: Dwyane Wade, Chris Bosh, Carmelo Anthony. Uno degli abbagli più grossi della storia NBA preso in un momento di frenesia europea per cui se si vedeva uno spilungone di due metri e dieci correre in maniera armonica e tirare da cinque metri si gridava tutti “Novitzkiii”.
Ecco ora si grida tutti un po’ “Darkooo” un po’ a mo’ di “suora tua” un po’ a mo’ di “Pippaaaa”.
Contateci, l’anno prossimo Mike gli fa fare 20 punti e dieci rimbalzi. E a quel punto inizierò a pensare che se vado anche io lì dopo 15 anni di inattività e mi metto a giocare ala con D’Antoni, dieci punti a partita li metto anche oggi.