Ho dei tempi biblici per gli standard odierni della rete. Ma tant’è…
A quest’ora ne hanno già parlato in molti e ancora di più lo hanno ascoltato. Fatto sta che al momento rimane per me l’album più consumato del 2009. Sto parlando di Primary Colours degli Horrors.
Facciamo un passo indietro. A me degli Horrors è fregato poco o nulla, circa due anni fa, quando uscì il loro primo lavoro sull’onda del solito hype inglese. A parte i singoli, che non erano neanche male, li liquidai velocemente come ennesimo gruppo tutto aspetto e poca sostanza. Decisi proprio di non dargli ascolto.
Poi succede che qualche mese fa qualcuno comincia a parlare di questo non-singolo, perchè di non-singolo si tratta, della durata di otto(!) minuti con la collaborazione di Sua Sonorità Geoff Barrow e dell’esordiente Chris Cunningham
(almeno come produttore) già al lavoro con loro come videoclip director su Sheena Is A Parasite.
Ne parlano come un qualcosa di rivoluzionario per quello che fino a quel momento poteva significare un pezzo degli Horrors. Non ascolterò altro per due giorni. Sea Within A Sea in repeat per due giorni. Ipnotica, scura, essenziale, psichedelica. Andrebbe premiato già di per sè il fatto di uscirsene con una cosa del genere. Con un non-singolo appunto. E poi quel finale che ricorda tanto qualcosa… ma certo! Ricorda The Rip dei Portishead. Ma c’è Barrow in cabina di regia. Decido che si tratta di un mezzo regalo fatto ai ragazzi. La cosa non mi sembra poi così significativa.
Barrow… Barrow… quanto è stato determinante in tutto questo? Probabilmente abbastanza da poter dire che senza di lui non avrebbero mai “suonato” così. Fatto sta che attendo con pazienza l’avvento dell’intero lavoro, perchè se si rimane anche lontanamente su questi standard “apriti cielo”. E il cielo si squarciò letteralmente.

Diciamo subito che l’album può suscitare determinate reazioni sconsiderate a chi è invischiato con la wave e il post-punk e successivamente è cresciuto con le derive shoegaze. Si il kraut-rock pure, ma non così tanto alla fine.
Le strutture ritmiche della quasi totalità dei brani rimandano nettamente agli anni a cavallo fra i 70 e gli 80, strutture in cui il basso lo si sentiva eccome, valgano come esempio l’apertura di Mirror’s Image o la splendida Scarlet Fields, la chitarra tende a ricordare che comunque loro nascono come garage-band e a volte ci riesce come in Who Can Say dove si sposa perfettamente con la ritmica di cui sopra e con una tastiera shoegaze, ma il più delle volte si adegua al mood generale per creare suoni alieni che si mischiano alle keyboards e qui la mano lunga di Barrow ci sta tutta. Altre volte si trasforma in una vera ascia gotica. Cosa è se non il pezzo che i nuovi Bauhaus non sono riusciti a scrivere quel capolavoro che prende il nome di New Ice Age (omaggio all’Ice Age dei Joy Division?). E sempre a proposito di omaggi, anche la copertina non sembra esente col suo stile di Pornography-ca memoria. Faris Badwan “Rotter” a differenza dell’esordio si esibisce in una serie di interpretazioni profonde e convinte sulla scia di un novello Peter Murphy. Nelle pieghe di questo lavoro c’è spazio anche per i sette minuti di I Only Think of You, sorta di dark-blues dolente con finale da collasso. Three Decades e I Can’t Control Myself sono forse i momenti che più si avvicinano agli Horrors che furono.
Al momento per gli amanti di queste sonorità non ce n’è proprio. Bisogna fare i conti con loro e con un album che suona magnificamente ed è ancora lontano dall’aver stancato.
Si li ho visti live, al Primavera Sound e non è stato uno spettacolo memorabile, per colpa di diversi problemi tecnici. Conto di rivederli più a loro agio e che continuino ad essere così ispirati. Anche se continueranno a chiamarsi The Horrors.
Questo l’ho beccato girando su Youtube. Teoricamente non c’entra nulla ma No Love Lost è uno dei miei pezzi preferiti dei Joy Division e poi ho notato che… cazzo Faris Badwan è la versione goth-punk di Ibrahimovic!!!
giorgiop ha detto:
è vero è lui!
comunque sì che il concerto è stato sfigato ma a me puzza molto che risultassero molto più convincenti nel loro repertorio che nell’ultimo disco.
Che comunque è bello bello. Un cincinino derivativo (:D) ma bello
PistaKulfi ha detto:
Ne fecero un paio di pezzi vecchi… pezzi dove basta che la chitarra faccia quell’accordo e lui strilli. I nuovi sono complessi e i guai non li hanno aiutati. E’ anche colpa loro, devono crescere sotto tanti punti di vista. Furono fortunati due anni fa, di solito i gruppi si fanno il culo prima di riuscire a mettere il naso fuori, loro a due mesi dalla formazione erano sulle copertine…
Sulla derivazione si aprirebbe una bella discussione, nel senso che sembra valga solo in determinati casi (wave-postpunk-dark et similia), quindi si… lo sono ma chi non lo è un poco?
kekko ha detto:
io aspetto che vengano dalle mie parti per prenderli a rasoiate in faccia. il primo che mi dice “sei prevenuto” lo ammazzo anche a lui. ho visto un concerto e ho ascoltato due dischi.
PistaKulfi ha detto:
Deduco non ti piacciono. Ci sta. Come ci sta benissimo il loro essere “insopportabili”.D’altronde sono finiti sulle copertine ad appena due mesi dalla nascita e con solo un paio di pezzi all’attivo. Il problema è far convivere tutto ciò con un album bello. Ma bello parecchio eh?
kekko ha detto:
beh sì ma il problema non è il gruppo, è la musica che fa. è la musica che fa schifo, non il gruppo.
PistaKulfi ha detto:
Schifo?!?! Dai Barrow non può produrre musica che fa schifo! Può produrre musica che potrebbe non piacere ma schifo mi sembra un tantino esagerato. Poi vabbè scherzo… se ti fanno schifo però non li si aspetta per vederli, li si ignora :D