Eviterò qualsiasi forma di madeleine per scrivere di ieri, del concerto di Springsteen allo stadio Olimpico. L’ultima volta che ci sono entrato, allo stadio Olimpico era forse un Roma Parma. Millenni fa.
Per vedere un concerto non ci sono mai entrato. Sul prato neanche a parlarne. Premesso che si era lì per un motivo tutto tranne che sportivo (cioè c’era sudore, puzza, truzzi e gente da stadio ma mancava il pallone) per la prima ora abbondante ci si guarda intorno come ragazzini di sei anni e di capire perchè da ragazzini sul tema “che vorresti essere da grande” scrivevi “Falcao”.
Sto divagando.
Non è mia intenzione mettermi in nessun tipo, dicevo, di introspezione o di punto di vista di quello che “sente Springsteen da bla bla bla anni e non l’aveva ancora mai visto” e amenità simili. No.
Mi metto più che altro nei panno del cyborg di Blade Runner, serie ho visto cose che voi umani..
Tipo ieri sera ho visto un sessantenne entrare sul palco e salutare uno per uno altri sei presunti ergastolani sul palco come se non li vedesse da tre mesi, baci e abbracci a tutti. Ho visto Badlands che vincendo scommesse a mani basse diventa popporopopporopo, io lo sapevo. I know my people, dico. Non mi credevano.

Ho visto una bambina di sei anni cantare Waitin for a sunny day, ma era americana, non vale e un bambino, presumibilmente tentare di cantare sul palco Hungry Heart. Bambino, mentre cantavi Springsteen col pollicione ti faceva “tutto ok”, se tua madre fosse stata d’accordo t’avrebbe anche adottato lì per lì.
Ho visto Atlantic City/Thunder Road/The promised land fatevi un giro, trovate un chicchessia che abbia tre canzoni così e poi venite semmai a sdrumare i maroni con l’indie e le altre amenità da giornaletto parrocchiale. Perchè se Springsteen è una cattedrale il resto si riduce a parrocchia, e pure un po’ sgarrupata come dicono i guappi.
Ho visto salire sul palco Mamma Adele che faceva la segretaria e che grazie a Dio ha detto al figlio “vai in giro con gli ergastolani degli amici tuoi e vai a suonare”, mi immagino la prima volta che è entrato in quella casa Steve Van Zandt e Clarence Clemons. Il servizio buono quando sono usciti sicuramente si è ricontrollato se era ancora tutto al suo posto.
Ho visto Clarence Clemons un po’ the Undertaker un po’ il protagonista di Jeepers Creepers, fare dieci metri dieci in tutto il concerto. Le unghie con lo smalto d’oro. Chissà se si incazza Clemons che succede.
Ho visto one of the most adorable MILF ever seen in life, ovvero quella che dal vivo occupa il posto in casa palco Springsteen di Patti commessa Scialfa. Che probabilment è rimasta a casa a controllare che i figli non la vendessero.
Ho visto arrangiamenti imbarazzanti, ma non fa niente perchè poi partivano Atlantic City e Outlaw Pete. Working on a dream è stata imbarazzante, ecco, quello sì, ma tre ore di concerto.
Ho visto tutto intorno a me diventare a botte il 1960 con Pink Cadillac o il 1970 con Bobby Jean.
Ho visto The Rising che è una di quelle canzoni che ho sempre amato odiare ma dal vivo è una di quelle per cui ti viene voglia di prendere la cittadinanza americana. Tipo subito.
Ho visto la Mamma Adele di cui sopra salire sul palco, mi ero dimenticato e ballare la quadriglia con la zia del figlio, su American Land, presente la sagra di paese, ecco. Poi ho visto Little Steven che finita la canzone ha accompagnato fuori le signore e Springsteen che a gesti le spingeva fuori come un bambino che chiude la porta in faccia alla mamma perchè “l’ultimo pezzo e poi vengo a cena”.
Ho visto la scena dei cartelli, che per chi non lo sa è il momento in cui la gente alza scritte con la canzone che vorrebbe sentire e ho visto alzare il cartello di un’amica e scrittrice di questo posto con scritto “I’m getting married in one week. I’m on fire”. Ho visto me stesso impazzire quando Springsteen ha alzato quel cartellone e dire 1, 2, 3 e cominciarla.
Ecco io non so in che condizioni mentali sarei oggi per una cosa così. So che era bello vedere Irene a fine concerto, di quella contentezza che davvero capita una volta nella vita.
Ho visto Springsteen prendere una ragazza dal pubblico e ballarci Dancin’ in the dark e ho visto con commozione l’incredulità di qualcuno a cui si materializza tra le braccia un sogno. Un qualcuno che in una giornata di luglio per 12 ore abbondanti ha atteso quel momento sotto il sole, essere presa in braccio e non battere mai le palpebre “perchè quando ti ricapita” che hai la faccia a 30 cm da quello lì e ho visto lo stato confusionale di non capire una parola che è una e dire solamente “i love you, i love you” e mollargi un bacio vicino all’orecchio. Non si laverà per tre mesi. Ragazza, sappi che siamo tutti con te.
Ho visto Morozzi, a fine concerto con la stessa faccia felice di tutti noi, tutti. Un po’ l’invasione degli ultracorpi al contrario, degli ebeti felici. Settantamila o quanti sono stati.
Con la certezza che cose così passano una volta nella vita. Anche se sembrano una festa di paese.

Ps qui il report di Emiliano