The Natural non è solamente uno dei romanzi più importanti dell’ultimo cinquantennio (Robert Malamud) ma è anche un film di Barry Levinson, per chi non lo sapesse con protagonista Robert Redford.
Lo dico ora, Robert Redford è uno degli uomini più belli e  importanti della storia del cinema. E non scherzo.
Qui, ve lo dico per correttezza, entriamo in uno dei migliori film sportivi in assoluto, che sia anche uno dei preferiti per chi sta scrivendo questo post è in parte un dettaglio, in parte no (altrimenti non ne scriverei, credo).
La sequenza, a cui faceva riferimento Irene nel post di venerdì, è la chiusura del film, con la premessa di  una partita da vincere per conquistare il campionato, Roy Hobbs (Redford) che ricattato per il suo passato e con un infortunio che lo spingerà a chiudere per forza di cose la carriera dopo la partita va in battuta per l’ultima volta della sua vita rifiiutando di venderla.
La scena è di quelle epocali, c’è tutto quello che è il baseball, nell’immaginario di chi scrive, le grida del pubblico con le mani a cono intorno alla bocca, il gesto di accenno del lanciatore per il lancio, le mani che si stringono alla base della mazza, e la sospensione eterna tra la battuta e il vedere dove la palla va a finire.
E va a finire nel modo più commovente, trascinante e unico immaginabile.
E dopo 20 anni dalla prima volta che mia madre mi costrinse (al tempo potevamo parlare di coercizione, io volevo solo Star Wars e Indiana Jones) la mia reazione continua ad essere ancora quella di Bobby, il ragazzino aiutante, che non sapendo che fare, col groppo in gola per la contentezza butta in aria le braccia.