we put this festival on you bastards
with a lot of love
we worked for one year for you pigs
and you want to break our walls down?
you want to fuckin’ destroy us?
well you go to hell

Immaginavo che succedesse, non ora magari ma che prima o poi succedesse.
O lo speravo, lo speravo in fondo al cuore che gli Oasis non sarebbero mai finiti come i Rolling Stones. Quello che è successo se non lo sapete già (cosa che potrebbe essere semmai la vostra residenza sia Marte) è che gli Oasis non ci sono più. O meglio che Noel Gallagher ha preferito fare armi e bagagli e lasciare il gruppo.
A conti fatti ad oggi della formazione di Definitely Maybe rimane solo il fratello di Noel, Liam. Certo che poi la formazione attuale sia eoni anni luce migliore della precedente (vuoi solo per la presenza di Gem Archer) è un altro discorso ma la dice un po’ tutta sull’importanza di un marchio. E sulle canzoni scritte dai due, in effetti, proprietari del gruppo.
E’ tutto comunque documentato perfettamente qui, a me non va di parlare dei perchè e per come di tutto questo. Me ne fotte un cazzo.
Due fratelli litigano e litigheranno sempre, due Gallagher è un miracolo se sono arrivati a 40 anni senza ammazzarsi. Questa è l’unica verità.

Quello che volevo scrivere riguarda le canzoni, un po’ quel tipo di post con cui si dicono quelle dieci canzoni che non ti dice mai nessuno degli Oasis e che quindi a occhio e croce non sono qui (perchè vuoi o non vuoi, amali o odiali quelle canzoni lì ce ne hanno forse 4-5 gruppi in circolazione, questi sono i fatti, questa è la realtà).

1) Columbia
E questa è la versione di Knebworth, 1994, e Noel che strilla “this is history, this is history, right now, this is history” è quasi un marchio storico e personale, una special i.d. E’ “essere Noel”. E la canzone in sè è per me il simbolo dell’era brit-pop, con I wanna be adored degli Stone Roses

2) Whatever
Canzone che fu inclusa nella ristampa di Definitely Maybe e con quel giro di chitarra che è un po’ marchio Oasis. Noel che mangia le patatine e i cori da stadio nel finale “o-a-sis o-a-sis”. Hooligan pop.

3) Hello
La canzone di apertura che ogni gruppo potrebbe avere, ma non ha. It’s good to be back. Scommettiamo che sarà il nome del tour della reunion?

4) D’y know what I mean
Conosciuta anche “manie di grandezza”. Il mio primo viaggio a Londra è costellato di ricordi di pubblicità ovunque, OVUNQUE, che annunciavano l’uscita di Be here now, la canzone è sostanzialmente Wonderwall rallentata. Mai capito perchè Noel odi questo disco.

5) Fuckin’ in the bushes
Strumentale, usato anche da Guy Ritchie su the Snatch, semplicemente il miglior intro da concerto mai pensato e creato. Poi dice che uno diventa coatto o si crede un Gallagher. Cazzo, io con una canzone così già tanto se non mostro il culo a centomila persone

6) Half the world away
Certe canzoni non le scrivono tutti, questa ne è l’esempio principe

7) Little by little
Il difetto dichiarato da molti in questa ballatona quasi power pop è un po’ il cantato da pub di Noel. Per me qualsiasi variazione sul tema non l’avrebbe mai e poi mai resa incisiva quanto è così.

8) Hindu Times
E’ la Columbia presa, smantellata e rivista col triplo della coattaggine degli esordi. La canzone in cui gli Oasis sono tali per definizione (God give me soul in your rock and roll band)

9) Waiting for the rapture
Ok è Five to one dei Doors in maniera abbastanza palese. Però vedi il discorso sopra del gruppo che ha deciso di esporsi nel proprio coattismo

10) Gas panic
Gli Oasis hanno avuto a tratti un lato psychedelico che molto probabilmente rimpiangeranno di non avere approfondito abbastanza ed avere abbandonato troppo presto. Canzone gemma. Anzi, canzone capolavoro