E’ da venerdì notte che ho questo file zip sul desktop ed è da venerdì notte che nell’ordine ho detto, faccio le due e lo ascolto, anzi no domattina, anzi no, domani sera.
Poi ci sono stati in mezzo Drag me to hell, un regalo di nozze da fare, il completo da portare in tintoria, rivedere tutta la trilogia di Guerre Stellari.
Ok.
Avevo paura cazzo, ok?
ora sono le 11 e 56 di domenica mattina e ho deciso di aprire sto zip, che si chiama Backspacer e che magari è un fake, e se è un fake poi mi atteggio da giornalista e dico a tutti “cazzo volete se mi confondo io figuriamoci si potrebbe confondere mezzo mondo perchè io sono io e posso permettermi di recensire anche i leak finti, anzi dai facciamoci su una bella pantomima così sò cool”, ma magari no ed è davvero il disco dei Pearl Jam. Quello nuovo.
I dettagli cercateveli da qualche parte. Io spingo play e vi dico in prima battuta traccia per traccia quello che penso.
E ho molta paura.
Sappiatelo
1. Gonna see my friends, si apre col riff di God save the queen, la dichiarazione d’intenti mi pare evidente. Presente il gruppetto che si mette in garage chiama gli amici e dice “portate la birra che facciamo il rockandroll?”. Ecco. Solo che quegli amici hanno tipo dai quarant’anni in su. Sembra un pezzo (che strano oh) degli Who. Tanto McCready gli prende a mulinare il braccio. Non fatico ad immaginarmeli
2.Got some, oddio i Police. Scherzo, però l’intro è spaventosamente vicino a quelle temperature lì. Vedder ha deciso di tornare sui suoi registri alla Christian Bale aka “non vi faccio capire quello che dico però sono Vedder ok?”. Mi chiedo se fossero necessari tutti sti cori. Secondo me sono quelli dei quarantenni panzoni di cui alla traccia uno che hanno portato la birra. Però no dai, un’altra canzone con le chitarre col riverbero no
3.The fixer, era già una merda in video. Sul disco non è che la situazione migliori tantissimo. A discolpa della situazione posso dire che è mia idea che il video però peggiori notevolmente le cose. Fa sempre schifo, cioè, sta roba che anche l’ultimo Springsteen avrebbe avuto remore ad incidere, però meno schifo. Forse perchè offende un solo senso anzichè due.
4.Johnny Guitar, sempre Who (oh capiamoci bene non è un difetto per me, tutt’altro, e poi sono tre dischi che i Pearl Jam iniziano a scrivere canzoni coverando canzoni degli Who) ci deve essere stato un momento in cui a Vedder gli hanno detto, sai che hai un cantato/urlato/quasi rappato che “spigne ‘na cifra”? Ecco io vorrei conoscere questa persona. You, dude take a call
5.Just Breathe, into the wild, presente quel disco bello lì di Eddie Vedder che alla fine conteneva in pratica tre canzoni? Ecco. Just Breathe ne è sostanzialmente un out-take. Quasi commovente. Cioè meglio così che Comeback dall’”avocado” eh. Sicuramente
6.Amongst the waves, bell’intro il disco sembra avere preso una marcia differente, una di quelle canzoni che partono lente, dove dopo 40 secondi suonano tutti e con un ritornello stracciaculo. Chitarrine qua e là con fraseggi quasi epici. A conti fatti fin qui la cosa migliore del disco.
7.Unthougt known, una canzone che viene da dire i Pearl Jam non avevano mai fatto, crudissima e scarna (anche perchè basta con ‘sti riverberi e ‘sti delay) sembra una canzone di rock classico anni 70. Il che non rimane un difetto, anzi, se fatta bene. Impatto emotivo 4000 di quelle fatte apposta per il live in attesa della batteria che entra e in cui tutti strilleranno. Io sarò lì. Poi vi dico in che fila.
8.Supersonic, i cazzoni dopo un pochino di canzoni quiete decidono di coverare i Dead Boys. Avessi qualcuno qui vicino lo prenderei a spallate e inizierei a pogare. Punk.
Salto sulla poltrona del mio studio. Prendo la gatta e me la metto sulla spalla e pogo con lei. Agito le sue zampe in aria. Corna metal
9.Speed of sound, in primis, chiamare una canzone come una hit dei Coldplay mi procura quel non so che. Tutta in controtempo è a suo modo una ballata-art-rock, bell’effetto. Qualcosa a cui i Pearl Jam non ci avevano abituato, nel senso che non sai per quale verso prenderla. L’ascolto con un occhio mezzo chiuso avvicinando l’orecchio alla cassa per capirci di più e guardando l’angolo alto sinistro del monitor. Tra i due brani migliori del disco
10.Force of nature, anche qui, chiamare una canzone come una degli Oasis (a sua volta cover di Nightclubbing di Iggy Pop) mi procura quel non so che. Un po’ Born to be wild un po’ chitarre effettate da prendere a secchiate in testa il responsabile. Canzone semplice, quasi classica da ultimi Pearl Jam. Ritornello da polmoni pieni ma sincera
11.The end, ari-ballatona in stile Into the wild. Ci piace che un disco saluti così, nella maniera più di cuore possibile. Forse ci siamo, se i Pearl Jam aggiungono questo i loro dischi diventano una splendida perfezione dell’arte onesta e quasi senile del rock. E gli si vuole bene.
Ultima cosa, non era un fake. Vi risparmio tutta la gnagnera, accipicchia mi dice sempre male

fran said:
giorgiop sei la mia sala ricreativa!!!
ogni volta che passo di quì rido come una matta (e piango pure! metti le due cose insieme e vedrai che bella coreografia).
questi due pezzi sui Pearl Jam sono superlativi!
giorgiop said:
Perchè “due” pezzi? Mi sono perso qualcosa? :D
(se parli di quello di venerdì era di Gianluca Pellegrino, non mio eh)
ps piangere e ridere bella cosa, contemporaneamente?
fran said:
esatto, contemporaneamente!
aggiungi che anch’io morivo di paura all’idea che backspacer fosse una porcheria (poi cosa gli racconti ai figli? che la band che mamma segue dal ’92 ha fatto una porcheria?).
l’altro post era quello di venerdì e faccio i complimenti a G. Pellegrino, perché anche quello è da ribaltarsi dal ridere.
bravi tutti
giorgiop said:
la band che la mamma segue dal 92 non ha mai fatto porcherie :) oggi ha 45 anni e ne dimostra 30. E morirà così. Dimostrandone 30 :)
fran said:
;)