La Turchia è tanta Asia e pochissima Europa.
Da quasi cinquant’anni, però, sta cercando di diventare completamente europea, nonostante i confini geografici siano impietosi e impassibili al cospetto dei tentativi di ottenere l’acquis comunitario.
Del (Lo) Turco parlerò prossimamente.
Il definitivo ingresso, non ancora politico (per questo c’è da negoziare), risale all’11 giugno 2000.
11^ edizione degli Europei di calcio, Turchia – Italia: al 62esimo Okan Buruk, centrocampista di fascia destra dei turchi, pareggiò il goal di Antonio Conte (il centrocampista da riporto ormai allenatore da trapianto) con un colpo di testa.
Questo fu il primo goal turco in una competizione continentale per nazioni.
Okan, perchè sul Bosforo si chiamano con il nome e non con il cognome, quasi a voler mantenere un profilo basso, è alto 168 cm e insaccò alle spalle di Toldo (196 cm) beffando la difesa a tre composta da Maldini (186 cm), Nesta (187 cm) e Cannavaro (177 cm di menate sulla sua abilità nello stacco).
L’Italia vinse 2-1, doppio avvitamento dal trampolino di 1 metro di Filippo Inzaghi, rigore da lui calciato e trasformato.
L’anno successivo Okan passò dal Galatasaray all’Inter per circa quattro miliardi di lire.
Probabilmente i tifosi nerazzuri lo inseriscono tra i bidoni ma io l’ho apprezzato, forse a causa dell’utilizzo del nome invece del cognome, quasi un invito a dargli del tu.
Se la sua lingua fosse stata più simile alla nostra e se lui avesse avuto tempo per comprendere le virtù e le capacità dei giornalisti sportivi italiani, Okan avrebbe di certo cominciato a farsi chiamare Buruk, ristabilendo la distanza formale che c’è tra chi si dà del lei e magari si chiama per cognome.
Marco Pastonesi, firma della Gazzetta dello sport, per la quale segue regolarmente il Giro D’Italia, scrisse di lui:
“È stato acquistato perché di Okan, si dice, è il migliore amico dell’uomo. Dove lo sguinzagli, fa il suo dovere: in difesa è un Okan poliziotto, a centrocampo un Okan lupo, in attacco un Okan da caccia. Una volta è dovuto subentrare al portiere, espulso, e se l’è cavata benone: un Okan da guardia. Un’altra ha giocato da libero e è stato impeccabile: un Okan sciolto. Dovunque tu lo metta, lui lavora come un Okan(…). Ieri, a Brescia, temperatura glaciale (un freddo Okan […])(…) si è trovato circondato dai giocatori di Mazzone (solo come un Okan) (…). Come si dice in Turchia “Okan che abbaia non morde”. Vero. Tranne quando incontra il Perugia. Tra Okan e Gatti (ex giocatore del Perugia, n.d.r.) non ci sarà mai pace”.
Pare che a un’ inopportuna domanda del direttore – Di chi hai parlato nell’articolo? – Pastonesi, l’autore, abbia risposto stizzito – Ma di…Okàn, direttore!
La chiusura è di Pippo Russo, sociologo dello sport e battutista da competizione.