Sabato mattina mi sono svegliato tardi, al solito e come prima cosa, mi sono detto, vado a ricaricare la PostePay, ci butto su 100 euro e mi smazzo Play manco fosse l’ultimo dei miei giorni. Avevo intenzione di fare un carrello con una decina di articoli. Per capirci.
Scendo giù facendo gli scalini a due a due, non so perchè mi sono portato le chiavi della macchina dietro (ah sì, perchè sono attaccate a quelle di casa) e nel momento in cui devo scegliere tra l’andare a destra (Poste) o da qualche altra parte, vado verso l’altra parte. Alla macchina.
Mi dico vado per negozi.
Di dischi.
Questo è il primo di (tanti) diversi post in cui io (e magari anche gli altri di JunkiePop) strilleranno la propria resistenza al 2.0 e nella difesa del local store, o di quello occasionale, ma comunque del posto in cui si viene a contatto con l’oggetto fisico cd, o vinile o maglietta o quello che vi pare. O adesivi, certo.
Il primo posto verso cui mi dirigo è Hellnation a via Nomentana 113, rifugio e ritrovo (almeno uno dei due) del mondo hc a Roma. Trovo subito parcheggio (poi mi si metteranno dietro un pullman e dovrò litigare) ed è una bella giornata e fa caldo, troppo. Entro e per chi non lo sapesse il posto è piccolissimo. 30 metri quadri su due livelli. Devi avere fortuna insomma. O devi scartabellare, che è più bello.
Scarto un mucchio di vinili, scarto gli Smiths, i Pond e arrivo non so perchè a Laura Veirs, Year of meteors. Io non so perchè ma è un disco che ho amato veramente tanto, e come direbbe Tiziano Ferro “non me lo so spiegare io”. C’erano delle canzoni che credo di avere sentito più di Me in Honey dei R.E.M. tipo Galaxies, e poi mi ricorda i treni. So mica perchè. Lo prendo in mano che neanche me ne accorgo.
Leggo il prezzo su e confermo di tenercelo, in mano: 10 euro
Mi sposto sul versante punk hc, Hellnation ha un pregio, che i cd che costano in offerta dieci euro qui ne costano nove. Il perchè non lo so. Ma c’è un disco che ho sempre rimandato dopo averlo perso due volte che è Warehouse degli Husker Du. Lo riconosco dalla costina inconfondibile gialla e blu e quella scritta nera quasi illegibile, lo prendo che neanche ci penso. E io che ero partito per prendere qualcosa degli MC5, o dei New York Dolls o che ne so. Magari chi se ne frega anche se c’è Warehouse: 9 euro
Vado avanti, continuo a girare e non so perchè (e questa non credo me la si perdoni, o almeno un paio di persone mi ci aspetteranno sotto casa) e vedo il doppio dei Belle and Sebastian. Mi rendo conto di potere essere una vittima del conformismo cinematografico indie del momento. Ma Push bar to open è davvero il mio primo disco comprato dei Belle and Sebastian, da un lato mi mette un po’ paura dall’altro mi consola. E’ anche in offerta. Lo prendo: 15 euro
Totale 34 euro
Finisco da Hellnation e vedo l’ora è ancora la mezza e se mi muovo ce la faccio e mi sposto da Radiation Records, quello sì il mio negozio, da anni.
Entro e c’è gente, alla cassa c’è Marco che è quello un po’ più ferrato su tutto di tutti (Radiation spazia dall’hc al garage al punk al reggae). Inizio a girare
Trovo Up dei R.E.M. uno di quei dischi che ho ascoltato talmente tanto che non so perchè non ho. Mi dico che forse in qualche trasloco, forse non era mio, ma lo prendo. Ricorderò dopo che ha tra le canzoni che amo dei più dei R.E.M. (Hope, The Apologist, Falls to climb). Lo tengo stretto, hai visto mai che lo lasci da qualche parte: 8 euro
Mi sposto sul lato punk garage per assecondare la
fissazione del momento, scartabello tra Cramps e New york Dolls (che la cosa bella in questi casi è che a volte l’ordine alfabetico salta) e trovo il cd, ululo quasi e qualcuno si gira. Young Loud and Snotty dei Dead Boys. Una di quelle cose, il gesto, il gruppo che per un attimo fa venire in mente che cosa volesse dire stare nel 1977 a cercare quei dischi lì. Dalle casse arriva forte qualcosa dei Dirtbombs credo. Lo stringo talmente forte che ci lascio le impronte delle dita: 10 euro
Non trovo altro, anzi sì, l’adesivo dei Dead Boys che andrà ad aggiungersi agli altri su quella cosa che una volta era una linda sbiancata di un case Mac.
Vado alla cassa e qualcuno chiede di potere ascoltare l’ultima cosa con Bon
Iver. Io di mio chiedo a Marco “mi ricordo che avevate qualcosa di Mark Kozelek ma non ricordo quale”. Marco si gira nella libreria di cd alle sue spalle e tira fuori qualcosa che già dalla confezione riconosco e che quasi, dico quasi mi fa gridare. Little drummer boy, il live di se non sbaglio tre anni fa. Versione limitata, con doppio cd. “Questo te lo consiglio veramente” non lo interrompo, non gli dico niente, non li dico che lo stavo cercando da tre anni buoni e sto zitto, ma lo prendo. E mi viene quasi da piangere: 18 euro
Totale 36 euro
Vado via, contento, sono le 14 e sono uscito alle 11. Ho fame ma ho due buste in mano, e le mani da lavare che sono piene di polvere. Ma sono contento così.
Anche ad aspettare che qualche sfigato faccia i conti di quanto mi sarebbe costato questo online. Sfigato appunto. Le tre ore meglio spese del mese, meglio di scrivere questo blog, lavorare e qualsiasi altra cosa.
E questa è resistenza, o la mia vita. Fate voi
Spino said:
Respect!
nannee said:
bello
olivia said:
Giorgio, di ammirevole c’è il contatto fisico e il gusto (il gran gusto) di scartabellare, toccare i vinili e i cd. Ma il motivo per cui in tanti abbiamo smesso di comprare dischi nei negozi è puramente economico. Mica mi diverto di più a farlo on line. Solo che costa meno. In questa uscita non hai speso tanto, ma neanche poco.
Ah, a Bologna sono rimasti due soli negozi di dischi: il Disco d’oro e Ricordi. Poi c’è Mel Bookstore che vende anche qualche cd e un po’ di usato. Poi basta. A parte qualche ristampa e i vari “nice price” i prezzi sono alti.
Il mio gusto massimo ormai è comprare dischi quando faccio dei viaggi all’estero. O ai pochi concerti. Ma ormai butto giù liste di ciò che vorrei e quando (e se) se ne presenta l’occasione acquisto. Altrimenti no.
giorgiop said:
Io lo capisco benissimo il discorso del “non ci stanno posti, dove compro?”. Lo capisco perfettamente, e il mio discorso va a me che ho l’opportunità di vivermi ancora (finchè ci sono) quei 3-4 negozi di dischi per cui vale la pena perdere quelle tre ore a girare decidere etc.
Lo so che potevo spendere di meno (diciamo almeno 15 euro?) però io quel risparmio non lo cambio con il farsi venire in mente dischi quando li vedo e magari non ci avrei mai pensato o sentire qualche cosa e chiedere che cos’è e magari comprarlo (e a Radiation succede spesso e volentieri).
Io non scambio questo (e capisco quello che mi dici) :)
Luca (radionoiseblues) said:
condivido in pieno, chi non si è mai riempito le dita di polvere in negozi del genere non potrà mai capire.
ora però devi parlarmi di quel doppio di mark kozelek.
giorgiop said:
carta canta :)
http://junkiepop.com/2007/01/09/owen-versus-kozelek/
quasi tre anni fa