Non scrivo da un po’.
Questo non significa aver smesso di pensare a quello che lo sport e il bar hanno offerto ultimamente.
Questo significa scrivere molto, o troppo, quando si ricomincia a farlo.

Sarò lungo e noioso
Mio padre è un giocatore di carte, di quelli veri.
Sono cresciuto in una bisca, di quelle vere, che non esistono più, sostituita nel tempo da una paninoteca, poi vittima del franchising del clown e sostituita da un ristorante cinese.
Quando era l’ora del tresette e il fortunato di turno, aprendo le carte, si trovava in mano una napoletana, seguita da altre tre, magari quattro carte buone, esordiva con un “Sarò lungo e noioso…”.

Sub-Ita
Come molti, sono una vittima dei doppiaggi, nel senso che quelli di film e telefilm dall’italiano all’inglese non sempre mi soddisfano.
Quindi sempre come molti, vedo le versioni originali e in quelle adattate seguo il labiale, pensando spesso “Ma che cazzo hanno tradotto?”
Il caso che più mi ha lasciato insoddisfatto negli anni è sicuramente Invito a cena con delitto, di Robert Moore, scritto dal grande commediografo Neil Simon. Una parodia del classico film giallo, che mi ha sempre – io, effettivamente malato di letteratura gialla – divertito.
Appena l’inglese me lo ha permesso, l’ho visto in lingua originale, rendendomi conto che la maggior parte delle prese in giro al genere d’investigazione, puntando solo sui giochi di parole, in italiano cadono.
Nella pagina di Wikipedia del film, c’è qualche parallelo. Ve li risparmio, ma vi offro il link.

La premessa introduce una speculazione su altri labiali, quelli dei calciatori.

Mi viene in mente Ibrahimovic che imprecava sempre in svedese o inglese ma quando si rivolgeva a Roberto Mancini, per onestà intellettuale, lo mandava a quel paese in italiano. La traduzione era comunque buona.

Restando in nerazzurro, Maicon è fresco di lettura labiale da parte di tutti.
Monica Morandi, che stimo particolarmente, è forse più esasperata di me e ha fatto uno studio fonetico approfondito sul terzino brasiliano, colto in flagranza di invito elegante al guardalinee Ayroldi. Vi invito caldamente a leggere il suo post, soprattutto se siete interisti.

Fabio Quagliarella è stato riletto dai suoi stessi tifosi dopo la partita contro il Catania, circa un mese fa (e vi ricordo che i forum delle tifoserie sono qualcosa di assolutamente esilarante).
Secondo i supporters napoletani, le proposte al doppiaggio sono (incollo paro paro):
- Allanema di chi te muorto
- Na sfaccimm e palla bbon, mocc a chi te stramuort

Ce ne sono a bizzeffe.
Giovanni Trapattoni a Gianluigi Buffon ai Mondiali del 2002, dopo una bestemmia del portiere “La madonna non c’entra, sei tu che non hai parato”.
Carlo Mazzone a Massimiliano Cappioli in un Roma-Parma, dopo una stretta di mano offerta dal suo giocatore a un avversario “Sì, baciateve pure…”.
Evito di citare Cassano, perchè sarebbe facile come trovare un McDonald a New York.

Signori all’ascolto, buonasera
C’è chi invece parla senza mettere la faccia, quindi non è doppiato, non subisce letture labiali ma non soddisfa lo stesso.
Fabio Caressa.

Fabio Caressa.
Per farla breve, citerò la mia fidanzata “Lo senti? Non riesce a dire la T, dice Balodelli: Balodelli sulla fascia… Non riesce a dire la T!”.
Frequentemente, vedendo partite di calcio commentate da lui, produco un labiale, la cui lettura è, più o meno, “Cazzo che palle Caressa”.
Io sono legato alle telecronache radiofoniche, pacate, non schierate, prive di quintali di statistiche, senza cappelli metaforici da far venire i brividi.
Ho tirato un sospiro di sollievo quando Bobo Vieri ha smesso di segnare, perchè ormai ero esasperato dagli urli di Caressa “Chrrrristian Vieri, 1-0!”, con la evve moscia. Sto aspettando la chiusura della carriera di Panucci: anche lui gli ha dato e mi ha dato un bel da fare…

Non ho la presunzione di giudicarlo universalmente fastidioso, ma quando subentrano giudizi maggiori…
Stiamo parlando di un ente superiore, super partes, un concetto primitivo, una voce che tutti stanno a sentire, un po’ come Nelson Mandela o John F. Kennedy.
Topolino, marzo 2008.
La storia d’apertura racconta la pay-tv sportiva di Zio Paperone (Sky Pap) e le telecronache della coppia formata da Fab Sberlon e Zio Peppino.
Un filino ricorda la coppia Fabio Caressa-Giuseppe Bergomi…
Fab Sberlon, dopo telecronache trionfali, appare sempre più stordito e dedito a stilare statistiche urlate su tutto quello che incontra per strada, finché Zio Paperone lo sostituisce e fa tornare il vecchio e un po’ noioso telecronista, Bruno Cigola (anche qui il sapore non è nuovo).