Ho cominciato a scrivere su un blog alle medie e ascolto indie con un vago radicamento ideologico. La mia condizione socioculturale prescriveva che prima o poi tentassi di mettere i dischi da qualche parte.
Tutto ebbe inizio quando il Collega ed io realizzammo che non saremmo mai riusciti a trovare un posto dove ballare quello che ci piaceva a meno che non fossimo stati i diretti responsabili della selezione musicale.
Decidendo di puntare in basso ci rivolgemmo al defunto Capannone, un surrogato di centro sociale che entrambi avevamo frequentato sporadicamente nel corso della nostra giovinezza.
L’unico ricordo estatico che conservo di quel luogo, situato nella gaudente zona industriale di Vicenza, fu il mio primo concerto degli Offlaga Disco Pax. Per il resto emergono soltanto piedi ghiacciati, birra smarza* e l’imperitura sensazione di non essere nel mio habitat.
Il Collega ed io cercammo a lungo un nome simpatico con cui presentarci alle masse, un nome che fosse autoevidente e idiota al punto giusto. Fu così che, vantando un’età complessiva di soli 44 anni, divenimmo Teenage Lobotomy, i deprecatori della gioventù decerebrata.
Nonostante questo durante le due serate passate all’impianto di sottomarca del Capannone fummo soltanto “Baldra e la Maggie” oppure “quei due là che mettono musica mai udita prima all’interno di queste mura e che sono arrivati con i dischi nelle scatole da scarpe”.
La seconda ed ultima volta, prima della nostra opera di selezione, suonarono i Settlefish. Non c’era un cane. Anzi, forse un cane c’era; il “cane del Capannone”, quello che spesso si vede nei centri sociali veneti o in Presidio Permanente mentre corre istericamente senza una meta.
Ad ogni modo ricordo che io ero in piedi vicino al mixer e che mi stavo gelando i piedi. I Settlefish suonarono di fronte ad un folto gruppo di cinque o sei persone. Il dj set che seguì fu un’agonia che tutt’ora fatico a descrivere a parole.
Poi il Capannone chiuse e i giovani berici in bomber confluirono nel No Dal Molin, aprendo così una nuova fase della vita pseudoalternativa vicentina.
Qualche mese dopo il Collega ed io ci recammo al temuto Sabotage Bar per assistere ad un concerto dei København Store.
Il Sabotage è un luogo frequentato principalmente da metallari in cui avevo evitato di mettere piedi per circa due anni dopo che, nel corso della stessa serata, un tizio strafatto mi aveva spaccato a mani nude un finestrino della friabile Subaru M80 e un metallaro in età avanzata mi aveva fatto delle avances esplicite chiamandomi “rossa”.
Dopo il concerto il Collega ed io prendemmo accordi con il boss del locale e divenimmo “i dj anomali del Sabotage”, nonostante fosse stato messo in chiaro che i København Store erano un’eccezione rispetto alle serate usuali.
Da allora ho cominciato ad amare varie caratteristiche del Sabotage, come l’ottima selezione di bevande alcoliche e la moquette nel gabbiotto del mixer, che mi permette di accasciarmi a terra quando non è il mio turno di manovrare gli attrezzi. Un altro aspetto positivo di questo lavoro retribuito in alcol è che mi induce a riascoltare i dischi che hanno martoriato la mia adolescenza. Quand’ero Margherita F sognavo di incontrare un giovane traumatizzato dal grunge proprio come me. Dato che il Collega si è rivelato essere questo giovane, sfruttiamo spesso le serate al Sabotage come momenti terapeutici, durante i quali rasentiamo l’ubriachezza e ci facciamo fare i complimenti dal boss per aver messo i Pond.
Il fatto che nessuno balli ha cessato di essere un problema dopo che una sera il Collega mise un pezzo degli A Place to Bury Strangers che comincia con una base elettronica e nel giro di un secondo si udì una bestemmia così forte da sovrastare la musica.
A questo si aggiungono plurimi dialoghi simili a questo, avvenuto tra la sottoscritta e un amico.
Io: “Sai che metto i dischi al Sabotage con Baldra?”
Amico: “Ah, allora siete voi quelli di cui mi ha detto Tal Dei Tali”
Io: “Cosa ha detto Tal Dei Tali?”
Amico: “Che ci sono questi due che mettono musica raccapricciante”
Io: “Ah. Grazie”
Se ignorassimo una serie di questioni chiave, tutto ciò potrebbe sembrare molto deprimente. Eppure non è così.
In primo luogo ho combattuto per anni nel vano tentativo di dimostrare ai miei coetanei berici che la musica di mio gradimento non è pallosa, “da donne”, ma soprattutto un qualcosa di radicamente altro rispetto al trash metal o alle schifezze che si sentono alla radio. O meglio, per certi versi lo è, ma questo non significa che sia sensato essere massimalisti e rifiutare tutto ciò che ad un primo ascolto sembra diverso dalle nostre usuali frequentazioni musicali. O sbaglio?
È proprio in virtù di ragionamenti di questo tipo che mi ostino a mettere i Battles al Sabotage. Tra l’altro sarebbero già filologicamente adeguati al luogo in questione (vedi alla voce Helmet), ma questo non è noto agli avventori.
Un’altra questione centrale è quella della legittimazione. Avendo subìto ogni genere di insulto e denigrazione da parte di soggetti di genere maschile convinti che dovessi necessariamente essere più ignorante di loro solo in quanto ragazza, ora mi diletto nel selezionare brani brutali e spigolosi e a dire che la mia conoscenza della “musica da uomini” copre aree più vaste di quella dei miei detrattori senza cervello.
Ad esempio mi piace molto mettere “Shiner” dei Rodan, perché non ho l’aspetto di una a cui potrebbe piacere e al contempo mi diverte l’idea che il mio pubblico stia gustando transitivamente anche una frazione dei Rachel’s.
In ultima analisi il senso del duo Teenage Lobotomy va ricondotto ad anni di isolazionismo autoimposto durante i quali l’unica consolazione parevano essere tutti quei dischi di gente morta da un pezzo.
Ora, quando indosso le mie cuffie giganti e contemplo la gente che si ubriaca, penso: “Ah, stronzi! Mi avete rovinato la vita e ancora lo fate, ma se vi serve un bel dj set a tema non andate mica dalla gente granitica che mette solo reggae o solo elettronica…”
A muovermi è dunque il risentimento e la prospettiva di far sculettare qualcuno bevendo gratis.
Sorprendentemente questa tattica ha funzionato, forse perché la gente ha notato la versalitità quasi maniacale che contraddistingue la sottoscritta e il Collega.
È stato così che il 7 dicembre ci siamo ritrovati a mettere i dischi durante un party nell’unico locale gay friendly della città. Il party in questione originariamente doveva chiamarsi Prega la Madonna. Poi è diventato Immaculate Conception. In ogni caso si è trattato di una festa anticlericale durante la quale ho bevuto un sacco di grappa e vagato con una foto di Ratzinger vestito da Babbo Natale appesa alla maglietta.
L’esperienza si è rivelata moderatamente catartica, considerando la città in cui ha avuto luogo e i miei precedenti presso istituti cattolici.
Poco importa che nel 90% dei casi i miei amici berici non si presentino ai miei dj set millantando giustificazioni ridicole. Sono abituata ad essere piantata in asso.
Ciò che conta veramente è che questa esperienza non fa altro che confermare la mia teoria secondo la quale Vicenza è un luogo infernale in cui tutto ti induce ad ubriacarti ancor prima del tramonto (in estate).
Se non altro ho trovato un modo divertente per farlo gratis.
* poco gradevole e di scarsa qualità

8 commenti
Feed dei commenti di questo articolo
dicembre 16, 2009 a 9:02 am
giorgiop
il coraggio non ti manca e l’importante nel mestiere del dj è la maggior parte delle volte “provarci” magari anche solo per uscire un attimo dagli schemi e dal conformismo del club.
A me una volta, per dire, è arrivata una bottiglia di Bacardi Breezer, che conservo ancora gelosamente per aver scherzato e avere messo Die another day di Madonna (appena uscita, fatti un paio di calcoli) dopo die die my darling dei Metallica.
In effetti tutti i torti in tal caso non li avevano
dicembre 16, 2009 a 9:53 am
LB
“Avendo subìto ogni genere di insulto e denigrazione da parte di soggetti di genere maschile convinti che dovessi necessariamente essere più ignorante di loro solo in quanto ragazza,”
Tanta solidarietà da una che da grande voleva fare la critica musicale… e la fa, anche se i suoi amici non ci credono.
dicembre 16, 2009 a 2:10 pm
pistakulfi
Cavolo!!! Trovarli dj che mettono A place to bury strangers e battles… Ricorda qualsiasi cosa ti dicono il dj sei tu e passi SEMPRE ciò che ti piace. Respect.
dicembre 16, 2009 a 2:28 pm
colas
ultimamente al fanfanfulla ho rischiato la vita per aver messo Sei un mito dopo gli Shins.
Ma alla fine la cantavano tutti.
Cazzo
:D
dicembre 16, 2009 a 2:46 pm
giorgiop
Paolo, inconsciamente sei a tanto così dal testo de “il mio dj” dei Subsonica. Siine felice :D
dicembre 16, 2009 a 4:07 pm
pistakulfi
cioè sapevo di aver scritto una cosa banale e semplice ma mica fino a ‘sto punto :D
dicembre 17, 2009 a 10:11 am
lucagrasselli
Sei una grande. Odio le feste anticlericali e odio i clericali per averle provocate. Ciao!
dicembre 17, 2009 a 10:14 pm
violet_mood
Thumbs up!
Non sapevo della festa anticlericale, altrimenti sarei venuta con la mia maglietta da papa-dart vader..non molto originale, ma ci sono affezionata.
E avrei ballato, ooh sì.
Continua così, dj raccapricciante.