Io la storia dei Rage Against the Machine non l’ho mai capita.
Cioè non è che non capisca tuttatutta la storia dei Rage Against the Machine. Non ne capisco una parte. Quella finale.
E sì, perchè se comunque guardiamo al 1992 e all’uscita di un disco omonimo che vuoi o non vuoi ma ha cambiato la musica tutta (quella che da lì – e da the Real Thing dei Faith No More in poi – veniva conosciuta come crossover) tanto da essere riconosciuti come pionieri di un genere che era arrivato ad essere mainstream nella fine degli anni 90, ad oggi di acqua sotto i ponti ne è passata e pure tanta. Chi non dà il giusto valore alla “cosa” Rage Against the Machine non capisce un cazzo di quella cosa chiamata musica.
Ma un cazzo veramente.
Ma il mio dilemma non è questo.
Mi spiego meglio.
I RATM si sciolgono (con quello che pensa un po’ se non fosse che è un disco di cover probabilmente è il loro disco migliore, Ranagades) nel 2000 e mi rendo conto che, cavoli un gruppo così, che fa dell’attivismo politico e dell’antiamerikanismo la propria etica, il proprio verbo comunicativo, chiudere i battenti nel 2000, ad un anno dal 2001 non dico sia sfiga ma intempestivo.
Non riaprirli, nel 2001 diciamo che era oltre l’intempestivo, era la dimostrazione che la rabbia non c’era più e che era rimasta la macchina. E che di contro, a quel punto forse non era necessario ci fosse più nulla.
Zack de la Rocha tira fuori un singolo con Dj Shadow March of death (gran bel pezzo) e da lì si inizia a parlare di un suo disco in cui sembra siano coinvolti tutti: roba da KRS-One a Aphex Twin a Gesù.
Niente. Non esce nulla.
Esca una mondezza buona per rimastoni Zeppeliniani dal nome Audioslave, una roba che sentita Cochise dici “beh dai i riff sono quelli”. Il problema è il resto.
E non conta che siano uno dei gruppi usati da Mann, per la suggestione, in Collateral. Mann ha usato anche i Linkin Park e personalmente mi ci pulisco un po’ il culo.
Coi Linkin Park intendo.
Da lì una reunion tanto per fare live, un paio d’anni fa ed un nuovo hiatus. E ad oggi dei Rage Against the Machine non si sa più nulla, zero progetti, zero tournee (che a questo punto magari un senso lo avrebbero, o magari no, perchè ora c’è Obama e Obama è nero. Viva Obama). Si sa solo che in Inghilterra hanno detto “piuttosto che comprare  il singolo del vincitore di X-Factor comprate la copia digitale di Killing in the name” e il rapporto è stato 50000 download a 500000 per i Rage Against the Machine.
Numeri uno in classifica nel Natale dell’anno di nostro Signore 2009. 17 anni dopo. Una storia che sembra riaprirsi continuamente, che sembra continuamente richiamarli indietro a chiedere un bis, quando l’artista è già sulla macchina per andarsene via.
Una macchina ormai in garage col terrore enorme di uscire da lì, sembrare una Gran Torino del 72 ed essere guardata e lucidata e rimessa a posto. Senza neanche essere ceduta per testamento a qualcuno che con un cane sopra, magari ci fa più un giro sopra.