Appena ho letto Come un guanto di velluto forgiato nel ferro (Coconino Press 16 Euro) non ho potuto far altro che annotare l’idea che il titolo rimandasse a un qualsiasi romanzo di Philip Dick. O di Vonnegut.
Uno di quei titoli che a grandissime linee è un non-sense per cui è difficile trovare un’ombra di riferimento all’interno della storia.
Questo, a suo modo, un romanzo lo è, e mi rendo conto che forse, in prima battuta a fidarmi delle mie sensazioni una volta tanto non avevo fatto poi così male.
Parliamo di Daniel Clowes, per chi non lo sapesse il creatore di Ghost World e Ice Heaven che se nei precedenti episodi (il primo è stato di recente ri-pubblicato dalla stessa Coconino) indagava i misteri della solitudine e della malata provincia americana con il suo nuovo lavoro alza notevolmente il tiro.
E sì che se provate ad immaginare una graphic novel piena di personaggi che sembrano usciti da un linguaggio Cronenberghiano (Existenz su tutti) e quindi da Kafka ma anche atmosfere molto debitrici a Lynch e alla sua non linearità narrativa mi rendo conto possa essere difficile ma tant’è, Come un guanto di velluto ci va molto vicino.
Ed è col suo stile forte e asciutto e lontano dai fronzoli di gran parte dell’estetica fumettistica moderna, Clowes si pone come il grande vecchio artigiano, quello che con bianco e nero e con tratti marcati e poco raffinati racconta storie. Quelle che farebbero paura a un bambino prima di andare a letto.
E non solo a un bambino
Incubi e inchiostro
04 lunedì gen 2010
Felson said:
Bello sì. Però in realtà non è l’ultimo suo lavoro, ma il primo: era stato pubblicato a puntate su Eightball ed ora è stato unito in un solo volume. A dir la verità però è anche la cosa che meno mi piace della sua produzione. Naturalmente in un’immaginaria classifica “David Boring” occupa saldamente il primo posto (e rimane una delle più belle graphic novel che io abbia mai letto).