Io non so se avete presente la sensazione di prurito alle mani, di quelle situazioni, film, dischi, concerti che non aspetti altro di mettere su un piatto, non usare neanche la forchetta e sbranarli senza sentirsi neanche chiedere pietà con il popolo astante che disgustato ti indica come l’ultima delle merde senza un minimo di ritegno che non aspettavano altro per prendersela con “..” (inserisci qui quello che vuoi tu). Beh, negli ultimi mesi è successo più di una volta, con un libro e una scrittrice in particolare, una serie tv, un paio di film e un paio di dischi. Non ne ho scritto mai. Mi sono rinchiuso nella mia fortezza della solitudine e ho lasciato perdere.
Whip it, sulla carta rientrava a pieno titolo nella lista del “ora ti distruggo” (che chi sai poi che tipo di vantaggio io ne tragga di fronte  a  una cosa del genere. Manco a dire un’erezione no, niente. Pura bava che devo poi raccogliere dal bordo del tavolo e asciugare e disinfettare. Whip it mi ha fatto cambiare idea.
Per chi non lo sapesse, si sta scrivendo dell’opera prima di Drew Barrymore alla regia, un film piccolo semplice, un film quasi retrò nel suo autocollocarsi nei cosiddetti passaggi di formazione, quel famoso valico che c’è per un adolescente (o una, in questo caso) tra i diciassette e i diciotto. Le nuove amicizie, le nuove scoperte, le trombate. Quelle cose lì che la mia generazione bene che andava vedeva forse ai 19. Vabè, questo è un altro tipo di discorso (patetico) che non si affronterà qui.

Whip it è un film che dovrebbe vedere soddisfazione sulla carta in un pubblico di un range dai 18 ai 29 (io ne ho 34, il problema è il mio, mi sento uno di quei vecchi sorpreso a passare fuori dalle materne per forza d’abitudine mentre i nipoti ormai vanno all’università. Da quelli che si riconoscono nei primi vagiti anti e riotistici di Ellen Page (la protagonista) a quelli per cui basterebbe dire “donne in gonnellino che si troncano di botte in pattini”. In mezzo c’è anche qualche ragazzina che così sente per la prima volta i Ramones e si farà i capelli blu.
La Barrymore è brava in tutto questo a mostrare una buonissima dose di faccia da culo, infischiarsene dei ninnoli e di “quello che inevitabilmente non può non essere detto” di questo film per cui, collocazione hipster, colonna sonora da denuncia per ruffianeria, caleidoscopio di tatuaggi e magliette vintage, vinili, indie culture e chincaglierie varie e regala ottimi sprazzi di film. Certo non parliamo di Godard (ma chi le chiede di esserlo) e si concentra sull’entertainment puro, il portare a casa il risultato nella maniera più ovvia e per assurdo più convincente.

Del resto in pochi, pochissimi, speravano che si risolvesse tutto in una lotta nel fango di 1 ora e mezza* o in uno scambio delle coppie lesbo senza frontiere. No. Alla resa dei conti che ci si trovasse di fronte ad un film in cui una ragazzina sfugge attraverso uno sport da maschi alle grinfie di una madre col mito di Miss America e dei pageants e che trova in questa sua richiesta di libertà il suo punto di rottura.
Insomma, funziona, è godibile e una volta tanto chi se ne fotte se la colonna sonora sembra fatta con l’ipod shuffle. Peccati veniali.
Un ultimo paio di osservazioni, su tutte Kristen Wiig, assoluta protagonista non protagonista con la sua Maggie Mayhem è un’autentica (per me che son ignorante) sorpresa). Un avviso prima a Marcia Gay Harden che è un’enorme attrice, che se ha deciso di mettersi a fare la caratterista tipo madretimoratadidiocolpallinodell’apparireedell’essereevvivaggesù, forse Marcia, meriti di più.
Per finire Ellen, qui ti si vuole bene, e tanto e da molto prima di Juno, capisco l’anticonformismo però tesoro mio a un certo punto basta, sei pronta per altro etc ma la prossima volta che ti vedo in un film dove sei una ragazzina con una morale superiore alla norma, con una maglietta vintage e che fa di tutto per darla al quasi primo che capita beh perdio Ellen giuro su Dio che esco di casa e vado a comprarmi tutta la discografia degli Slayer e te la regalo.
Eccheccazzo.

* me

T'aspettavi la foto di Ellen eh, sfigato hipster dei miei maroni