Ci sono due letture possibili di Tra le nuvole. Una riguardante Jason Reitman e una riguardante la storia. La prima ce la leviamo facile: Jason Reitman ad oggi è uno degli autori più trasversali del cinema contemporaneo, uno che riesce a parlare un linguaggio di pure immagini, infarcirlo di sentimenti non di secondo ordine e non di contrabbando e terzo, ma non ultimo, come dirige i personaggi Reitman ad oggi credo siano veramente in pochi. In soldoni Reitman, semmai ce ne fosse il bisogno, celebra con Up in the air il suo personalissimo capolavoro e soprattutto scivola a piedi uniti in quella categoria di autori che si prendono a scatola chiusa. La seconda lettura del film riguarda la storia, il perfetto bilanciamento tra il cinismo del working class hero del nuovo millennio e per ossimoro del suo eroismo. Il riconoscimento di un ruolo nuovo, nella società odierna, della figura annientatrice, la morte che monda che veste un completo grigio, gira in trolley e ha un portacravatte da viaggio (Dio che cosa affascinante) come lama per tagliare le gole. Un bilanciamento tra parti e ruoli, perchè alla fine non contano le vittime, conta come le si fanno morire, se con metodi artigianali, di classe e per paradosso “umani” o nuovi, impersonali, freddi, sull’orlo del nichilismo.
E’ qui che il film diventa un breviario delle piccole analogie e delle grandi lontananze tra professionisti navigati, soli, con un unico riflesso della propria vita nella dignità degli altri nel momento in cui si uccidono, e chi di quella vita non sa a conti fatti cosa farsene, che preferisce i valori della propria di dignità e che in finale non trova uno scopo nell’uccidere. Perchè appunto il suo modo non lascia dignità nel taschino. Ed è qui che infine, entra in scena un terzetto d’attori che definire eccezionale è poco, Clooney perfetto nel ruolo di sè stesso, Vera Farmiga che tolto The Departed speriamo abbia partecipato al ruolo che la consegni al cinema di un certo livello e Anna Kendrick, contraltare perfetto per l’attitudine gigionesca Clooneyana.
Intorno grandi figure come Zach Galifianakis (che oh, ma dopo The Hangover è il mio must di modello umano) e Jason Bateman, il fratello di Justine. Rimane l’amaro in bocca al termine del film, nella coscienza che si è amato un film profondamente cinico, senza speranza e lo si è fatto col sorriso delle grandi occasioni, col dubbio che qualcosa nell’approccio della sedia del cinema si sia invertito.
O forse no.
White collar killer
03 mercoledì feb 2010
Posted in cinematic
and said:
Ti lascio la recensione di questo film scritta da un mio amico:
http://www.lankelot.eu/cinema/reitman-jason-tra-le-nuvole.html