Tempo fa, da queste parti parlando di fumetti si recitava la rilevanza del ruolo dei cosiddetti cliffhanger ovvero di quei momenti narrativi che sospendono la storia e lasciano il lettore (o lo spettatore) in attesa di vedere cosa succederà.
Nel prossimo numero o nel prossimo episodio, ovviamente. Perchè regola e caratteristica aulica del cliffhanger è la “bassezza” il suo essere uno strumento bieco e bastardissimo. I soldi del topino dei denti che si aspettavano la mattina (e la notte non si dormiva, vaffanculo mamma e papà).
Quello che sta mettendo sul campo la Marvel nella sua serie Ultimates (ovvero il nuovo universo parallelo creato nel 2001 ambientato ai giorni nostri, un reboot insomma ad uso e consumo della nuova generazione) è un vero e proprio stravolgimento.
Si è concluso a fine gennaio quello che forse è uno dei migliori cross-over della storia, dopo lo splendido Civil War, che accogliendo tutte le testate Ultimates (Uomo Ragno, X men, Fantastici 4, e Vendicatori) ha sostanzialmente spazzato via tutti i dubbi conservatori del fumetto per cui “fai credere che un eroe muoia ma non farlo morire mai”.
Ecco. Col cazzo deve avere pensato Brian Michael Bendis assieme a Jeph Loeb.
Ecco.
Perchè la trovata dell’iter narrativo (e lo snellimento dell’universo Ultimates) per un ritorno alle stampe con due testate (non dico quali) ed una forse più ballerina ha messo nelle condizioni il nuovo deus ex machina della cultura fumettistica superoistica in condizioni di disegnare una delle più grandi stragi messe in opera da Magneto al grido di “Quando Dio vide che ciò che aveva creato non gli piaceva più, spazzo via tutto in quaranta giorni e quaranta notti. Io lo farò in tre”(roba che New York è stata sommersa e distrutta) con l’aiuto del Goblin/Osborne e la magia occulta.
Ovviamente ciò ha permesso un incontro di supereroi di tutte le specie, dai più subdoli e meno pubblicizzati nel mondo Ultimates (Devil, per dirne uno) a una ricompilazione dei vuoti narrativi lasciati dietro varie storie (Hulk e a tratti i Fantastici 4 che per il loro tipo di storia si adattano parecchio al “perdersi per strada”) e eroi cult, l’Uomo Ragno appunto, ma anche gli X-Men.
A questo punto si dovrebbe svelare qualcosa, ma eviterò.
Dico solo che il livello di tutto questo è sublime, potente e allo stesso tempo riflette per l’ennesima volta l’enorme paura del diverso nella cultura americana post 11 settembre, a questo l’aggiungersi del cambiamento degli stili di vita, della comunicazione e soprattutto quanto la ferita dell’attacco terroristico forse più famoso della storia abbia fatto riconoscere l’America assieme alle contraddizioni complottistiche o meno, l’idea che il mondo non è fatto più per gli eroi.
E che probabilmente l’ideale del pensiero comune si disintegra di fronte al dolore e alla perdita.
Tutto questo, in un fumetto.
Marvel
Io ve l’ho detto.