Come al solito, è un po’ che non scrivo.
Avrei il tempo ma sono afflitto dalla situazione politica italiana.
Quando ho qualche minuto libero penso a come organizzare una rivoluzione.
Nel resto del tempo ragiono su come sia possibile che tanti italiani ancora credano al progetto berlusconiano e se esista una reale possibilità che loro, al di là del muro (come direbbe Luca Barbarossa, passatemi il citazionismo dotto), abbiano ragione.
Non è facile fare un parallelo sportivo con certi pensieri.
Il calcio, per fortuna, miniatura del mondo, offre sempre materiale.
Come utilizzare la politica per scopi personali e restare universalmente simpatici
1989
A Sheffield, allo stadio di Hillsborough , durante una semifinale di FA Cup (la coppa nazionale inglese), persero la vita 96 tifosi, schiacciati dalla calca contro le reti di recinzione.
Da allora, a causa del Rapporto Taylor, tutte le società calcistiche inglesi sono state obbligate a eliminare i posti in piedi, introdurre le telecamere a circuito chiuso per l’identificazione di eventuali teppisti e fornire un gruppo di steward a sostegno delle forze di polizia.
Esiste un’authority che sovrintende alle licenze per il terreno di gioco ed opera scrupolose verifiche, controllando perfino che gli steward rimangano fermi senza farsi prendere dall’eccitazione per una segnatura. I team che non ottemperano a queste disposizioni non possono iscriversi ai due campionati maggiori.
Dal 1989 è scattata la corsa alla ristrutturazione degli impianti e – per le società con fondi limitati – al ground sharing, cioè la coabitazione di più squadre sullo stesso campo di gioco.
Un abominio per il tifoso britannico doc.
Il Crystal Palace e il Wimbledon, ad esempio, coabitarono per anni, fino al fallimento di quest’ultimo.
Il Charlton, che è di casa al The Valley, nell’est di Londra, non aveva assolutamente finanze per sostenere le spese di adeguamento dell’impianto.
Gli addicks, i tifosi, seguivano in pochè unità la squadra, costretta ormai a giocare ogni sabato in uno stadio differente, mentre il The Valley rimaneva pietosamente abbandonato.
Un gruppo di supporters aveva provato a bonificare il terreno, a sostituire i seggiolini degli spalti, a pulire tutte le strutture, ma il distretto si oppose al loro piano di ristrutturazione.
La discesa in campo
Alle amministrative del 1990 i tifosi del Charlton scesero in politica e fondarono il partito Valley Party. Ottennero il 10,83 dei voti, fecero cadere la giunta uscente, e strapparono al distretto le autorizzazione e i fondi necessari per i lavori all’adorata casa.
2010
Il Valley Party non esiste più.
Lo stadio The Valley è ancora in piedi, ha riaperto nel 1992, con una capacità di 27 mila posti.
Nessuno si è lamentato dell’accaduto, neanche i tifosi del West Ham, storici rivali.
Sto forse utilizzando due misure?
No, è sempre sbagliato utilizzare il potere per finalità personali.
Merluzzi finali
I tifosi del Charlton vengono chiamati addicks perchè, in caso di vittoria, festeggiavano mangiando fish’n'chips in un negozio vicino allo stadio.
L’haddock è più pregiato del merluzzo cod.
Chi lavora con i merluzzi, lo sa.
Luigi Einaudi, 1 febbraio 1919 [da un articolo di Gian Antonio Stella, Corriere della Sera]
«A Roma spadroneggia un piccolo gruppo di padreterni, i quali si sono persuasi, insieme con qualche ministro di avere la sapienza infusa nel vasto cervello».
Il futuro capo dello Stato, al fianco degli industriali «inferociti», accusava l’esecutivo: «Non mantiene le promesse, impedisce con i suoi vincoli il movimento a coloro che avrebbero voglia di agire, fa perdere quei mercati che gli industriali italiani erano riusciti a conquistare, prepara disastri al Paese, accolla sempre nuovi oneri alle industrie…».
Perché? Per la mania di mettere le mani su tutto, immaginare «monopoli che non sa poi come amministrare», rivendicare compiti che poi non sa assolvere impedendo insieme che «provvedano i privati». Per non dire di lacci e lacciuoli come gli «istituti dei consumi, grazie a cui magistrati, professori, segretari di prefettura, postelegrafici perderanno il proprio tempo ad annusar formaggi e negoziar merluzzi». O della scelta di «sovracaricare i proprietari di case di nuovi balzelli sperequati e impedir loro un parziale adattamento delle pigioni ».
Basta, scriveva: «Bisogna licenziare questi padreterni orgogliosi (…) persuasi di avere il dono divino di guidare i popoli nel procacciarsi il pane quotidiano. Troppo a lungo li abbiamo sopportati. I professori ritornino ad insegnare, i consiglieri di Stato ai loro pareri, i militari ai reggimenti e, se passano i limiti d’età, si piglino il meritato riposo».
Insomma: «Ognuno ritorni al suo mestiere». E «si sciolgano commissioni, si disfino commissariati e Ministeri » così che «un po’ alla volta tutta questa verminaia fastidiosa sia spazzata via. Coloro che lavorano sono stanchi di essere comandati dagli scríbacchiatori di carte d’archivio» superiori alla società governata «soltanto per orgoglio e incompetenza ».