La musica, soprattutto negli ultimi anni, per paradosso vista la velocità di consumo, è diventata una questione d’attese. Mi sembra superfluo quasi retorico annoverare M.I.A. tra gli artisti che nel 2010 dovrebbero dare le stampe ad un ritorno.
Se di “stampe” ha ancora un senso parlare, ovviamente per me sì.
E’ ovvio che dopo Kala (e la nascita di un figlio) ci si attenda l’esplosione più che definitva, quel disco che ti porti definitivamente (anche se c’è già) nel gotha della musica electro. Per me sulla carta era difficile immaginare una direzione che non fosse il ripetere una formula che già le aveva riconosciuto un successo planetario (reso esponenziale dal successo cinematografico di Slumdog Millionaire) ma alla resa dei conti mi sbagliavo. E di grosso.
Infatti se la prima traccia There’s space for ol-dat I see (ormai di tre mesi fa) era una suadente traccia electro che un po’ nenianeggiava sulle orme di Paper Planes, con il suo nuovo singolo, Born Free la direzione (forse) nuova è più evidente e marcata: un electro punk (scritto con Alan Suicide Vega e Martin Rev) tiratissimo e dai contorni più che ispirati ad una deriva Suicide.
Spiazzante, e forse difficile da digerire per parte della sua cerchia di ascoltatori certo ma più che succulento, almeno per me. Insomma, se certe cose si aspettano un motivo c’è.
O no?