Il calcio vero, bello da vedere e non contaminato dalle necessità televisive, si gioca la domenica.
E si gioca la domenica perchè è l’unico giorno in cui il Signore, dai tempi della Creazione, ha un po’ di tempo libero.
Gli uomini di Chiesa che praticano il calcio giocano il sabato, perchè la Domenica ci sono le fettuccine fresche (o perchè anch’essi devono seguire il calcio vero).
Quindi sabato 29 maggio, alle ore 11, ci sarà la finale della Clericus Cup e prometto solennemente – evitando di giurare su qualche divinità, visto l’argomento – che andrò a vederla.
La Clericus Cup
E’ il campionato di calcio della Città del Vaticano, riservato agli istituti pontifici di Roma e della sua provincia. Ogni squadra può schierare esclusivamente seminaristi e sacerdoti iscritti ai collegi, alle università, ai convitti e ai seminari pontifici.
Si gioca dal 2007 nel periodo di maggio – quindi questa è la quarta edizione – seguendo il regolamento del C.S.I. (chiaramente il regolamento calcistico cattolico redatto da Don Giovanni Lindo Ferretti…), leggermente diverso da quello della Figc: i due tempi di gioco durano 30 minuti invece di 45; oltre ai due cartellini giallo e rosso, viene utilizzato il cartellino blu, che sancisce una espulsione temporanea della durata di 5 minuti; c’è la possibilità di un time-out della durata di 2 minuti oltre all’intervallo tra le due frazioni di gioco.
La formula del campionato è la seguente:
- 16 squadre
- due gironi preliminari da 8 squadre ciascuno
- all’interno di ogni girone, una squadra incontra una sola volta tutte le altre (quindi giocherà almeno 7 partite)
- la classifica del girone viene stilata secondo questi punteggi: 3 punti per la vittoria, 2 per la vittoria ai calci di rigore, 1 per la sconfitta ai calci di rigore, 0 per la sconfitta; in sostanza, se le squadre pareggiano alla fine dei 60 minuti, i calci di rigore determineranno comunque un vincitore (alla faccia dello spirito oratoriano…)
- le 4 migliori di ogni girone accedono ai quarti di finale, giocati in una partita ad eliminazione diretta, con l’aggiunta dei tempi supplementari e dei soliti calci di rigore
- semifinali, con supplementari e rigori
- finale e finalina per il terzo posto, con supplementari e rigori.
L’albo d’oro recita così: due vittorie del Redemptoris Mater, detto Red Mat, e una del Mater Ecclesiae.
Ogni istituto, orientativamente, schiera giocatori di provenienze geografiche omogenee, per cui il Red Mat è – e generalizzo un po’ – italiano, il Mater Ecclesiae è messicano con qualche straniero sempre sudamericano, il North American Martyrs, finalista di questa edizione insieme al solito Red Mat, è chiaramente statunitense, e l’Istituto Polacco – beh… – è polacco.
Christus Veritas
Questo campionato somiglia al Campionato del Mondo di Pallastrada de La Compagnia dei Celestini più che ad una Coppa del Mondo con tutti i crismi.
E’ algebricamente possibile che un avvenimento come questo non sia foriero di aneddoti da far venire il singhiozzo per le risate?
La risposta è no, è impossibile.
Lectio Divina
Quarti di finale, il Redemptoris Mater, sempre favorita in tutte le edizioni, sfida l’Università Gregoriana.
La partita è in forte equilibrio.
Sul risultato di 2-2 l’arbitro fischia una punizione, dubbia, in favore del Red Mat al limite dell’area avversaria.
Chiaramente i Gregoriani protestano aspramente, dimenticandosi di impedire la ripresa del gioco come è consuetudine in caso di un calcio di punizione da posizione pericolosa.
A questo punto Don Tisato del Red Mat, un passato nelle giovanili del Chievo, arriva di soppiatto e tira in porta – porta vuota – senza aspettare il termine delle proteste avversarie.
Punto, partita, incontro.
In termini calcistici è una furbata legale, nel senso che non è antisportiva.
E’ piuttosto anti-intelligente, invece, la mancanza di attenzione dell’Istituto Gregoriano.
Apocalissi
Matias Kruger, tedesco e gregoriano, perde completamente la testa e alla ripresa del gioco insegue don Piermarini – neocatecumanale – e lo falcia da dietro, con cattiveria e intenzionalità, per aver procurato la punizione galeotta.
Espulsione diretta (cosa rarissima in questo torneo, come potrete immaginare), espulso anche l’allenatore dell’Istituto Gregoriano.
Alla fine della partita ci sarebbe il terzo tempo, cioè la stretta di mano tra tutti i calciatori e dirigenti, conclusione stemperatrice e sportiva di un duello agonistico.
Alla Clericus Cup il terzo tempo prevede una preghiera comune, tutti insieme, ordini diversi, nazioni diverse, stesso Dio, stessa fede, stesso amore.
I Gregoriani se ne vanno.
Dio cane, se vanno!
Uno dei giocatori dell’Istituto Gregoriano viene fermato da un responsabile organizzativo, il quale chiede il perchè del mancato terzo tempo.
E lui “Noi preghiamo un altro Dio”.