Una volta ragionavo più o meno così: se la passano le radio una canzone vuol dire che è già corrotta, che è fatta per piacere alle masse io sono lontano dalle masse e la rava e la fava e bon, mandavo affanculo tutto il circondario.
Per questo motivo per anni ho snobbato Amy Winehouse (salvo poi rendermi conto che Back to black lo considerassi tra i dischi del decennio scorso, col senno di poi) e un altro paio.
Altra artista che rischiavo di snobbare è Rox una di quelle artiste che sembrano fatte apposta e messe lì per clonare alla bell’e meglio chi di successo ne ha già avuto e chi di classe ne ha mostrata da vendere.
La Winehouse di cui sopra è ovviamente il punto di riferimento.
Ancora non avete capito chi sia? All’anagrafe Roxanna Tatei è quella che sta spopolando sulle nostre radio commerciali con My baby left me, uno di quei tormentoni facilissimi da incastrarsi e memorizzare e ahimè, da detestare alla seconda volta.
Se ancora non avete capito

Il fatto è che poi dietro c’è un disco, che non fosse stato per qualche rivista nostrana molto probabilmente non avrei neanche ascoltato di striscio, Memoirs che non arriva sicuramente alle definizioni del NME (“un Back to black stavolta con sentimento” senso della misura nel culo come al solito) ma che è sicuramente una delle cose migliori in ambito soul funk di quest’anno.
Anzi più che funk, doo wop, uptempo e a tratti rock steady lievemente accelerato.
Fatto è che dentro Memoirs ci sono “canzoni” nel senso stretto del termine e pur suonando come una collezione invece di un lavoro omogeneo lascia contenti pressochè tutti, e col pensiero che costei di anni ne abbia 21, e le speranze che siamo fin dall’inizio sulla strada giusta è più che rassicurante.

Senza dubbio