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Caro Luciano. Caro Luciano Ligabue.
Sono passati anni, tanti e l’ultima cosa che pensavo avrei fatto a 35 anni era
1) andare ad un tuo concerto
2) ricominciare a giocare a pallacanestro
3) scriverti una lettera che non leggerai mai
Sabato sono andato a pranzo da mia madre e mi sono portato via il pallone Spalding che ho comprato 4 anni fa e che ancora non ha toccato una retina; per ora è sulla libreria ma penso che presto rimbalzerà.
La sera sono venuto ad un tuo concerto, allo stadio Olimpico ed eccomi qui, a scriverti una lettera. Le ultime cose pensavo avrei mai fatto dicevamo. Ed è una sorta di contrappasso di questi ultimi tempi trovarmi a fare cose che pensavo avrei mai fatto, si cambia. Tu ci scrivi canzoni su robe così. Magari ti viene l’ispirazione.
Vedi Luciano, io in fondo ti devo delle scuse, profonde anche. Le stesse cose che direi alla ragazzina del liceo che piaceva solo a me e mi prendevano un po’ tutti in giro perchè era bella, ma a modo suo e non aveva due tette tanto e non la dava chissà perchè. Ecco, io incontrassi quella ragazza diventerei un po’ rosso e forse non riuscirei a guardarla negli occhi mentre le chiedo scusa. Scusa di che, chiederebbe lei molto probabilmente lei, scusa perchè non sono stato dalla tua parte quando dovevo starci. Fosse stato anche solo per due minuti ma starci.
Sì perchè Luciano, io negli anni 90 sentivo tutte quelle robe che mi hanno fatto grande, Nirvana, Pearl Jam, Led Zeppelin, Sonic Youth, Helmet, Henry Rollins e i Black Flag, poi sentivo anche te. Ma da subito. Dalla prima volta che vidi il video di Balliamo sul mondo e comprai (in vinile) il disco. Non avevo fatto alla profonda asetticità e tristezza del video (ne converrai, ora) ero rimasto lì con la bocca aperta come uno stoccafisso. Di italiano non sentivo nulla, odio e odiavo Vasco, i Litfiba e i Diaframma. Molti diranno “te lo meriti Ligabue”, beh Luciano, a questo punto sì. Ti merito.
Ti ho seguito spasmodicamente per anni, vedendoti in concerto per i miei 18 anni nel tour di quello splendido disco (lo dico ancora) che era Sopravvissuti e Sopravviventi, menavi anche, il suono era massiccio, ero sempre lì lì per dire “oh a me piace Ligabue” ma alla fine lo sapevano in pochissimi.
Visto che ci siamo tiriamoli fuori tutti gli altarini, ho iniziato a suonare la chitarra suonando le canzoni tue, le sapevo fare tutte quelle dei primi 4 dischi, sicuro attaccassi il jack saprei suonarle ancora. Molti rideranno e diranno che tanto le scale sono sempre le stesse e forse diresti anche tu lo stesso, ma chi se ne frega.
Non ti ho difeso, e in fondo, ho avuto poco rispetto di conseguenza, per me e quello che pensavo. Credevo fossi la bruttina che lasciala lì. Un codardo, e un po’ me lo merito sto senso di colpa.
Pensa che sabato sera sono andato con un mio amico, uno che posso dire che mi conosce abbastanza bene e oh, neanche a lui ho avuto il coraggio dire che fino al quarto disco “copro tutto”. Cioè io so che Braido ha suonato A che ora è la fine del mondo e mi ricordo ancora la copertina del Mucchio col tuo ritorno dopo i Clan Destino. Questo è perchè Luciano eri la bruttina ma sapevo anche come mangiavi a ricreazione anche se gli altri mi portavano da un’altra parte.
Oggi Luciano non sei più la bruttina, e non hai più bisogno di me, nè io ad un certo bisogno ho avuto più bisogno di te e dei tuoi dischi. Non abbiamo fatto qualcosa di cattivo nessuno dei due, le strade semplicemente si dividono e senza rancore. Ogni volta che esce un tuo singolo lo sento, lo ascolto e molti (giuro) mi piacciono e parecchio.
Per dire, una canzone tipo Il centro del mondo è una di quelle che (testo a parte) mi fa pensare e capire che quella bruttina lì ora, dopo anni, piace a tutti. Ci sono stadi di persone a farle il filo e ad aspettare solo che esca di casa.
Ecco Luciano, in molti ti scambiano per la sintesi del piattume, per me sei un altra cosa, un qualcosa che continuerò sempre ad osservare, da un passo più lontano di prima, a sorridere se non ti vedo cambiato e a ricordare che a ricreazione, quando mangiavi la pizzetta e ti guardavo, beh, mi cambiavi le giornate.
Ciao
Giorgio.