E poi arriva il momento in cui prendi nelle mani un disco e ti ritrovi proiettato nei tuoi venti, in pieni anni 90.
Everyone Everywhere scritto sulla copertina che non lascia capire se parliamo di un nome di gruppo o di un titolo. La foto è quella di una banda, ma di quelle con i tamburi, i fiati, ripresa da lontano. Una foto da album anno accademico inserisci un numero a tua scelta.
Quel numero va dal 1993 al 1999, probabilmente. L’epoca d’oro dell’emo, l’epoca dei Mineral e dei Get Up Kids (che con i Sunny day real estate sono i pilastri della musica degli EE) l’epoca in cui se non scrivevi una canzone con accordi storti e minori, e non cantavi con malinconia e un senso interiore di rassegnazione non eri un cazzo.
L’esordio degli Everyone Everywhere, band di Philadelphia, vale Four minute mile dei Get Up Kids e senza neanche pensarci più di tanto, e potrebbe essere considerato tra i dieci dischi più belli di quegli anni lì, fosse uscito in quegli anni lì.
10 canzoni per un debutto di quelli che squarciano il famoso velo di Maya delle illusioni di qualcosa che, col contributo essenziale della merda propinata a mani basse alla/dalla/per la gioventù Pastorizzata di MTV, si è fatto di tutto per svilire, ridurre a mainstream bieco. Sostanzialmente hanno preso Grace Kelly, fatto girare le sue foto e messo sotto il nome di Valeria Marini. Questo hanno fatto con l’emo (tutti, anche i presentatori che poi si tirano fuori).
Voi direte “sì ok, su sta cosa la metti giù pesa”. Sì ok, la metto pesa, ma perdio sono 5 anni che va avanti una mistificazione culturale ai limiti del revisionismo.
L’emo (e spero lo sappiate già) è sintetizzato da un disco come questo, che fareste meglio ad avere tra le mani anche voi e nel più breve tempo possibile.
Immaginate un qualcosa prodotto in maniera scarna e con l’impatto di un Four Minute Mile, aggiungeteci la maturità di gruppi come Mineral e Promise Ring, accendete lo stereo, magari mettetevi su qualche maglia vecchia che non ricordate neanche di avere e vi renderete conto che il tempo anche se è passato è sempre lì, e gli EE sono venuti a dimostrarci che quindi anni alla fine non sono niente. L’emo non è morto.
Anche se hanno fatto di tutto per ammazzarlo, finchè ci saranno gruppi come gli Everyone Everywhere, gli American Football e i Get up kids (che speriamo tornino con qualcosa di nuovo migliore dell’ep di un anno fa) i livelli saranno sempre di eccellenza, le canzoni rimarranno sempre indimenticabili e la prossima volta che qualche hipster coi pantaloni strizzapalle che vi spaccia sotto la patina del diy un tour di wannabes con frangettina e canzoncine che fanno più danni che Berlusconi al governo, beh, sapete cosa fare col telecomando.
Grazie a Dio, esistono ancora gruppi così, è un refrain. Ma è così.
Gli altri, beh, hanno un futuro da Pierluigi Diaco. O da ciellini. O da tutti e due, che tanto la differenza dove sta.
Noi qui siamo e qui saremo e qui siamo stati
Da più di 16 anni. E non ci sposta un cazzo di nessuno.
Una roba che va avanti da un bel po’
02 lunedì ago 2010
Posted in emo

manq said:
Quanta verità.
Giusto per parlare di qualcosa in tema, hai sentito l’esordio del nuovo gruppo dell’ex cantante degli Elliott?
Si chiamano Frontier(s), sul myspace c’è qualche pezzo.
Io ho il disco per le mani, ma non mi ha lasciato convintissimo, anzi, però la voce è quella lì ed in alcuni passaggi (non troppi per la verità) la botta ce l’ha.
luca said:
vabbè gli american football cmq non esistono da un bel pò.
sinceramente me ne sbatto di pastore di frangette e truccosetti. che se a un 20enne cmq gli fai sentire guk mineral cfd cap’n jazz joan of arc ecc..col cazzo che continua ad ascoltarli i dAri..il problema è sempre quello.la conoscenza
luca said:
cmq oggi ci sono questi giapponesi malegoat che fanno una roba abbastanza emo abbastanza sputtanata ma altrettanto abbastanza figa
giorgiop said:
veramente ho scritto che gli AF sono uno di quei gruppi che fanno dischi attualmente. Mica che esistono da un bel po’