Ascoltare punk rock oggi senza essere emo, o meglio, essere emo oggi, dopo anni di compilation mp3 alle spalle (che oggi non mostreresti a nessuno per vergogna delle scelte effettuate), il selling out delle band pop punk che ascoltavi di nascosto (e che magari sognavi pure di formare, perchè dopo un po’ di avere il gruppo ala Penfold ci perdi anche le speranze), gli arpeggi, le magliette comprate chissà dove su internet ecc…non è per niente facile.
Vivere in un mondo in cui i Cursive licenziano Gretta Cohn e fanno uscire Happy Hollow è un po’ come stare in una terra della DC in cui Superman è gay e senza mantello.
Finisce così che ti aggrappi ad altro, riscopri bands che prima schifavi e sfoci come il sottoscritto nell’alt-folk – o new acoustic movement, dir si voglia – e in tante pietre miliari che mio babbo mi ha sempre consigliato di ascoltare ma che ho snobbato perchè ‘il nuovo degli I Wrote Haikus About Cannibalism In Your Yearbook è molto figo’. Roba che oggi non digerirei nemmeno con una dose per bisonte di Effervescente Brioschi. Poi però non ce la fai, arrivate l’estate o l’autunno ed ecco che su iTunes scorri, scorri e ti ritrovi un disco Revelation. Puf. La discografia di Neil Young che hai appena spostato nell’hard disk esterno viene lasciata su un mobiletto a fare la polvere, che magari quel giorno non sei proprio di quelle corde e una voce storta ed emotiva ti prende molto meglio quando sei in bici che vai al mare.
Cosa rimane di quegli anni? Una generazione E, per dirla alla Douglas Coupland, forse l’unica che non scarica abbestia tutti gli album possibili dalla rete ma che cerca capillarmente il gruppo dell’Illinois che ancora ci prova ad emulare i Promise Ring, che strabuzza gli occhi sotto i canonici occhiali spessi, ha ancora la borsa, le spille e un accenno di frangettina, anche quella venduta alla grande sellata d’asta che ha fatto Carabba agli studi di Mtv, ma tant’è. E sì, siamo ancora tristi, forse più di prima. Forse, però, sto parlando solo di quei pochi amici conosciuti in ambito di concerti, il vecchissimo forum di Munnezza e qualche amico di amico con cui sono anche finito a suonare.
Personalmente parlando, cerco di mantenere il più possibile un profilo basso, non come quando impezzavo ogni utente di Soulseek che aveva i 7” della Prima Ondata Emo perchè lui poteva farmi conoscere band del suo college entusiasmanti che magari qualche piccola booking di nicchia avrebbe chiamato ai pochi festival del genere del nord Italia anni dopo. Quelle poche volte che vedi qualche ragazzino in jeans attillato e frangia da cecità permanente speri che ti chiedano chi siano i Get Up Kids ma dopo un po’ ti ricordi che sarebbe più sci-fi di un episodio di Twilight Zone e la prendi in ridere.
Da questo sentimento comune nasce una nuova ondata – l’ho azzardata – che prende dal cesto dei gruppi che furono per aprirsi diverse strade: gruppi che più si avvicinano al math rock e al downtempo, una sorta di evoluzione del suono Promise Ring sommato a qualche tempo dispari qua e là – Everyone, Everywhere e i Joie De Vivre – e una strada che imbocca la direzione Jawbreaker, Jawbox e timide distorsioni – What Price, Wonderland – roba insomma più adatta ai personaggi di Nothing Nice To Say che al ragazzino cresciuto con il Giovane Holden (senza contare tutte le band che (s)fortunatamente stanno facendo reunion e dischi nuovi). Non è proprio così marziale questa dicotomia, ma il sottobosco sta crescendo e le direzioni sembrano sempre di più incanalarsi a questo bivio.
Come dite? No, non ce la faccio proprio, non riesco a chiamarlo Emo, è il discorso appena fatto. Anzi, è un termine che proprio non riesco ad usare, di cui mi vergogno e che ipocritamente cerco di liberarmi ogni volta che mi viene appioppato. Io comunque me ne vado ‘felicemente’ in ufficio con il mio iPod, il libro tenuto di nascosto sotto il cappello di paglia in modo da scappare a leggerne una pagina appena posso e il quaderno dei testi delle canzoni che non suonerò fino a quando non troverò una band nuova (qualche interessato? Facciamo roba alla Braid, dai!).
Quindi, essere emo nel 2010, è la precisa cosa che esserlo stato nel 2003, quando mi scaricavo le prime cose del genere o quando nel 2005 ho visto Moneen e From Autumn To Ashes al vecchio Estragon assieme al mio amico Samuele. Sono cambiati i vestiti e forse un po’ anche io, ma fondamentalmente il succo è quello.
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L’autore: ghiboebd, ravennate di nascita ma ferrarese della costa adriatica da sempre, dopo diverse serie di Dawson’s Creek ha scoperto i Get Up Kids, gli scatoloni dei fumetti parcheggiati in garage e l’amore tramandatogli dal padre per la batteria. Pensa un sacco, combina poco, si dispera spesso e volentieri. Fuma Chesterfield per colpa dei Jawbreaker e ha una passione per Burt Bacharach.