Da qualche anno le squadre di calcio sono proprietarie di grandi centri sportivi, che ospitano sia strutture di allenamento sia piccoli impianti alberghieri esclusivi per i propri tesserati.
Prima di una partita di calcio, ormai molte squadre si ritrovano in questi centri sportivi, per poi dirigersi verso lo stadio cittadino con un pullman sociale.
In passato non è sempre stato così.
Per evitare traffico, per evitare spostamenti a ridosso di un incontro sportivo, le squadre compivano un avvicinamento alla zona dello stadio, per riposarsi e per mangiare, fermandosi in un grande albergo dalla mattina del giorno dell’incontro o dalla sera precedente.

Vicino alla città del Vaticano, di fronte al pesce della Sala Nervi, c’è un albergo di lusso: il Michelangelo.
La Lazio, negli anni ’70, lo usava spesso come tappa intermedia per raggiungere lo stadio, sia l’Olimpico sia il Flaminio.
Accanto all’albergo c’è tuttora un negozio che vende frutta e verdura.

Da quell’ortofrutta è partito uno scandalo – non il primo, effettivamente – che non si è mai concluso, che ciclicamente si ripropone con attori diversi e che dopo trent’anni nessuno ha ancora provato a combattere eliminandolo alla radice.

Il proprietario di quel negozio era – ed è ancora – Massimo Cruciani.
Come molte persone di quel mestiere, riforniva dei ristoranti romani, tra cui ‘Le Lampare’ di Alvaro Trinca.
Entrambi avevano contatti diretti con i giocatori della Lazio, Cruciani perchè lavorava accanto al Michelangelo, Trinca perchè li ospitava spesso nel suo ristorante.

La presenza, tra questi giocatori biancoazzurri, di Bruno Giordano è fondamentale.

Giordano è un giocatore sopraffino, un talento nato.
Ho avuto la fortuna di allenarmi con lui, quando è passato dal calcio al calcio a 5.

Un aneddoto sulle sue capacità.
Quando a calcio non si è molto bravi ad utilizzare un piede, si passano ora a fare pratica con il ‘muro’. Si calcia la palla contro il muro, il muro la ripassa nel modo migliore per continuare ad esercitarsi.
Sul campo ho speso ore a tirare contro un muro con il piede sinistro, mentre mi veniva detto “meglio del muro, te la ridà solo Giordano”.
Lui era nel campo accanto.

Giordano viene dalla strada, dalla Trastevere popolare di quegli anni che non ha nulla a che fare con quella dei locali e della movida romana dei nostri giorni.
Su di lui girano voci di reati minori, nonostante già dalla metà degli anni ’70 sia un professionista. A Roma, i romani tendono sempre a sminuire piccoli fatti criminali – uno scippo, ad esempio – facendoli addirittura passare per fregi e vanti.
E’ il modo dei romani di impare a non farsi fregare: fregare per primi e imparare a farlo, magari non facendolo per sempre o magari senza dimenticare come si possa fregare.
Giordano ha una sorella con problemi di tossicodipendenza, anche lei vittima di voci e certe includono anche Bruno.
Lui ha sempre cercato di aiutarla, anche quando si è messa in guai seri, per i quali è entrata (e uscita) in galera diverse volte.
Appena ventenne, siamo nel ’77 circa, Giordano fa coppia con Sabrina Minardi. La sposerà nel ’79, poco prima dell’inizio dello scandolo Calcioscommesse.

Ho pensato un po’ alla definizione della Minardi ma non sono così bravo.
Proverò con: la donna che ha fatto perdere la testa ai potenti e violenti che, nei primi anni ’80, hanno reso Roma la capitale italiana della violenza, dei soldi facili, della droga.

Giordano non sarà il più attivo, non sarà il più coinvolto, non sarà il più penalizzato alla fine della storia.
Ha il torto di avere un background in cui gli impicci si conoscono bene, si conoscono i rischi e i guadagni, e si vedono le conseguenze in casa propria. Ha il torto di proporre – insieme ad altri suoi compagni di squadra – un meccanismo a Massimo Cruciani, appassionato di scommesse ma al tempo stesso un conoscente (come detto ieri).

E lo schema si ripete ancora oggi, quasi nelle stesse modalità.
[continua]