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I giocatori della Lazio proposero a Cruciani di scommettere su partite di calcio il cui risultato era stato concordato tra le squadre partecipanti, direttamente dai dirigenti delle società o da calciatori compiacenti.
In teoria, secondo la cricca di Bruno Giordano, ogni partita poteva essere pilotata, sborsando una certa somma di denaro e avendo un contatto all’interno dello spogliatoio da corrompere.

La dinamica che vorrei spiegare, cercando di essere semplice e chiaro, non è complessa.

Da sempre i risultati delle partite di calcio sono stati accomodati.
Qualcuno dice semplicemente per denaro. Qualcuno, i più, per convenienza sportiva reciproca per entrambe le squadre.
Questo è un primo dato che dobbiamo tenere sempre fisso in mente.
Il secondo dato è che molti calciatori sono giocatori d’azzardo, come lo sono tutti i cristiani.

Approfondisco.
Truccare una partita di calcio in cui sono coinvolte squadre minori, magari di leghe inferiori, è semplice e va da sè.
In Italia si può scommettere solo su partite dei professionisti.
Il minimo salariale di un calciatore professionista è di 38 mila euro.
Nonostante quello che credono i lettori da bar delle notizie di calciomercato, è pieno di calciatori che guadagnano queste cifre, ce ne sono addirittura nella massima serie. Con stipendi di questo tipo, alterare il risultato di una partita dietro pagamento di un compenso e magari scommettendo denaro proprio, può essere una tentazione fortissima di cui ci rendiamo tutti conto.

Le probabilità di partite truccate diminuiscono al salire di categorie.
Un calciatore di valore nazionale, che intasca miliardi ogni anno, non mette a repentaglio una carriera – a meno di qualche demone del gioco – per qualche scommessa, anche perchè la mole di denaro necessaria a bilanciare il rischio sarebbe così grande da far suonare tutti i campanelli d’allarme che possiedono allibratori e bookmaker.

Per questo motivo, in un recente passato, sono stati introdotti degli spareggi – per salire o scendere di categoria – a partire dalla seconda serie più importante, la serie B.

Il risultato sportivo, l’orgoglio di un calciatore, il premio finale in una competizione sono considerati – ad ora – l’unico deterrente per la marmelada, come dicono in Sudamerica.
Tenendo vivi il più possibile gli obiettivi sportivi, secondo il pensiero di chi supervisiona l’onesto svolgimento delle competizioni calcistiche, diminuiscono i rischi di partite apparecchiate.
Per chiuderla ed essere certo di aver spiegato a dovere: nessun giocatore di una finale di un Mondiale di calcio venderebbe la propria prestazione rinunciando al trofeo che tutti sognano.

Torniamo alla proposta dei giocatori della Lazio.
Come in un con-film statunitense, la prima mossa fu quella di ottenere la fiducia di chi doveva mettere i soldi. Come Robert Redford finge di tradire Paul Newman per ingraziarsi Robert Shaw, i biancoazzurri dissero a Cruciani che Palermo-Lazio, una partita amichevole, era combinata.
Cruciani ci credette e cominciò il suo viaggio verso l’inferno.

Ricordando tutto ciò che avete già letto, è il momento di dire che i calciatori non sono sempre in grado di mettersi d’accordo tra loro, e che – spessp – semplicemente vogliono scommettere su un incontro come fanno tutti, come facciamo anche noi.
I calciatori però non possono scommettere.
A quel tempo non esistevano scommesse legali, ma sarebbe cambiato poco.
Ora i calciatori non possono presentarsi in un’agenzia e scommettere o farlo online, e non possono neanche presentarsi da un bookmaker clandestino senza che questo si faccia due domande…
Allora, come oggi, i calciatori non possono scommettere.

Questa impossibilità legale di scommettere, costringeva i calciatori viziosi a cercare qualche commesso disposto a puntare per loro conto. Per questo motivo poteva capitare che partite non combinate fossero vendute come tali, sia per farsi dare dai vari Cruciani di turno grosse somme di denaro per corrompere (?) i giocatori dell’incontro taroccato, sia convincendo il Cruciani di turno a scommettere anche per conto dei calciatori coinvolti.

In sostanza, lo scommettitore ignaro era convinto di aver messo del denaro in banca, in realtà finanziava un sistema fallace, in cui i calciatori si arricchivano e in più scommettevano illegalmente.

Ancora un esempio, sempre per sicurezza: io gioco in serie A, dico al mio amico Giorgio che domenica prossima l’incontro tra Longobarda e Bengodi potrà essere pilotato sul pareggio. Io non ho, in realtà, possibilità di truccarlo, semplicemente credo che potrebbe finire in pareggio. Dico a Giorgio di scommettere per me 1 euro, e di darmi 10 euro per corrompere i calciatori delle due squadre.
Se la partita finirà in pareggio guadagneremo tutti, se finirà in un altro modo perderà solo Giorgio.

Qualche volta le intuizioni dei calciatori portavano ad una vittoria, e quindi per il Cruciani di turno l’impressione di poter vincere in ogni momento. Altre volte, molto più spesso, non si vinceva e i debiti venivano contratti da una sola persona.

Fino a che punto si era – e si è – disposti a rischiare per recuperare?
Quanto era – è – lontana la soglia per capire che non si stava – sta – fottendo il sistema ma semplicemente qualcuno stava – sta – fottendo te?
E quanto questo meccanismo vorticoso colpiva – colpisce – i giocatore, influenzando realmente i risultati?
[continua]