and these badlands start treating us good

Il mondo é un posto strano e Firenze é una città strana (che uno passa il tempo a maledire il piano regolatore di Roma e c’é chi sta peggio) e lo stadio di Firenze é brutto. E mi fa capire quanto sia disgraziato uno come Jovetic a giocarci. Che poi a me i Sammontana hanno sempre fatto schifo.
Un concerto di Springsteen é un concerto di voci e aneddoti da quando imbocchi il viale per l’entrata, il volantino con la traduzione di una canzone contro la crisi di Sinistra e Libertà, lo spazio dentro, il sardo che dice che lui ai concerti solo Cannonau, l’amico che dice “Patti é arrivata l’altro ieri e stasera suona (no ndr)”, quell’altro che legge in piedi, schiacciato Internazionale e commetti l’errore di sentire quello che dice, maledicendoti tutta la sera. E un cielo grigio ed io che dico ad Emiliano (compagno d’avventure Springsteeniane) “meno male aoh, oggi fa fresco”.
Dio maledicimi.
E un groppo in gola, grosso, grosso grosso, che sono 3 giorni che non va via, e che quasi ti sentivi in dovere di pagarci sopra un biglietto in più.
Perché, é storia, il concerto di Springsteen é quella cosa che si muove in maniera simbiotica con te, e il groppo grosso te lo devi portare lì. Fino a che il concerto inizia in orario puntualissima.
Pensi dai, respiri, Badlands la sta facendo dopo, non subito, che puoi respirare, darti tempo perché quelle parole ti prenderanno a calci nello stomaco e chissà se poi ti rialzi. Bruce dice “siete pronti” e io “no mortacci tua, no” 1234

Spend your life waiting,
for a moment that just don’t come,
Well, don’t waste your time waiting

Fa Badlands, subito. Io le mani sulla testa a pensare e dire che sì é normale, e che no, non é normale perché sembra fatto apposta, come la pioggia che da un’ora dopo inzierà a cadere, prima abbondante, poi Bruce si mette in ginocchio ad invocarne di più e Dio gli dà retta. E da lì sono secchiate.

Non so quanto ho pianto, tanto, ma tanto non si vedeva in mezzo a Be true, a No Surrender (subito anche quella), in mezzo al ricordo di Big Man e al ragazzino che stavolta waiting on a sunny day la sa tutta, e dice anche “come on e-street band” chiamando il crescendo (chi sei tu figliolo? Un nipote? Un nano che lavorava lì? O uno che avrà la sua vita cambiata.

Pensi a te che dicevi prima del concerto “madó Darlington County” e la senti con Honky tonk woman e pensi a quanto tu abbia detto nel viaggio d’andata che Born in te USA é un disco grosso, coi suoni brutti, ma con le canzoni più belle e coi testi più belli.
Ed ecco working on the highway con Bruce che pare Cash prima e poi fa la mossa Presley con l’anca, e la pioggia.
E Springsteen che urla You are fucking die hard ma a quel punto a te l’acqua esce dai boxer, e non ci fai più caso, non distingui il bene dal male, e ritrovi la strada per la macchina, a culo. A solo culo.
Stessa tattica calcistica del ritrovarsi la maglietta presa al merchandise nello zaino, “perché boh, ho delle sensazioni strane su questo concerto”.
Ecco bravo gioca al Lotto la prossima.
E la via del ritorno e gli autogrill in tenuta anti sommossa e il pensiero che il mondo (é un’ovvietà) ma fa schifo ed é pieno di fregature, ma c’é Bruce, e per tre ore e da 24 anni uno ci fa un po’ meno caso

2 pensieri su “and these badlands start treating us good

  1. Pingback: We carry the fire « JunkiePop

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