Una cosa del tutto differente

Un giorno, di luglio, bollente. In cui persone che vivono a Londra, in Lombardia, a Roma, a Ravenna decidono che sarebbe fico vedersi, dopo tanto tempo.

Byron
Il pranzo di JunkiePop è tipo il pranzo di ferragosto e infatti alle 10 di mattina fanno 38°C all’ombra. Ritiro Matteo in aeroporto e con mio fratello alla guida raggiungiamo il centro di Bologna. Breve colazione con krapfen e tè freddo perché a Londra certe robe ti mancano tanto che non ti ferma nemmeno la possibilità che la crema sia avariata per via del caldo. Poi arriviamo alla fontanina del Nettuno (devo altro pensi che ci si trovi in centro a Bologna?!) e noti due tizi in All Star e magliette con la faccia sospetta. Uno di loro ha sul bicipite un tatuaggio di Watchmen e l’altro sull’avambraccio una frase da Mad World, e lo sai che non si può sbagliare, sono Ale e Davide e in due fanno un braccio da uomo perfetto. Abbracci sparsi, arriva anche Mattia M e si va a piedi al Pratello (dove, nel caso, c’è il carcere minorile). Giorgio arriva in macchina con Paolo, Emiliano emerge in treno dalla foschia di pianura, trovano Francesco e signora, che meno male mi aiuta ad abbassare il coefficiente di testosterone che c’è nell’aria. (I Junkies presenti al pranzo sono tutti maschi.) Manca solo Mattia C, depositato per sbaglio dall’altro lato della città; e vabbè che Bologna è piccola, ma venti minuti a piedi con 42°C, arriva che sta per stramazzare al suolo.

GiorgioP
Per vari motivi appena vedo il cartello Bologna mi prende un senso a) di gioia b) di angoscia. Il b) è per fattori personali ma basti sapere che a me un pochino sta cosa di vederci a Bologna (perché Bologna? perché arrivava Valido da Londra, Irene stava lì e non ultimo a Farabegoli pesa notoriamente il culo). Siamo partiti alle 8 e mezza da Roma, in un caldo di Cristo, io parlo in macchina con Paolo SOLO di calciomercato del MILAN, manco della Roma. Va a capire perché. Quando arriviamo al Nettuno dico “o sono morti o si sono spostati”. Era la seconda. Emiliano arriva stancamente dalla stazione e mi minaccia che se non lo riporto a Roma per la finale dell’Italia m’ammazza. A me che notoriamente poco me ne frega. Arriva con il Dogui della riviera romagnola (Farabegoli) e gentile signora. Io già rido e sudo tantissimo. Pare di stare in Marocco ma è Bologna. Ci incamminiamo per via Bassi dove Irene ci viene incontro, che io a via del Pratello una volta sapevo arrivarci, e ora forse ho rimosso.
Il pranzo è “una cosa del tutto differente” dai soliti pranzi, persone che non avevo mai visto ma con cui parlo tutti i giorni, altri che non vedevo da un anno, altri che vedo tutti i giorni, le figurine di Scarlett date a Ghibo con tutto il tavolo che guarda e l’aneddoto Sara Tommasi a due voci (mia e di Colas, che voglio dire, è stato effettivamente qualcosa) e le portate che sono instagrammate per cui a un certo punto sembrava che tutto il mondo stesse mangiando tortelli, i tatuaggi bellissimi di Ale Doni e Mattia Cappelletti che porta anche una rivista d’arte a cui ha collaborato che dà a me Irene subito un’idea che poi vedremo, gli gnocchi fritti spazzolati a tutta tavola da Kekko (a cui mancava solo gridare “questa è Sparta).
Una cosa del tutto differente, insomma

ale-bu
“Ciao Mamma, come va?”
“……..”
“Sìsì, tutto ok, saluta anche papà…ascolta, va che non vengo a pranzo da voi domenica…vado a Bologna…sì, lo so che è caldo…vado a conoscere gli amici dell’internet…sì…no…calma…sì, lo so che ho 32 anni…no, non è che…insom..aspet…fer..no, giuro, non è come quella volta dei vampiri*. questi sono normali, non si mascherano. tranquilla. sì, ti chiamo quando arrivo.”

In effetti non c’era nessuno mascherato. Tranne l’ignaro sconosciuto che in stazione sfoggiava un cappello elegante terribilmente simile a quello di Ghibo, e per questo si è beccato 5 minuti di pedinamento e un goffo tentativo di approccio. Rispondendo con un sempre elegante “cazzo vuoi?”. E le due statue umane che hanno litigato prima tra di loro e poi con un solerte tutore dell’ordine, giunto a sedare l’alterco a bordo della più piccola macchina dei Carabinieri mai vista.
Ad ogni modo, maschere a parte, Davide l’ho trovato, e con lui siamo riusciti a beccare anche tutti gli altri. Che detto così sembra semplice, ma se non li hai mai visti in faccia e l’unico contatto che hai è quello di Twitter lo è molto meno. Fortunatamente a mezzogiorno con 40 gradi i dintorni del Nettuno non pullulavano di gruppetti di persone intente a sudare anche le birre del 2011 e a scrutare l’orizzonte come novelli Magellani (plurale di Magellano) sulla terra ferma.
Insomma, tra mille difficoltà ce l’abbiamo fatta. Abbiamo recuperato i ritardatari. Grazie a Irene abbiamo trovato il ristorante. Abbiamo parlato di cinema, fumetti, serie TV, concerti, basket NBA. Paolo non sopporta molto il peperoncino. Giorgio mi ha insegnato il fascino della parola “mariuolo”. Sono tornato a casa con un sacco di appunti mentali e un po’ di bei ricordi, che la temperatura polare dell’Italo ha contribuito a mantere intatti. Quasi quasi ero anche riuscito a contenere la mia disprassia e ad evitare figuracce, che quando conosci delle persone per la prima volta vorresti fare una buona impressione. Poi mi sono fatto beccare con la patta aperta mentre mangiavo una granita all’anguria. E sono diventato dello stesso colore dell’anguria.

*riferimento al raduno dei vampiri brujah di ExtremeLot. Modena + Roma. 1999 o giù di lì. Che in un periodo in cui le bestie di satana erano parecchio di moda e l’internet molto meno aveva regalato un weekend di sacro terrore ai miei genitori.

ghiboebd
Io lo dico: non vedevo l’ora che arrivasse il pranzo Junkiepop. Ecco, sì. Anche se quella mattina Bologna sembrava davvero il 15 d’agosto e la coppia che avevo formato con Ale per andare verso il Nettuno ci faceva sembrare Gigi e Andrea in Acapulco, Prima Spiaggia A Sinistra, io ero contento. Faceva un caldo fortissimo, appunto, ma fra coniugi che si menano davanti alle vetrine e mimi che danno di matto io e il ‘mariuolo’ siamo sopravvissuti fino al checkpoint dove abbiamo incontrato Irene, Fabrizio e Matteo, che ci riconoscono grazie ai tratti tipici del Junkiepopper medio. Dopo un po’ è arrivato anche Mattia M, poi un po’ alla volta tutti gli altri mentre eravamo già andati a godere dell’aria condizionata del ristorante. Lì le mie gambe sono entrate nella twilight zone incontrando l’ostacolo di non una gamba del tavolo a rompere i maroni, ma bensì due. Roba che se la raccontassi in giro nessuno mi crederebbe, così come quando riporto la gag dell’omino che si vestiva da sedile di Kitt in Supercar (MattiaM o Matteo, non ricordo di preciso chi di voi l’ha detta ma ogni volta che vedo la foto dell’omino imbragato da sedile rido davvero tanto). A tavola il vero argomento di discussione è stato Sara Tommasi, non vorrei mai che chi leggesse questa cosa pensi di noi come un simpatico gruppo di intellettuali che si ritrovano con cadenza regolare a parlare di cose serie. C’era qualcuno in infradito e qualcuno con la patta dei jeans aperta, i romani sono scappati via dopo il pranzo per vedere la partita – ‘cazzo, a sapere che sarebbe andata a finire così saremmo potuti rimanere tutti assieme a far delle chiacchiere’ – mentre qualcuno è rimasto a fare due passi per digerire e godere dei salutari 40 gradi del primo pomeriggio. Ne facciamo un altro, vero?

unavoceacaso
Ma per dio, avete idea di quanto sia difficile spostarsi da Buguggiate? Quando nella mail dicevo che per me qualsiasi posto per il pranzo valeva lo stesso intendevo dire che, a meno che si fosse fatto nel giardino di casa, avrei avuto comunque problemi a muovermi. Bologna equivale ad Atlantide quando abiti a Buguggiate. Insomma il viaggio totale da 4 ore e qualche quarto d’ora ha compreso, nell’ordine, macchina – treno – metro – treno – bus – piedi. Piedi, come già detto da Irene, che mi hanno portato da un capo all’altro della città sotto una quarantina di gradi in venti minuti mentre pensavo alla bellezza della parola “bisettrice” e al desiderio delle sostanze “acqua” e “tortelloni”. Il mio arrivo all’Osteria invece fa pensare ai già presenti che non avranno più occasione migliore per usare la parola “trafelato”, oltre a “stronzo” per il mio ritardo, invece tutti sorridono.
Che bello. Vengo premiato per l’impegno quindi messo a capotavola di fianco alle uniche due donne presenti, Melissa e Irene, che andrebbe premiata a sua voglia per il coraggio di abbracciarmi fortissimo nonostante il sudore (mio).
Credo di non spoilerare niente dicendo che il pranzo va che si mangia, si parla e si ride. Posso aggingere poco e un’altra cosa già detta è che l’aneddoto di Emiliano su Sara Tommasi monopolizza il pranzo quanto quelli di Ale e Irene rispettivamente sui raduni di vampiri e di tumblr monopolizzano il gelato postprandiale.
Valutate le categorie Partecipanti, Argomenti trattati, e Costumi, la classifica è la seguente: raduni JunkiePop > raduni di vampiri > raduni di tumblr.
Davide ne facciamo quanti ne vuoi ma d’autunno a Buguggiate, vi prego.

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6 pensieri su “Una cosa del tutto differente

  1. @ghiboebd; cmq il video di supercar l’ho citato io. una volta che ne imbrocco una! :D
    e visto che me l’hai fatto tornare in mente, lo metto a disposizione del grande pubblico.

    Ci vorrebbe un JPpranzo alla settimana. ;)

  2. oh ma io il peperoncino lo adoro.

    ma quello era un attentato bello e buono altro che peperoncino! :)

    è finita che io e colas siamo arrivati trafelati a casa sua 3 minuti dopo il calcio d’inizio solo perché ho guidato al ritorno senza nemmeno UNA sosta. nazionale bastarda.

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